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giovedì 24 marzo 2016

Migranti ed economie europee, terrorismo e paure, cosa ci mettiamo sulla bilancia?

Da tempo sono pesi insistenti ogni volta che la cronaca riporta sbarchi di migranti e morti, atti terroristici e morti.
Io non voglio piangere morti e sono certa che nemmeno tu.
Vogliamo piuttosto politiche risolutive, che non lo sono.
Non so nemmeno se la recente decisione assunta al vertice Ue del 17-18 marzo sulla crisi migratoria, e le priorità economiche conseguenti, possa portare vantaggi a quel troppo lungo processo di controllo dei flussi. Il ruolo della Turchia in merito, che Martin Schulz considera partner fondamentale, ha forse trovato un passaggio se lo stesso Schulz ha sottolineato non la dipendenza dalla Turchia ma la collaborazione perché la Grecia possa sentirla come “paese terzo sicuro”.  Ma c'è anche il problema di Giordania e Libano, che insieme accolgono 2,9 milioni di profughi, un limite che non consente più deroghe. 
Il controllo dei flussi è una "conseguenza" del fenomeno migratorio abbastanza complesso ed incrocia ineluttabilmente le economie europee, in una fase estremamente delicata, e le economie mondiali che modificano i propri punti di riferimento
Inoltre qui non si tratta di accogliere tutti! Attenti, non si nega il principio dell’accoglienza, il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker lo ha sottolineato, chiudendo una fase decisoria di quel piano che era iniziato in novembre del 2015 e si era vivacizzato dopo la dichiarazione  UE-Turchia del 7 marzo. Qui si tratta di non fare di tutte le erbe un fascio confondendo  economie e diritti. C’è un flusso migratorio irregolare che va fermato, e non solo quello che passa dalla Turchia,  anche perché su questo giocano i trafficanti di esseri umani come pure i business dell’accoglienza.
   Ci sono quelli che chiedono asilo e i rifugiati, ma ci sono anche altri, irregolari, che non hanno titolo ad essere accolti e spesso non si sa nemmeno chi siano. Intanto per disciplinare il problema noi europei investiamo in questo momento in Grecia ben 4000 funzionari, guardie di frontiera, esperti in materia di asilo e interpreti. I migranti irregolari in viaggio dalla Turchia verso le isole greche dovranno tornare in Turchia.
     Il tema continua a dibattersi, oltre al Forum europeo già previsto in aprile, a Palermo alla fine del mese in un convegno sul ruolo della criminalità organizzata nei flussi migratori e nella tratta degli esseri umani.
       Sul fronte è molto viva l’allerta Isis. Collegata o collegabile? Forse. Abbiamo i fatti più recenti di attacco alle città europee e le minacce dello Stato Islamico di nuovi attentati in Europa.
     Un clima davvero confuso e non solo dal fumo delle esplosioni. Il premier belga Michel dice: “Quello che temevamo è accaduto”. Eppure è ipotizzabile che aumenti il già alto numero dei foreign fighter in Belgio, specie al rientro dalla Siria di ragazzi delle banlieue brussellesi, le periferie a rischio come succede in tutti gli altri paesi europei. I timori sono diffusi, ma come si fa a prevenire le trame nell’ombra?
Il terrore è programmato con mezzi che da qualche parte si trovano e continuano ad essere trovati, l’Isis si arma, e se non è Isis sarà una nuova cellula ma le armi le hanno. Il terrorismo è anche globale e seminare la paura, abbiamo constatato da quell’11 settembre, non è impossibile.
Per questo io sostengo che l’accoglienza è solo un effetto delle migrazioni e se veramente si volesse affrontare la radice del problema, si dovrebbe costruire un sistema di economie solidali. Non solo la cooperazione delle intelligence per curare il virus esistente, ma anche una politica comune che consenta lo sviluppo dell’integrazione delle economie in quei paesi da dove parte la gente disperata e dove si nutrono gli esaltati.
Non si vince mescolando gli uomini come le carte di un mazzo, tentando di trovare semi e figure combacianti  in un gioco a caso. Non è piangendoci sopra o sollevando i pietismi di turno che si cambia mazzo.
In gioco sono gli equilibri sociali tra i Paesi senza i quali le guerre continueranno proprio contro i diritti dell’uomo nella sua terra. Il potere continuerà a calpestarli con qualunque mezzo.

Maria Frisella

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