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venerdì 19 febbraio 2016

Ocse e Corte dei Conti respingono l'Italia. Nuove manovre o revival delle vecchie?

Doppia bocciatura per l’Italia. Ci pensano l’Ocse e la Corte dei Conti.  Un’altra manovra annunciata?


L’Ocse abbassa le stime di crescita del nostro paese.
E di certo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo, l’ente che rappresenta le economie più ricche del pianeta, ha una voce preoccupata.
Ha calcolato per il 2016 che il preannunciato  Pil mondiale previsto in aumento del 3,3% in realtà si fermerà al 3% e quello del 2017 previsto per il 3,6% si fermerà al 3,3%. Dunque anche le economie cosiddette avanzate registrano un rallentamento.
       In economia tali percentuali sono molto gravi se si considera che per il Fondo monetario internazionale, una crescita del Pil mondiale al di sotto del 3% equivale a una recessione.
       La crescita lenta indebolisce Europa e Italia e rende l’Italia vulnerabile.
Commercio e investimenti sono ancora troppo deboli. …….”i rischi di instabilità finanziaria sono rilevanti. I mercati finanziari stanno rivalutando le prospettive di crescita, il che porta al calo dei prezzi azionari e a un'elevata volatilità”.
E’ necessaria, sottolinea l'Ocse  «una risposta politica più forte a sostegno della domanda. La politica monetaria non può funzionare da sola. Bisogna utilizzare maggiormente la leva fiscale e quella strutturale».
Indica l’urgenza di politiche europee unite e coerenti.

       Per l’Italia i soliti mala tempora!  L'Ocse ci dice che il nostro PIL non arriverà all’1%, 0,4 punti percentuali in meno rispetto all’outlook di novembre. 
        Il forte taglio alle stime sull’Italia arriva in un contesto in peggioramento per l’intera economia mondiale, è vero, ma nemmeno la politica italiana ha imboccato la strada giusta. Di nuovo sul girarrosto?
Lo siamo perché cresciamo poco e cresciamo poco perché non investiamo. In realtà si è risparmiato sui servizi essenziali a fronte del fatto che i cittadini continuano a pagare tasse elevate.
E quelle percentuali che sembrano numeri di piccola entità, in realtà sono una batosta e traducono una forte debolezza economica. Lo dice anche la Corte dei Conti italiana.
       Il presidente della Corte dei Conti non è stato ottimista nel discorso di inaugurazione dell’anno giudiziario 2016 della magistratura contabile, e nonostante l'attuale sistema si affretti a sostenere il “verso” della spending review, taglia corto e la definisce parzialmente un insuccesso.
Ed è abbastanza chiaro!
Il taglio delle spese da solo non produce risultati se non è mirato a sopprimere i rami secchi ed improduttivi e i costi eccessivi per sostenere piuttosto la razionalizzazione di servizi e strutture che diano risposte in termini di efficienza e di espansione di fiducia.
      Oggi, ma già da ieri,  tassazioni spropositate, livelli retributivi bassi, disequilibri sociali, una spending review che mira a contrarre o eliminare i servizi essenziali rappresentano una logica  assolutamente perversa e non produce ciò per cui è nata.
Manca quell’imput che renderebbe più equilibrato e sostenibile il profilo programmatico della finanza pubblica.
L’attuale manovra dello spending review e quelle precedenti  sono dunque rimandate ad esami di riparazione, purchè si studi meglio il caso e si traggano linfe finanziarie utili alla crescita.
Le linfe vitali si chiamano investimenti.
Il Presidente della Corte dei Conti avvisa dell’emergenza e se i conti pubblici possono essere rivisti per dare il via alla ripartenza è “importante puntare alla maggiore espansione del Prodotto nominale” perché “l'azione di tutte le istituzioni sia indirizzata a volgere in positivo le aspettative degli operatori, rinsaldando la fiducia nello Stato e la credibilità del paese”.
Indica la strada della chiarezza delle norme, perché non siano freni all’imprenditoria ed allo sviluppo e non creino le condizioni per il diffondersi della illegalità, altro freno negativo.
Indica anche ai Ministeri dell’economia e dei trasporti il fondamentale recupero dei ritardi nelle dotazioni infrastrutturali che oggi mortificano il potenziale competitivo dell’Italia.
Occorre mettersi al riparo da recessione e debolezza che imprigionano la fiducia dei mercati e l’identità economica nazionale.
        Adesso che Ocse e Corte dei Conti hanno tirato la corda bacchettando l’Italia, si fa ancora più forte la voce dei cittadini. Non si facciano campagne politiche sul caso, non si rimbrottino i partiti che, tutti, sono coinvolti, non sia una ulteriore manovra sulle loro spalle perché “così dice l’Europa”. Che la politica italiana sappia piuttosto riprendere la strada dell’equilibrio e delle ragioni dei cittadini. Governare bene è un dovere nei loro confronti
       Vorrei potere leggere  “ le politiche investono sulla riduzione delle spese inutili ed eccessive della politica e dei palazzi.  Prevedono finalmente interventi strutturali di razionalizzazione indirizzati alla restituzione dei servizi essenziali per i cittadini ed alla innovata e snella facilitazione imprenditoriale che crei lavoro, commercio, competitività, domanda dei mercati, ben-essere e difenda da attacchi esterni. Sarà possibile?
Tu sei cittadino come me, che ne pensi?
Maria Frisella

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