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mercoledì 24 febbraio 2016

Lo sfruttamento è realtà. Sono 400mila i dannati a 2,5 euro l'ora

A volte capita ci si sente un poco vecchi nel richiamare continuamente il concetto di sfruttamento e indicare in quella
contraddizione, in quella “frattura epocale”, il principale carico d’ingiustizia e – di conseguenza naturale – evocare quel concetto di “lotta di classe” che si tende a considerare ormai tramontato, desueto e la cui permanenza sulla scena delle dinamiche economiche, sociali e politiche appare a molti come del tutto residuale. Ci si augura che la notizia sotto riportata contribuisca a far riflettere in questo senso e a riportare il ragionamento verso un’attualità bruciante e concreta.


E’ questo il nocciolo duro di quella insostenibile logica della “disuguaglianza” indicata da alcuni profeti inascoltati come il male principale della nostra società che si vuole moderna e avanzata.

Sono condizioni come queste , tra le tante che sicuramente potrebbero essere segnalate, che rappresentano il distacco esistente (e crescente) tra il capitalismo e la democrazia.

Il lavoro alienante e sfruttato esiste, eccome, e la sua liberazione non può che rappresentare l’obiettivo principale di chi intende lottare stando con rigorosa precisione “da una parte della barricata”.

Senz’altro commento, ringraziando per l’attenzione.

Più di dodici ore di lavoro nei campi per un salario di 25-30 euro al giorno, meno di 2 euro e 50 l'ora. È la situazione in cui lavorano in Italia 400 mila lavoratori sfruttati dal caporalato, stranieri nell'80% dei casi. È quanto emerge da uno studio di The European House-Ambrosetti su dati Flai Cgil relativi al 2015, presentato al convegno di Assosomm-Associazione italiana delle agenzie per il lavoro 'Attiviamo lavoro. Le potenzialità del lavoro in somministrazione nel settore dell'agricoltura. Gli oltre 80 distretti agricoli italiani in cui si pratica il caporalato vedono in 33 casi condizioni di lavoro "indecenti" e in 22 casi condizioni di lavoro "gravemente sfruttato" e sottraggono alle casse dello Stato circa 600 milioni di euro ogni anno.

Alla paga di chi lavora sotto caporali, pari alla metà di quanto stabilito dai contratti nazionali, inoltre, devono essere sottratti i costi del trasporto, circa 5 euro, l'acquisto di acqua e cibo, l'affitto degli alloggi ed eventualmente l'acquisto di medicinali. Infatti il 74% lavoratori impiegati sotto i caporali è malato e presenta disturbi che all'inizio della stagionalità non si erano manifestati. Le malattie riscontrate sono per lo più curabili con una semplice terapia antibiotica ma si cronicizzano in assenza di un medico cui rivolgersi e di soldi per l'acquisto delle medicine.

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