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giovedì 18 febbraio 2016

Se si riducono i costi della politica, si riducono i costi della non politica, i nostri!

Non si tratta solo di “stipendi dei parlamentari” ma cominciamo a discuterne Costituzione alla mano!
Sono trascorsi molti anni dall’approvazione della Costituzione italiana, che fece seguito allo Statuto albertino. L’art 50 dello statuto albertino regalava un concetto basilare, quello del “essere a servizio” del popolo, prevedendo che i parlamentari non dovessero avere alcun compenso per la loro attività.
        Il principio fu sovvertito nella nuova costituzione: con lo statuto albertino del 1848 eravamo di fronte a parlamentari di tipo elitario, scelti sulla base del censo e della cultura, la Costituzione del 1948 apre a qualunque cittadino il diritto a candidarsi per il Parlamento.
         Di conseguenza si intendeva garantire il cittadino che non avesse reddito sufficiente a svolgere il mandato, assegnando una indennità parlamentare.
        Certo qualcuno la interpreta anche quale corrispettivo al mancato guadagno della loro professione qualora la svolgessero e dovessero abbandonarla per la partecipazione alle sedute ed ai lavori del mandato.
Da qui agli attuali compensi credo che il principio del “servizio”  e del “reddito sufficiente” sia stato quanto meno rivoltato secondo quell’umano sentire che approfitta del potere e ci prende gusto. Perché altrimenti non capirei le differenze con il criterio del reddito sufficiente per chi non ha il mandato parlamentare.
Ma allora, quello del parlamentare non è più un ufficio dato in prestito alla nazione, ma è anche un lavoro con carriera?
I dubbi sorgono eccome. L’art. 69 della Costituzione stabilisce che “ I membri del Parlamento ricevono una indennità stabilita dalla legge.”
       Dunque non nega l’indennità ma non la quantifica per Costituzione. La affida alla legge ed ai regolamenti. Poiché il successivo art 70  stabilisce che, in materia di formazione delle leggi.La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere. allora dipende dagli stessi parlamentari di Palazzo Madama e Montecitorio la quantificazione dell’indennità  a se stessi? 
        A parte un presunto conflitto di interessi ed una non adeguatezza ai limiti del bilancio, possibile modificare la legge!
E questo perché non piace tale disparità e come la garanzia si sia trasformata in privilegi, e  piace che la democrazia possa contare ancora in questo paese come contano i principi fondamentali della Costituzione. Lo sostengono tutti!

 

        Se l’art. 1 della Costituzione recita che  “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”  si intervenga su tali forme e su tali limiti previsti dai relativi articoli che non sono intoccabili. Le riforme costituzionali sono possibili, tant’è che si registrano già dal 1963. Dunque si fanno anche se non ce ne accorgiamo. Popolo sovrano? Lo sia!

 

       Se l’art. 2 della Costituzione  recita che “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”,   diventa assolutamente improrogabile rispettare tutte le dimensioni che attengono ad una capacità di solidarietà politica, economia e sociale. L’articolo non esclude da tali doveri i parlamentari!

 

       Se l’art. 3 della Costituzione  include tra i doveri dell’amministrazione repubblicana quello di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese” e i costi della politica limitano, non importa quanto, gli investimenti che rendono possibile migliorare economia e società,  allora si rimuovano perché lo dice la Costituzione. Ed è un principio inalienabile.


Cosa non torna nel conto della democrazia? I costi discriminanti!
Le riforme costituzionali si fanno quando sono doverose, come le leggi si modificano se necessario. I conti si fanno con la democrazia!
Indennità parlamentare, ma è ancora così?

Maria Frisella                                                                 Continua

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