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mercoledì 30 marzo 2016

L'Italia non ha più cultura

Eravamo famosi per essere un popolo di grandi artisti, filosofi, poeti e letterati. L'arte e la cultura erano sempre stati il nostro pane quotidiano. 

Ebbene partendo da questa contingenza fa male apprendere quanto nelle scorse ore ha diffuso l'Eurostat: ovvero, l'Italia è ad oggi il paese dell'Unione Europea che meno investe in istruzione. 
I dati parlano chiaro: siamo la nazione all'ultimo posto della Ue per quanto riguarda la percentuale di spesa pubblica destinata all'istruzione: l'anno preso a riferimento è il 2014 e la cifra stanziata per l'istruzione è stata il 7,9% a fronte di una media Ue del 10,2%. 
Peggio di noi ha fatto solo la Grecia con riferimento ai soldi destinati alla cultura. Altra nazione che, come l'Italia, è la culla della cultura europea e occidentale.


Ultimi in Europa per quanto riguarda la percentuale di spesa pubblica da destinare all'istruzione e penultimi per la cultura. La percentuale è stata calcolata partendo dagli investimenti che il Governo italiano ha effettuato nel settore dell'istruzione in riferimento all'anno 2014. 
Questa cifra è risultata, tra l'altro, essere inferiore rispetto a quella del 2013. Restando sull'istruzione, l'Italia ha dimostrato di spendere di più nell'istruzione primaria, al punto che questo dato risulta essere in linea con la media Ue.
L'indicatore scende sensibilmente parlando di istruzione secondaria, e crolla in riferimento all'istruzione terziaria, vale a dire istruzione universitaria, post universitaria e ricerca.


Il dato diffuso dall' Eurostat probabilmente non avrà destato troppe sorprese; e questo è un aspetto negativo perchè testimonia la nostra abitudine a vedere cultura e istruzione relegate in fondo. 
D'altra parte è da decenni che la cultura è andata progressivamente a sparire dai programmi dei vari governi che si sono succeduti; ogni volta che c'è l'esigenza di fare cassa si finisce con l'effettuare tagli alla cultura.
"Con la cultura non si mangia" è il mantra che viene ripetuto in questi casi; e che, se nell'immediato può avere anche aspetti veritieri, non tiene conto del lungo periodo dato che continuando ad effettuare tagli su cultura e istruzione si finisce, nel tempo, con il provocare danni incalcolabili alla società. 

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