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lunedì 14 marzo 2016

GIOVANI PALERMITANI, CHE NON SI ARRENDONO

Buongiorno a te amico di facebook che hai deciso di leggere questo mio lunghissimo post. In questo momento, mentre tu mi dedichi pochi minuti della tua giornata, io mi sto sottoponendo ad un intervento alla colonna un po’ noioso ma non credo di morire … anzi non morirò. Quando uscirò da qui (minchia friddu (trad.”freddo”) na sta sala operatoria), potrò tornare a vivere la mia vita, o quanto meno riprendere la mia autonomia che in questi due mesi ho quasi completamente perso.
Vedi, l’ernia al disco, almeno nei casi piuttosto seri come il mio, è una patologia invalidante ma incompresa: molti di noi hanno avuto o hanno dolore alla schiena per le più diversificate ragioni. L’ernia al disco lombare è qualcosa di più: è come se una spada di fuoco di penetrasse dall’osso sacro fino alla punta del piede ed avesse una vita propria, dedicata ad impedirti qualunque tipo di movimento; già, perché quando stai fermo immobile si placa (alle volte) ma se capisce che hai intenzione di sgranchirti, si risveglia in tutto il suo dolore. Quante volte, in questi due mesi ho chiesto di avere tagliata la gamba! Quanti farmaci presi, terapie andate a vuoto, speranze disperate e soprattutto svegliarsi al mattino (sempre che la notte si dormisse) e vedere che il mondo andava avanti mentre io rimanevo fermo, immobile, detenuto in quel letto. Cosa fare allora? La scelte erano sostanzialmente due, o deprimersi (ammetto che mi è capitato molte volte) o inventarsi le giornate. Ho deciso di costruirmi le ore sperando che passassero presto. Ho letto tanto, ma su questo tornerò fra un po’. Scrivevo sul mio quaderno verde progetti più o meno realizzabili ma immaginavo di realizzarli o quanto meno pensavo come e se si potessero realizzare. Studiavo argomenti di diritto e di economia che più mi appassionavano; ho creato una pagina su facebook per condividere le mie idee su come migliorare la mia città. Insomma mille cose per trascorrere le giornate nel modo più divertente e veloce. Tuttavia, come ho detto prima, la vera compagna è stata la lettura. Ho ripreso dei classici che ai tempi scolastici non ho gradito perché li ritenevo lontani dalla realtà e invece da adulto li ho notevolmente rivalutati. Il gattopardo, maschera sempre attuale della nostra terra siciliana. Se il mondo potesse solo immaginare di entrare nella nostra cultura, capirebbe che la Sicilia non può cambiare perché se lo facesse crollerebbe un secondo dopo. Il nostro è un equilibrio instabile ma eterno e non sarà certo facile cambiarlo. La Sicilia del Gattopardo è la Sicilia dell’Unità d’Italia e prima del regno borbonico mentre la Lombardia di Manzoni ne I Promessi Sposi è quella del 1600. Ciò che mi ha stupito è l’assoluta accomunanza di cultura e risoluzione dei problemi seppur con duecento anni di differenza: vedi cosa intendevo dire? La Lombardia è andata avanti e la Sicilia è rimasta sempre indietro. Le famose “Soverchierie” di cui parla Manzoni sono quelle che oggi si chiamano intimidazioni, estorsioni, pizzo e minacce … più o meno mafiose. Invito davvero tutti a leggere questi due capolavori e riflettere sulle mie parole. NON HO ANCORA SCRITTO NULLA SU FB? CERTO, SONO ANCORA QUI … MA FRA POCO ESCO NON TEMETE. Nel frattempo vi racconto un episodio di questi mesi che ho condiviso poco ma che oggi sento di voler esprimere. Il giorno di capodanno, i miei cognati hanno comunicato a me e Rita la volontà di far battezzare a noi il piccolo Giulio. Non credo occorra dirvi che la gioia è stata immensa così come la gratitudine per la fiducia accordataci. Fu stabilita una prima data che saltò e ne fu stabilita un’altra che però cadde durante i miei giorni di “infermità”. Temevo proprio di non farcela e dissi a Rita di ragionare insieme a loro sul da farsi. Si pensò di farmi assistere, seppur da seduto, alla cerimonia e poi sarei tornato a casa. Era l’unica possibilità. Qualche giorno prima, uno di quei giorni in cui qualche oretta la dedicavo alle riflessioni, pensai a mio padre ed al giorno del mio matrimonio: stava malissimo e mancavano solo pochi giorni al suo decesso ma volle esserci e partecipò tutto il giorno con enorme sofferenza. Allora dissi: ma se mio padre, malato di cancro terminale, è riuscito a farcela, perché io con un’ernia al disco non devo riuscirci? Vaffanculo a tutto! Ci sarò! Ci sono riuscito e sono felice per me, per Rita, per Giulio e per tutti i miei familiari. Chiusa questa parentesi, torniamo a noi: cosa ho imparato da questa esperienza? Come sempre, ho imparato tanto: ho compreso l’enorme importanza che ha poter camminare e correre; che anche il movimento quotidiano più banale riveste un ruolo fondamentale quando non riesci a farlo; che una giornata di sole va vissuta interamente piuttosto che chiuso tra quattro mura; ma soprattutto che qualsiasi patologia che si ha, nel momento stesso in cui te la diagnosticano, si allarga, seppur indirettamente, alle persone che ti amano e ciò ti rende ancora più triste e alle volte rabbioso perché vorresti evitare a tutti questo dolore ma non riesci proprio a mascherarlo. e allora pensi immediatamente a Dio. Esiste o non esiste? Non sto qui a discettare sui massimi sistemi ed i soliti dubbi del tipo che se esiste, perché muoiono i bambini o crea certe malattie. Le vere domande da porsi sono “Tu ci credi?” e se sì “Perché devi imporre la tua fede a me, che non ci credo?”. Se tutti i credenti ragionassero così, penso che finirebbero molti conflitti sociali e politici. Vedi, amico che leggi, io sono nato e cresciuto in un contesto cattolico e più vado avanti con l’età, più mi rendo conto che non è pensabile ipotizzare un Dio da sempre seduto su un trono (banalmente: ma dove lo ha comprato e soprattutto la voglia di alzarsi un minuto non ce l’ha?) che si gira verso Gesù seduto su un altro trono e gli dice: “Beh, vai sulla terra, predica, fatti massacrare e poi torni”. Al ritorno, gli dice: “ ottimo lavoro, ora risiediti qui e quando te lo dico io riscendi e giudica tutti”. Non voglio essere blasfemo,anzi. Dico solo che dovremmo ragionare davvero su chi o cosa sia Dio per noi … sempre se esiste naturalmente. Io non lo so e se non lo sto incontrando mentre sono sotto anestesia, mi toccherà incontrarlo ancora fra un po’. Certo, però, è che tutti i sacerdoti che dicono di combattere il demonio o per esempio San Pio, che interesse hanno (avuto) nel vivere o raccontare certe esperienze pur rimanendo nelle loro stesse condizioni economiche? Io non ricordo di veggenti veri (dei fasulli non mi soffermo neppure) diventare ricchi o potenti. Allora? Boh! Da Liberale non ho certezze ma dubbi, sempre tanti dubbi. Perciò, io mi tengo la mia libertà e lascio a tutti la loro, sperando che tutti facciano lo stesso.
A proposito di liberale e liberalismo, so perfettamente che a molti di voi negli anni ho ammorbato il cervello con le mie idee. E credo di dovervi porgere delle scuse: ho spesso anteposto le mie priorità (economia, politica e altre pesantezze varie) ai vostri interessi.
Ho chiesto agli amici più o meno vicini di accettare un interesse non loro, considerandolo un’esigenza comune, quando probabilmente non lo era affatto.
La verità, purtroppo, è che il nostro mondo o, per meglio dire, la nostra società, si è convinta che tutti potessimo stare all’interno di un’enorme nave e guardare serenamente ognuno da un singolo oblò i tanti pezzettini di mare; in realtà ciò che andrebbe accettato è che ognuno debba stare sulla propria barchetta e guardare tutti insieme un unico grande mare.
ANCORA NIENTE? PAZIENZA! Infine andiamo ai ringraziamenti: inizio da mia madre, che in questi mesi mi è stata vicina, alle volte troppo, ma nonostante acciacchi e problemi ha dato una grossa mano a me ma soprattutto a Rita che è riuscita ad andare a lavoro ed organizzarsi le giornate. Un ringraziamento ai miei suoceri che, pur vivendo dall’altro lato della città, quando hanno potuto sono stati pronti a venire, farmi compagnia, cucinare. Ricordo che c’era mio suocero a sostenermi quando dopo un mese mi sono rimesso a camminare un pochino . Come non ricordare i miei amici, quelli veri, quelli che ci sono quando si ride ma corrono quando si è in difficoltà; quelli che ti sostengono come possono e non conoscono notte e giorno. Non li cito perché sanno perfettamente che parlo di loro: vi voglio bene (ma soprattutto tu, Ciccio Scaffidi, non ci fare l’abitudine ) I miei familiari tutti, che mi sono stati vicino anche semplicemente con un messaggio per sapere come stessi ed in particolare, non me ne voglia nessuno, alla mia nipotina Ambra che, un giorno, appena arrivata a casa nostra, ha chiesto di me, mi ha visto è corsa incontro e mi ha abbracciato le gambe. Grazie amore mio per la gioia immensa che mi hai dato! Grazie a tutti …. CALMA! CALMA! Prima che iniziate a sparlare un povero ragazzo sotto i ferri, so che devo fare un last but not least ringraziamento: a mia moglie Rita. Se raccontassi tutto ciò che in questi mesi ha fatto per me, non basterebbe un libro; le notti insonni ad osservarmi o a subire insieme a me il dolore e le fitte. Sostenermi nei momenti di crisi e sconforto, non mollare mai e nonostante questo riuscire a rispettare gli impegni e lavorare. Eseguire tutte le mie richieste ed esaudire i miei desideri senza mai farmi notare o sentire la sua inevitabile stanchezza. Provare a ridere e scherzare nonostante la tristezza. Ma soprattutto, una donna di 35 anni che dovrebbe godersi la vita, imboccare il proprio marito: grande donna (LEI) grande fortunato (io). Nella mia vita, ho avuto tanta sfortuna ma in questo ho avuto davvero culo! GRAZIE AMORE MIO! NON SONO ANCORA USCITO? NIENTE, DOVRAI ATTENDERE PERCHE’ HO FINITO CIO’ CHE DOVEVO DIRTI. Ah no, forse un’ultima cosa la voglio dire: “Non piangere perché è finita, sorridi perché è accaduto”. (Dr. Seuss) MA CHI? ANCORA UN NISCIVU? OH VINITIMI A PIGGHIARI CA MI STANNU FRIDDULIANNU TUTTU! Trad. “Insomma? Non sono ancora uscito dalla sala operatoria? Cortesemente verreste a prendermi dal momento che temo che mi stanno oltremodo tagliando i lembi dell’epidermide?” A parte gli scherzi, la vera conclusione la lascio fare ad Aruki Murakami: “Ogni giorno della vita è unico, ma abbiamo bisogno che accada qualcosa che ci tocchi per ricordarcelo. Non importa se otteniamo dei risultati o meno, se facciamo bella figura o no, in fin dei conti l’essenziale, per la maggior parte di noi, è qualcosa che non si vede, ma si percepisce nel cuore”.
Ciao a tutti e a risentirci o riscriverci 
Claudio Ferrante


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