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mercoledì 9 marzo 2016

Lavoro poco, ma chiacchiere tante...

Voucher nel 2013: 36.000.000.
Nel 2014: 69.000.000. 
Nel 2015: 115.000.000. 
Lo comunica l’INPS. Cifre che nascondono un miliardo di euro di “finti stipendi” autorizzati dalle leggi vigenti. E’ in questi numeri la grande truffa ai diritti dei lavoratori. Dentro il “ buono lavoro “ ci sta retribuzione, contribuzione ed annessa truffa al lavoratore che, molte volte, accetta di dire, in caso d’ispezione, che è quella l’ora retribuita dal Voucher.
Anche se è giunto alla quarta ora di lavoro e sa che le tre precedenti saranno retribuite a nero. Con il Voucher puoi pagare il barista come l’insegnante, il postino come il professore universitario. Tutti quindi. Legittima e legalizzata rapina statale ai diritti dei lavoratori. In Sicilia abbiamo un aumento dell’utilizzo del buono del 97% in dodici mesi. Ed addio a ferie, maternità o malattie retribuite. Lavori di più e guadagni di meno. Aggiungiamo gli effetti del Jobsact, della truffa ai giovani che diventano tutti apprendisti con “Garanzia Giovani” che porta con se l’illusione di un assunzione al termine dei sei mesi di lavoro, vero lavoro, a 500 euro mensili.
Migliaia di lavoratori, retribuiti dall’INPS, i cui datori di lavoro stanno creando una voragine nei conti dell’Istituto e che, quindi,  stanno seminando la loro impossibilità ad arrivare ad un percorso pensionistico da raccogliere alla fine della vita lavorativa. Aggiungiamo la decontribuzione per i nuovi assunti che darà, anch’essa, il suo colpo alle casse dell’Istituto ed abbiamo il quadro desolante di come l’esplosione dell’INPS sia un fatto conclamato e soltanto spostato nel tempo. Tutto questo per avere dei dati che, dopando le statistiche, permettano al ministro di turno di reggere il moccolo della falsità al presidente del consiglio in carica. Con grande tristezza dei giuslavoristi che non riescono a prendere una sala per tenere un contro convegno che dica cose vere. La Corte dei Conti produce carta su carta zeppa di allarmi ma non viene presa in considerazione. Abbiamo creato una terza classe di lavoratori che si situa tra i disoccupati e gli occupati: i mal occupati mal pagati.
Assistiamo inerti al conio di neologismi che sono tutto un programma:
lavoro agile/smartwork; lavoro intermittente; lavoro ripartito; prestazioni di lavoro accessorio; coworking…
Insomma il legislatore è tutto teso ad indorare la pillola anziché elaborare una cura efficace. E prende tempo, tanto sa che chi non è d’accordo è soltanto un gufo.

Carlo Mocera



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