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martedì 29 marzo 2016

Bello darsi addosso del democratico!

Una volta “democrazia” evocava l’immagine di giustizia ed equilibrio.
Una volta era l’idea ed il traguardo, era il sogno dei popoli liberi il cui valore veniva affidato alla sovranità. Altro contenitore per non perdere sicurezze.
Si sceglieva l’uomo che il partito dichiarava “quello giusto” e che lo stesso partito sosteneva, giusto per renderlo più forte e credibile.
Ma il partito, allora, aveva un suo tracciato programmatico che differenziava modi e obiettivi, come dire ad esempio che per il comunismo la proprietà privata era da bandire e di conseguenza si modificavano concetti, teorie, soluzioni amministrative, ipotesi di società.
Il voto poteva sembrare dunque più riconoscibile, la sovranità esercitata attraverso quello strumento poteva rappresentare una scelta di fondo.
Già ma anche allora con una sostanziale dose di illusioni!
Se è vero che è il dopo a significare il prima, quel prima è oggi tutto da ri-capire. Se il domani è affidato all’oggi, beh, occorrerebbe cancellare le illusioni e rimettere i puntini sulle “i”. 
Ma l’illusione non è quella filosofia che ti fa credere che esisti?
L’imbarazzo della scelta non può indursi a lunghi e pesanti elenchi di illusione, ma una dimensione di principio va sollevata: noi non abbiamo le idee chiare!
Confusi e spiazzati dalle ormai lunghissime esperienze politiche che hanno spazzato via coscienze e società ideali, siamo divisi:
c’è chi si ripara dal nichilismo e continua ad abbarbicarsi al potere di turno, chi è spinto a valutare solo ora e subito e dunque perde il filo, chi ha ricevuto qualche sorriso e non vuole perderlo, chi ancora crede che stare vicino al sole porta vantaggi, chi non gratta la superficie dei buoni propositi ed ancora chiama “condivisione” il compromesso e gli annessi utili, chi ritiene che votare sia un potere ma non importa di chi, chi vorrebbe esserci dentro il sistema e chi ne sta distante,  chi blandisce il suo elettorando sostenendo il proprio impegno di “servizio” contando sulla poca memoria del votante che alla fine viene utilizzato per fare carriera, c'è chi.....
Una bandiera c’è per tutti, perché alla fine siamo tutti deboli e cercando come uscirne vorremmo aprire porte inesistenti su realtà immaginifiche.
Ma quale etichetta escluderebbe l’altra? 
Quale sistema darebbe un senso a quell'etichetta?
Abbiamo imparato che l’uomo più giusto alla fine è sempre l’uomo di un partito, che il partito si associa ad altri partiti,  perché altrimenti la maggioranza non si forma, che l’apparentamento di più partiti insegue accordi del potere, che governare è un sistema, quello che le cronache raccontano con più o meno enfasi o quello che conosciamo nella vita privata sbattendoci spesso, ma indubbiamente quello fuori dal quale si è esclusi.
Il cittadino rimane l’incauto portatore del dovere di votare. Si, tanto che sentirsi assegnare un tal compito rende importanti e fieri e non importa più cosa votare!
Se poi è anche portatore di diritti essenziali, come formazione, salute, lavoro, se ne può discutere con quella onestà intellettuale che ri-conosce tali diritti e quella deprecabile ombra-alibi pronta a negarli perché soldi per questi non ce ne stanno. E’ vero, non ci stanno perché circolano in altri portafogli e se si conosce la struttura di un bilancio si sa bene che se in un capitolo non ci sono è perché non ci si mettono per riporli piuttosto in altri con-venienti. Ma se si dice che non ci sono qualcuno si accontenta!
Intanto non c’è nemmeno uno straccio di controllo anche perché, francamente, ciascun cittadino come dovrebbe o potrebbe controllare, salvo poi a ricredersi quando le tegolate della cronaca feriscono le sue sicurezze.
Eppure, che bello sentire tutti che trattano di democrazia come fosse casa propria!
Maria Frisella

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