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giovedì 3 marzo 2016

IL DUBBIO E' SCOMODO MA SOLO GLI IMBECILLI NON NE HANNO.

Francois Voltaire: Il dubbio è scomodo ma solo gli imbecilli non ne hanno.

Da ottant’anni non facciamo che abituarci ad ogni più grande dolore. Invece, ai disastri non dobbiamo abituarci, ma dobbiamo reagire con la saggezza necessaria a normalizzare ciò che è già divenuto intollerabile riflettendo su come salvare il salvabile. Subito.
Che ingenui siamo stati: basta sfogliare un giornale di cinquant’anni fa per renderci conto dell'odio che anima fino allo spasimo i nostri governanti dediti a distruggere. Come se non ci fosse nient'altro da capire, per costoro il mondo è bianco o nero, è buono o cattivo, è cristo o anticristo. Ma la vita è cosi banale? Chiediamocelo, perché la velocità del nichilismo politico ci toglie le scarpe mentre camminiamo e va a razzo dopo averci lasciato a piedi nudi. Il guastatore si affanna a dare un nome ai colpi e a istituzionalizzare le botte ai  cittadini, gettati a forza nel pozzo delle complicazioni angoscianti che li rendono ottusi, incapaci di reagire.
Nuovi pugni e manrovesci picchiano i figli più intelligenti di un presuntuoso che mena bastonate, certo d’essere assolto dalla legge che inneggia all’ipocrisia da quando la fanfara delle grandi occasioni suona per lei. Beh! Svegliatevi. Dobbiamo fare in fretta, dobbiamo far regredire l’eccesso fino a ridurlo un male gestibile, dobbiamo normalizzare l’incontrollabile.  
L’ipocrisia è un virus patogeno che agogna la pandemia. Fetecchia su fetecchia, il nichilismo soffia sulla gente come il fuoco spinto dal vento devasta una foresta. E mentre muore lentamente, si inquinano le falde acquifere, siamo soffocati dalle polveri sottili, si alienano intere città, si fa strage di animali, pesci e mammiferi marini, si lasciano cadere a pezzi monumenti e siti archeologici, si defogliano i giardini e si prosciugano le vasche e le fontane, si ipoteca la storia della bellezza perché sparisce la sua peculiarità e il futuro delle generazioni è già cenere molto prima di cominciare. Quel poco che resta del creato, poca cosa anche nella memoria degli anziani, attende che l’inconscio collettivo faccia il miracolo annunciando la resurrezione del pensiero! Ma attenzione, perché la speranza che fa morire gli speranzosi è questa.  Infatti, siamo molto malati e nessuno dice, tranne me, che la speranza è il successo di chi non muore prima.
Ci sono troppi coproliti al potere; una enormità; e i mafiosi passano al setaccio quello che resta della man bassa. In  parole verdi ed ecologiche i bastoni possono farsi in un miliardo di maniere senza radere al suolo una foresta come chi ha sete di un bicchiere d'acqua non ha motivo di svuotare l'intera damigiana.
L’innato senso della misura coglie subito il senso della parsimonia necessaria alla cosa pubblica. Invece, il potere emetico fomenta aporie e pregiudizi scusando i farabutti che dissimulano l’immane spreco di tempo e denaro, almeno quanto la schizofrenia sociale è involontariamente complice della corruzione che mira all’inconcludenza e all’insulsaggine dei popoli.
Questo potere che vive per mangiare invece di mangiare per vivere, non ha orizzonti e il legislatore stende articolati adeguati a misurare lo scombussolamento sociale e dargli un prezzo.
Grazie per l’attenzione, marzo 2016
     Marcello Scurria



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