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domenica 21 febbraio 2016

TERRA VIVA

Come Odisseo sentì l'Isola a cui il vento portò le notizie dell'Olimpo, Palermo attende il salvatore.
Olimpo riconobbe dove i secoli non hanno il tempo dell'uomo, ma il momento dei regni e alzò lo sguardo perché la luce apparve dall'alto intrusa a forza nella foschia fino alla terra.
La baciò a lungo.
Davanti a sé scorse qualcosa di immane, di incomprensibile al genere umano,  uguale al tabernacolo custode di libri sacri.
Nell'aria, l'atmosfera misteriosa e contemporaneamente mitica sorprese Olimpo che sentì la terra viva sotto i piedi. Una magia ancestrale nata all'alba della carriera dell'uomo si muoveva sotto di lui insieme al mare gonfio di carezze. Scrosci di stelle si fecero vicini. Con lui, invisibile e profonda, cresceva la terra viva e il vento dorato elogiò il pensiero del genere umano immerso con Olimpo nella sua integrità.
Pose gli occhi sul promontorio e l'arca del monte parlò.
«Ti aspettavo» gli disse desto.
La polvere era solida come una crosta millenaria e il suo rilievo arcaico, come di dinosauro, stendeva l'orizzonte sulla spessa canapa simile a velluto, intessuta lontano.
«Il genio di Palermo» disse viva, mostrandogli le trecce.
Olimpo soffiò sulla polvere, piano, non come turbine, ma come un saluto che rivelasse la sua presenza all'Isola.
«Perdonami il ritardo» rispose.
E il tempo si ridestò, si scosse antico come chi non conobbe mai la violenza. La vita suonava come acqua e il mistero portava con sé la gioia di tutte le magie colorate. Anche le pagine sacre si gonfiarono di quell'antico valore che si svela alla luce come sabbia che da secoli non vede il Sole.
Gli apparve Carisma col volto terso come il cielo e le mani colme di avventura.
«Per capire il genio ci vuole del genio» gli disse.
«Andiamo» rispose.


Grazie per l'attenzione,  Febbraio 2016, domenica 

Marcello Scurria

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