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sabato 5 marzo 2016

Cominciare a scriversi, ecco cosa penso.

 Un libro è una storia infinita che palleggia tra altre storie e riporta all'ordinario ciò che sembra non comune. Accade, sì, accade ad altri ciò che pare solo un proprio angolo di sofferenza tenuto  nascosto tra le pieghe dei pensieri e ritrovato poi tra le parole di un libro.    
        Magari non si chiama come te chi soffre come te, ma è lì come fosse universale a ricordarti che sei come gli altri, senti come gli altri, piangi come gli altri.
In quel momento diventi comune.
       Ricordi come Albert Einstein era vicino alla realtà del tuo significato quando ricordava che altri uomini hanno faticato per costruirti interiormente e fuori.  
    Non è dominando l’impulso che puoi scoprire le risposte che cerchi, né rimettendo nell’oblio le emozioni che provi, le angosce della crisi che ti coglie.  
    Sei vivo se poni te stesso tra i perché fino a comprendere che la conquista del tuo sogno è la conquista di te stesso.
     A nulla serve inseguire il sogno e piangerne l’irraggiungibilità se dentro quel sogno non hai spinto te, la tua memoria, il tuo dubitare sapendo che i tormenti di una notte buia trovano luce  nel tuo giorno vissuto, purché risolto.
    Eppure senza quel libro tra le mani spesso si tarda a ricercarsi, prigionieri nella distensione del tempo.
     E capita che le parole di quel Macbeth (Atto V, Scena V)  che credevi ti incatenassero  dentro la favola raccontata dall’ idiota, denudino un uomo disperato e solo che non ha dato sintesi al rumore ed al furore:
"Domani, poi domani, poi domani: così, da un giorno all’altro, a piccoli passi, ogni domani striscia via fino all’ultima sillaba del tempo prescritto; e tutti i nostri ieri hanno rischiarato, a degli stolti, la via che conduce alla polvere della morte. Spengiti, spengiti, breve candela! La vita non è che un’ombra che cammina; un povero commediante che si pavoneggia e si agita, sulla scena del mondo, per la sua ora, e poi non se ne parla più; una favola raccontata da un idiota, piena di rumore e di furore, che non significa nulla"
Non lasciarti vivere, ecco il principio, non restare all'ombra. 
Ogni rumore, ogni furore lascia un segno, costruisce la strada, cerca i perché e le risposte che sono universali  ed il nulla è vanificato quando ciascuno  riesce a non perdersi nel silenzio di se stesso.
In fondo non si è mai unici se non chiamandosi con il proprio nome e riconoscendosi tra altre unicità.
Maria Frisella


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