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lunedì 8 febbraio 2016

Unicredit regala terreni all’Orto botanico, ma intanto i turisti ne segnalano degrado

VENI VIDI VICI
Se andate all'Orto Botanico di Palermo, per favore non piangete. Io l'ho visitato ultimamente dalla primavera all'autunno 2015 e ho incontrato e parlato con due giardinieri in precario [perché precario?] servizio di giardinaggio e manutenzione presso L'Orto.

La verità è che sta cadendo a pezzi sebbene il comune possa gestire circa 300 giardinieri che fanno cassa a Palermo, trecento unità sono un numero decisamente congruo per tenere in condizioni di eccellenza le ville e i giardini di Palermo.  Questa eccellente donazione dell'Unicredit inerente a un terreno confinante l'Orto e, necessariamente, Villa Giulia, di 13 mila mq, è una notizia degna della festa popolare. Palermo gode di iniziative nobili e di grande spessore per le quali i cittadini non possono non essere contenti, anzi euforici. Ma se questa è una questione che coinvolge positivamente l'opinione pubblica e lo splendore palermitano, la questione degrada, anzi precipita, a livello di problema dato il sistematico decadimento delle ville e giardini di Palermo che a questa città hanno donato fama e primato. Una donazione all'Orto Botanico è semplicemente un regalo irrinunciabile e dalle grandi prospettive, per esempio, turistiche oltre che scientifiche. Vero è che sia un museo a cielo aperto, ma è falso che i turisti restano soddisfatti della perenigrazione all'interno dell'Orto, ammesso che entrino, visto che la perplessità domina le comitive dissuase alla visita appena si trovano di fronte i cancelli arrugginiti e le statue o sporche o mutilate. Questa è l'attuale condizione dell'Orto Botanico palermitano! Tuttavia, ma  io adoro la mia città fino alla disperazione,  la sinecura che la avvolge dentro un sudario da decenni intitolato al suo necrologio, l'Orto Botanico cade a pezzi e solo la sua fama internazionale salva la storicità accademica e non quella contemporanea che ravana le briciole. Quindi, se andate a visitarlo, non piangete, ma chiedetevi invece come sia possibile raggiungere simili altissimi livelli di incapacità amministrativa. Perché prenderci in giro? Confrontate la vostra visita con le foto didascaliche dei tour operator e  quelle solipsistiche del Giornale di Sicilia. Mosè salirebbe di nuovo sulla montagna per scendere con nuove tavole e nuovi comandamenti. Questa orribile e per certi versi incredibile-inammissibile realtà dilaga come soltanto il mostro di un Leviatano battezzato a Palermo, può fare. Infatti, il Parco della Favorita cos'altro è se non un bordello a cielo aperto? E Villa Trabia? Avete visto com'è ridotta? letteralmente rastremata di tutto, perfino dell’acqua nella vasca, depauperata dei cimeli marmorei, fatti a pezzi per un mercato clandestino che opera a venti metri dalla fontana del dio (forse è Crono) che beve alla conchiglia,  ai quali hanno sottratto sia le recinzioni come alle decine di aiuole che non hanno più forma perché è stato divelto l'originario perimetro in muratura. Ma la mia domanda fa seguito a decine di incontri con i cittadini a passeggio per questi che furono luoghi  incantevoli, vitali e magici. Quanto tempo ci vuole per svuotare una villa storica di tutte le sue identità? Invece, la cura di Villa Trabia è parcellizzata ai trenta metri quadrati riservati alla casina del custode che ha macchina, collaboratrice domestica (o è la moglie?) che sulla soglia di casa è con la parannanza della casalinga. Quindi, andate a vedere come sono ridotte le serre e fatevene una ragione. Uguale sorte è toccata, malgrado le minchionate scritte sul GDS a proposito degli interventi di restauro e manutenzione, a Villa Giulia o alla pseudo manutenzione di Villa Garibaldi (p.zza Marina) dove, come in tutti gli altri giardini palermitani, ma proprio tutti, non esistono  né fiori né fioriture, ma spariscono i reperti bronzei o marmorei e le inferriate in ghisa liberty. Parlare bene della sorte dei nostri giardini è pura follia,  e la città che metabolizza le fesserie sulla bellezza immarcescibile di ville, fontane e giardini palermitani, non può non essere che schizofrenica. La società palermitana è schizofrenica.  Una città di pazzi, quella che non ha occhi, né orecchie, né labbra. Insomma, lo specchio delle allodole riflette l'ipocrisia di questa continua è terroristica lotta tra regione e comune, dove una cosa inutile di governatore sulla dirittura del quinto rimpasto fa i dispetti al sindaco Orlando come i bambini d'asilo litigano per le merendine nello zaino. Che ne sapete della diatriba sull'approvvigionamento idrico alla città di Palermo? C'è solo da vomitare. Ma è solo una delle migliaia di inefficienze che portano Palermo verso il suo necrologio.  Dunque, quasi nulla di quanto si legge nei media è immanenza figurata la quale  invece perdura nell'illusione della pubblicità asservita ai cucuzzari del governo rispetto alla verità sul pessimo stato di salute della variegata vetrina  che furono  le splendide storicità palermitane. Avete visto la Palazzina cinese? E Villa Malfitano? E il Parco Cassarà? E Villa Napoli? Insomma, siamo i super campioni della nuda proprietà e i super eroi delle peggiori minchionate. E ne sono più che certo: soltanto il Parco della Favorita, se fosse come dovrebbe essere (l'Università di Palermo ha nel cassetto lo stato originale sia architettonico che immobiliare che della viabilità all'interno del Parco  che confina anche con VIlla Niscemi) sarebbe un richiamo turistico di almeno quattro milioni di visitatori all'anno. La più vera ricchezza!
Grazie per l'attenzione,  febbraio 2016
Marcello Scurria.

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