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mercoledì 30 marzo 2016

L' ennesima


Madre Natura ovvero il Numinoso

(stralcio del saggio Giuseppe Bonaviri poeta e scrittore del Paradiso)

La Grande Madre che dà senza chiedere nulla in cambio, fa presa su Giuseppe che da essa astrae forme, colori e sinestesie. Madre Natura sempre in gloria, onnipresente nelle opere di Bonaviri insieme alle forze cosmiche che si dividono il creato in parti uguali: bene e male. Come il giorno e la notte. 
Il macrocosmo del male sovrasta le forze pacifiche che soccombono perché i tempi delle virtù sono più lunghi e più difficili: il tempo dell’uomo non è il «tempo biologico» di madre natura e i malefici colpiscono i singoli generando sventura, povertà e misera. Il destino è sopratutto impietoso, il meccanismo mortifero sovrasta la vita, una parentesi soprattutto inutile, superflua per l’enormità di fallimenti ed epiloghi disperanti. Quindi, Bonaviri instaura la vandea della Natura. Crea gli antidoti. Oppone alla morte le deità del suo genio letterario che si adopra come scienziato, come poeta, come medico, come mentore di amici e parenti scomparsi, dei quali non disperde la memoria trasfigurandoli in eroi sociniani dell’umanesimo e dell’amicizia sui quali cadde prematuramente la scure della morte.
Scrivendo così, l’iperbole Giuseppe Bonaviri è sempre nel mondo e nel tempo di uno stato di grazia personale che fu bucolico, istintuale, spensierato, ludico e amicale, ingenuamente edonistico, ma soprattutto libero. Un pleroma vaporoso di certezze platoniche, ossia, come disse un altro superbo siciliano, Bent Parodi di Belsito, «plotiniane». Le iperboli di Bonaviri, sono le [crono]storie di un «sema» esistito esclusivamente nel suo endocefalo «frontolimbico», a quanto pare, la sede cerebrale del numinoso. Come dice la Bibbia, una interiezione casuale e estiva, un evento esaltante ma implicito alla Natura dato che «l’occhio vede perché è solare» secondo un procedere millenario e simbionte che si struttura dal grande al piccolo.
Proviamo a immaginare una Terra figlia del cosmo, una biosfera che funziona da superorganismo autoregolante, e Adamo figlio della vita, specchio sinottico della biosfera e sintesi estrema della natura naturata in strutture cerebrali e forma antropomorfa. In una parola: evoluzione. Tutto si compone dal tutto, il Sole è l’energia, il tempo è l’architetto. A questo punto, colto l’attimo del pleroma, l’estasi scorre come una linfa rarissima, una vera e propria ambrosia capace di «materializzare» l’intercotidale esoterico che fra terra e cielo ospitò per caso  Giuseppe, dove sostò avvolto nella noosfera, nel pensiero del mondo con la grammatica e la sintassi della vita, la declinazione paradisiaca dell’Uomo e la complessità della perfezione. In quell’attimo e in quelli successivi fu la catarsi del numinoso. Dunque, noosfera che struttura la forma psichica, e non viceversa. Il positivismo «dell’oltre» è trascendente; e Bonaviri lo coglie nell’attimo casuale, in un «carpe diem» che glielo rivela e converte Giuseppe al nuovo modo di «pensare» la brutale realtà quotidiana della quale teorizzerà i paradigmi dell’estasi. Insomma, l’occhio ha capito come fa a vedere la luce che non solo ascende nella mente,  ma calca il cervello e stura il suo stile magico. In altre parole, il titolo di questo saggio, la cosmogonia di Bonaviri scrittore e poeta del Paradiso
Allora, non meravigliamoci più, se narra la costante epifania dell’anima scrivendo stesure ultraumane. Le argomenta dal numinoso. Non solo il cronotopo dell’esperienza assurto a paradigma di perfezione concettualizzata, ma piuttosto l’ipostasi del concetto di «male» dedotto a contrario e poi descritto, alluso, intuito, identificato, forse è meglio dire, isolato dal «bene», l’intima sostanza di cui è fatto il numinoso elevato a paradigma e concezione del mondo.
Grazie per l'attenzione, marzo 2016
l'Autore: Marcello Scurria

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