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mercoledì 23 marzo 2016

Com’è possibile che nell’aeroporto più blindato d'europa sia possibile trasportare armi e bombe?

Improvvisamente ci sentiamo fragili, indifesi. Eppure non è difficile capire che un atto terroristico è piuttosto semplice da compiere, ahimè. Lasciare un ordigno in un luogo affollato non è impresa impossibile, se poi c’è chi decide di immolarsi diventa anche più facile. I terroristi, certo, non sono imbattibili ma per prevenire le loro scellerate azioni è necessario un grande lavoro di intelligence, analizzare fermenti e progetti, distinguere tra persone in cerca di speranza e folli fondamentalisti.


Quella roccaforte del jihadismo che si è scagliata a viso aperto contro i poliziotti. Inquietante anche la circostanza che Salah, dopo aver impunemente passato le frontiere, sia tornato dalla Siria nel suo habitat: abbastanza prevedibile (l’abbiamo scritto subito!) che stesse preparando qualche altra azione dimostrativa. Sicuramente la nuova strage conferma l’assoluta incapacità dei servizi segreti belgi di prevedere alcunché oltre che il fallimento del tanto declamato accordo con le altre polizie europee (non riescono a collaborare neppure con la Francia). Il problema è che Bruxelles non è una città qualsiasi, ma sede dell’Unione e della Nato. Com’è possibile che nell’aeroporto più blindato del continente sia possibile trasportare armi e bombe? Diventa addirittura patetica l’attività di sicurezza negli scali di fronte a questi episodi di totale inefficienza.

Adesso si dice che “l’Europa è in guerra”. Ma l’Europa, per non dire tutto il mondo, è in guerra ormai da molti anni: in Afghanistan, in Iraq, in Libia. E forse bisognerebbe interrogarsi sullo spartiacque dell’11 settembre dove la cosiddetta “guerra al terrorismo” ne ha prodotte altre.  Dopo al Qaeda è nato l’Isis, ma non è questione di sigle. Ed è anche ridicolo, oltre che disumano, adesso chiudere le frontiere. Perché si respinge la disperazione, ma il vero nemico da tempo è già fra noi. E può colpire impunemente.

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