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giovedì 25 febbraio 2016

Unioni civili, come funzioneranno le adozioni senza stepchild

Non c'è più spazio per la stepchild adoption all’interno del ddl Cirinnà sulle unioni civili. A una settimana esatta dallo stop alla discussione, Matteo Renzi ha incontrato i senatori Pd e ha comunicato la nuova strategia per arrivare all’approvazione del disegno di legge. Fallito l’asse con i parlamentari del Movimento 5 Stelle, dopo il no di questi ultimi alsupercanguro, ora il presidente del Consiglio ha scelto l’alleato di governo Ncd, disponibile a votare il testo in caso di modifiche.


Angelino Alfano ha chiesto di eliminare tutti gli articoli che, dal suo punto di vista, rischiano di equiparare le unioni almatrimonio. Il ministro degli Interni ha invocato soprattutto lo stralcio dell’articolo 5, che estende la stepchild adoption alle coppie formate da persone dello stesso sesso.

Nelle prossime ore si capirà se l’aula di Palazzo Madama seguirà le indicazioni di Renzi, che prevedono di votare con la fiducia un maxiemendamento condiviso con il Nuovo Centro Destra.
“Possiamo approvare la legge al Senato in massimo una settimana e due mesi alla Camera. È rischioso, ma l’alternativa sono la melina e la palude”, ha detto Renzi ai suoi.

Le modifiche previste sono rilevanti, tali secondo alcuni da stravolgere il provvedimento e creare nuove discriminazioniinvece che eliminarle. Senza stepchild non esiste più il Cirinnà, è quanto sostiene larga parte del movimento Lgbt.

Fanno fatica a digerire mediazioni al ribasso rispetto a una legge che molti considerano il minimo sindacale e che arriva in enorme ritardo rispetto al resto d’Europa. Politicamente, anche se Monica Cirinnà invita ad andare avanti con il maxiemendamento, la sconfitta di chi aveva sostenuto la battaglia per i diritti risulta indubbia.

Gli effetti della mancata approvazione della stepchild adoption, però, potrebbero essere limitati: chi cerca il riconoscimento della responsabilità genitoriale sul figlio del partner potrà ancora affidarsi alla via giudiziaria, seppur irta di ostacoli.

“In caso di stralcio dell’articolo 5 dal ddl Cirinnà si prospetta comunque il mantenimento del diritto in capo a chi ha una relazione stabile”, spiega Marta Rovacchi, avvocatessa di Reggio Emilia e membro del direttivo nazionale dell’Associazione italiana avvocati per la famiglia e per i minori.

“Ogni adozione, che riguardi coppie omo o eterosessuali, deve passare il vaglio del tribunale dei minori, che valuta i requisiti dei genitori”, ci racconta Rovacchi: “La differenza sta nel fatto che la precedente versione del ddl Cirinnà andrebbe a modificare l’articolo 44 della legge 184 del 1983 e agevolerebbe di molto l’adozione del figlio di uno dei due partner, seppur si tratterebbe comunque di una adozione speciale e non piena. Insomma l’ultima parola continua a spettare alla discrezionalità di un magistrato, che deve stabilire se l’adozione rientri nell’interesse del figlio“.

Con la stepchild adoption, a meno di problematiche serie o altri impedimenti, si procede all’affidamento alla coppia, con l’obiettivo di consolidare i legami familiari. Senza tutto è più complicato: la legge non dà garanzie e bisogna tenersi pronti a battaglie giudiziarie e ricorsi per ottenere una sentenza di affidamento.

Così è avvenuto finora. Per esempio nell’agosto 2014, quando il Tribunale dei Minori di Roma ha disposto l’adozione da parte della convivente della madre biologica all’interno di una coppia omosessuale.

I precedenti si contano sulle dita di una mano, ma sono stati tutti favorevoli ai richiedenti. Nel 2011 la Corte di Cassazione aveva confermato l’affidamento di un bambino alla madre che viveva con la compagna: sostenne il collegio che quanto denunciato dal padre naturale, secondo cui il bambino avrebbe potuto subire danni dalla crescita in una famiglia omosessuale, era “mero pregiudizio”.

Se, come pare, la stepchild adoption sarà esclusa dal ddl, l’unica via disponibile rimarrà quella che porta al tribunale. Con possibilità di successo, incognite e tempi ancor più dilatati.

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