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venerdì 5 febbraio 2016

Siediti pure, è arte! Vivila nel B&B, è economia!

 Quando vidi per la prima volta questa sedia nello studio di un amico non immaginavo il luogo della sua idea. Ciò che ci circonda ha sempre una sua storia all’interno della quale è l’uomo con le sua creatività e le sue capacità realizzative,  eppure, non so tu, non sempre riusciamo a vederle.
E’ la Sedia Wassily  che M. Breuer concepì tra il 1925 e il 1927, a  Bauhaus. Ma certamente conoscerai anche la Sedia Cesca e la sedia Armchair, del 1928-1929, che lo stesso pensò nella famosa sezione di falegnameria della Bauhaus.
       Ma cos’è Bauhaus o, meglio, cosa è stata e cosa sarà?
E’ stata una  importante scuola tedesca di architettura, arte e design, che a Weimar dal 1919 al 1925, a Dessau dal 1925 al 1932 e a Berlino dal 1932 al 1933 dettò la filosofia dell’arte.
       Quella di Dessau sarà un bed & breakfast, e questa è economia!
Dessau è una cittadina della parte orientale della Germania sul fiume Elba, che visse e continua a vivere dell’idea della sua scuola e di quanto significò per i movimenti modernisti legati al razionalismo e al funzionalismo, nei primi 30 anni del 1900 e ai grandi architetti tra cui certamente lo stesso Gropius che progettò l’edificio, Giuseppe e Anni Albers, Marcel Breuer e Hannes Meyer.

   Dunque, da Bauhausloggia dei muratori”, come il suo nome derivante dal medievale Bauhütte  che  Walter Gropius volle richiamare, a soggiorno per chi ama respirarne l’architettura e la sua storia attraverso percorsi fotografici del tempo che la raccontano dalle pareti delle camere.
Un’operazione di marketing ed una strategia economica per finanziarla.
Già, perché per altro il costo del soggiorno è relativamente basso se si calcola in 40 euro a notte e da 60 se le stanze sono quelle che appartenevano a Joseph Albers e agli architetti Franz Ehrlich e Alfred Arndt che vi abitavano.
Sono arredate con la semplicità e l’essenzialità che traducono la filosofia del luogo e del pensiero dei maestri che, di nazionalità differenti,  ne animarono la strada tra cultura e didattica  arricchendo gli apprendisti e segnando le influenze del tempo  in cui la rivoluzione industriale aveva prodotto  modificazioni tecnologiche e sociali. Non da poco.
Si identificava il proletariato e la classe operaia, l’esigenza del mercato dettava la riduzione dei costi, la cultura  intendeva una progettualità in prossimità tra ideatori e studenti, l’Europa cambiava i suoi presupposti. I paesi anglosassoni  riformarono  accademie e formazione professionale, W. Morris fondò ALEX laboratori artigianali dove si affermò lo stile Arts and Crafts.
Perfino i musei, primi quelli  inglesi, cominciarono ad esporre opere di arte applicata e industriale,  Museum für angewandte Kunst a Vienna e del Kunstgewerbemuseum a Berlino, esempi di successo che trascinarono altri di conseguenza per cui sorsero ancora  i laboratori Deutsche Werkstätten e Deutscher Werkbund.
        
      Arte ed industria, tale fu l’incontro provocato dalla storia delle idee e delle tecnologie e fu irreversibile coltivandosi nelle idee di P. Behrens, Otto Pankok, Hans Poelzig,  Bruno Paul, Henry van de Velde e delle loro scuole che dettavano innovazione,  l'Accademia di Düsseldorf, la Scuola di artigianato di Stoccarda, l'Accademia di Breslavia, l'Accademia di Berlino, la Scuola di artigianato artistico di Weimar, per iniziare.
Il dibattito tra architettura, arte e sistemi produttivi era iniziato nei luoghi deputati tra cui proprio  l'istituto statale del Bauhaus che rappresentò l'Accademia d'arte e la Scuola di arti e mestieri del Granducato di Sassonia.
       Ed eccole  pittura, scultura e architettura nei tre raggi di ispirazione che si dispiegano dalla cattedrale, nella xilografia di Lyonel Feininger, pittore statunitense di origine tedesca che le raffigurò sulla copertina del Manifesto e programma del Bauhaus statale di Weimar. Si era nel 1919.
      A Dessau  la scuola arrivò nel 1925, per la solita storia che collega finanziamenti e cambio di governo che comportò la chiusura di Weimar ed arrivò il raggio dell’architettura di Alfredo Bortoluzzi e di Hannes Meyer, il cui insegnamento pedagogico  fu di tipo materialistico, “tendenzialmente di tipo funzionalistico e collettivistico e inoltre sarà particolarmente attento alle tecniche costruttive"  ma troppo filocomunista e dunque da allontanare  dando spazio a Josef Albers, Wassily Kandinsky e Ludwig Mies van der Rohe.  
       Era stato costruito l’edificio di cui oggi parliamo, chiuso poi a seguito delle vicende legate alla storia del nazismo e delle politiche nazionalsocialiste.  Tu pensa che la Gestapo ne ordinò la chiusura per tre mesi perché alcune riviste comuniste avrebbero dimostrato una sorta di appartenenza alle idee bolsceviche.  Fu tentata la riapertura ma le condizioni amministrative e finanziarie ne imposero la definitiva chiusura nel 1935.
       Ne rimase la forte eredità delle idee in architettura e urbanistica,  scultura, pittura, decorazioni, vetro e plexiglas, ceramica, metallo, alluminio, pietra, oreficeria, compensato, falegnameria,  giocattoli, lampade, tessitura fonoassorbente e riflettente la luce, seta artificiale, ciniglia e cellophanintreccio, ricamo a mano e a macchina, lavoro a uncinetto, macramè, arazzi, tappeti, carta da parati, fotografia, grafica, incisioni, pubblicità,  teatro nello studio de spazio, forma, colore, suono, movimento, luce, designer che nessun fatto può cancellare.
Sedie soltanto? 
No, ma se ti siedi su una di quelle ripercorri tutta l’evoluzione del pensiero e dell’arte post industriale di certo. Strategie dell'economia? 
Maria Frisella


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