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domenica 13 marzo 2016

La Cultura ha regole?


LA PRO-VOCAZIONE DELLA CULTURA.
Possibile capirne il senso?

 Sempre più ci si appella e si utilizza il termine “cultura” e mi chiedo quali siano i significati che si attribuiscono a tale grande contenitore.
Che cosa c’è dentro e di cosa si tratta?
Non sembri un esercizio inutile perché la cultura, con il mutarsi delle condizioni che oggi la trovano tutelata dalla politica,   trasforma ed orienta, guida e include.
      Di generazione in generazione si apprendono elementi nuovi dovuti a nuove esperienze che si mescolano dinamicamente a conoscenze e pratiche ereditate, puntando su reazioni e scoperte differenti nell’esercizio dell’adattabilità.
Ma mi chiedo se si possiede chiarezza del patrimonio culturale che, in quanto patrimonio, costituisce lo zoccolo duro della cultura e se insieme si ha consapevolezza delle innovazioni che scardinano i pregiudizi e dirigono il senso a immagini future già presenti.
Definirne il senso è a mio avviso prioritario.
Eppure la politica, che in-duce le attività di governo, cosa intende per cultura?
       Vi ricordate? 
Con Giovanni Spadolini nel 1974 fu istituito per la prima volta il “Ministero per i Beni Culturali e Ambientali”: si sarebbe garantita così la amministrazione  del patrimonio culturale e dell'ambiente per tutelarlo. 
      L’aspetto essenziale che mi viene subito da considerare è che si tolse al MIUR (Ministero della Pubblica Istruzione) la materia  relativa a  Antichità e Belle Arti, Accademie e Biblioteche,   come si tolse alla Presidenza del Consiglio dei Ministri  la Discoteca di Stato, l’editoria libraria e la diffusione della cultura.
     
       Ancora nel 1998 fu istituito un nuovo “Ministero per i Beni e le Attività Culturali”,  aggiungendo  le competenze in tema di attività dello spettacolo ma anche dello sport e dell’ impiantistica sportiva.
       Queste due ultime poi,  nel 2006,  furono  delegate ad un nuovo “Ministero per le Politiche Giovanili e Attività sportive” che, con il regolamento approvato nel 2009, riorganizzava gli Uffici ministeriali con il compito di  tutelare e fruire del patrimonio culturale nazionale.
Si chiedeva efficienza e razionalità.
        Nel 2013, con il governo Letta, si aggiunse il turismo che rientrò nella denominazione “Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo” (Mibact) ed al suo interno fu regolamentato, nel 2014, l’Organismo indipendente di valutazione della performance.
     Ecco comparire il concetto di misurazione delle performance, con l’intento di relazionare annualmente anche alla Corte dei Conti e all'Ispettorato per la funzione pubblica, o tempestivamente in caso di criticità, su ogni aspetto che riguarda:
  1. il funzionamento complessivo del sistema della valutazione, della trasparenza e integrità dei controlli interni e delle amministrazioni pubbliche(CIVIT);
  2. i processi di misurazione e valutazione e utilizzo dei premi, secondo quanto previsto dal Decreto Lgs. 150/09, dai contratti collettivi nazionali, dai contratti integrativi, dai regolamenti interni all'amministrazione, nel rispetto del principio di valorizzazione del merito e della professionalità;
  3. le proposte di valutazione annuale dei dirigenti di vertice e attribuzione ad essi dei premi;
  4. la performance la cui Relazione  viene pubblicata sul sito istituzionale dell'amministrazione.
Si affollano linee guida, metodologie e strumenti predisposti dalla CIVIT, obblighi relativi alla trasparenza e all'integrità attraverso i risultati e le buone pratiche di promozione delle pari opportunità.
     Mi sono chiesta se il problema oggi è trovare le coerenze e le organizzazioni correlate ai compiti, insomma individuare chi e con quali responsabilità porta avanti la propria funzione in direzione dell’orientamento comune in ordine a “cultura”! 
Sembra evidente una certa difficoltà se nel 2014 l’allora ministro Franceschini ha ripristinato i comitati tecnico-scientifici il cui funzionamento è assicurato dalle competenti direzioni generali, le cui materie sono articolate in:
  • comitato tecnico-scientifico per i beni archeologici;
  • comitato tecnico-scientifico per i beni architettonici e paesaggistici;
  • comitato tecnico-scientifico per il patrimonio storico, artistico ed etno-antropologico
  • comitato tecnico-scientifico per gli archivi;
  • comitato tecnico-scientifico per i beni librari e gli istituti culturali;
  • comitato tecnico-scientifico per la qualità architettonica e urbana e per l'arte contemporanea;
  • comitato tecnico-scientifico per l'economia della cultura.

L’ ultimo mi incuriosisce molto.

      Se ne potrebbe desumere che il patrimonio culturale si identifica solo nelle materie di cui si occupano tali comitati?
        Ma intanto una voce letteraria, quella di Stefano Benni, nel rifiutare il premio De Sica nel 2015, denunciava: “Come i governi precedenti, questo governo….. sembra considerare la cultura l’ultima risorsa e la meno necessaria”. ...
"Tagli a tutto il settore, mentre la tv di Stato continua a temere i libri. Esecutivo rifletta se vuole continuare in questo clima di decreti distruttivi e improvvisati, privilegi intoccabili e processi alle opinioni"   ( Fatto Quotidiano. 29 settembre 2015)
        
      Commento duro. Cultura dispersa?

Maria Frisella

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