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martedì 9 febbraio 2016

L'Italia NON riparte

La retorica dell’Italia che riparte omette di citare lo stato disastroso in cui si trova il trasporto. Non c’è comparto che si salvi. E così mentre quello privato è “sotto tutela” dei parametri ambientali, quello pubblico sta per essere dissolto. Da una parte i processi di privatizzazione e, dall’altra, il taglio delle risorse, porteranno ad un solo esito: l’immobilità del Bel Paese.



Delrio non riuscirà nemmeno a portare a casa risultati sostanziali per quel che riguarda il trasporto ferroviario, rimesso al centro della sua strategia. Immaginiamoci cosa riuscirà a fare negli altri settori. A muoversi, intanto, sono gli utenti. Proprio in questi giorni è partita la petizione #milletrenipendolari. L’obiettivo è chiedere un deciso cambio di rotta al Governo e alle Regioni. La situazione stavolta è davvero al limite: tagli al servizio ferroviario regionale un po’ ovunque e, in contemporanea, l’aumento del costo dei biglietti, senza contare i mezzi insufficienti, affollati, vecchi, sporchi. Un vero calvario denunciato a più riprese da tutti, dai pendolari, dalle associazioni ambientaliste, dai consumatori. Online. Le associazioni stimano che dal 2010 a oggi ci sono stati mediamente tagli del 6,5 per cento nel servizio ferroviarioregionale nonostante l’aumento della domanda, mentre è aumentato il costo dei biglietti, fino al 47 per cento, come nel caso del Piemonte.


L’allarme smog degli ultimi mesi dimostra quanto sia necessario un servizio di trasporto pubblico efficiente, alternativo all’auto privata, negli ultimi anni i cittadini hanno pagato tariffe sempre più alte per un servizio ferroviario decisamente scadente, mentre gli investimenti del Governo hanno privilegiato l’Alta velocità e l’autotrasporto. Eppure in tanti usano i treni regionali per spostarsi, per lavorare e studiare. Eppure si parla di continuo di mobilità sostenibile.

Crediamo che offrire un servizio di trasporto pubblico più efficiente sia innanzitutto una questione di democrazia, perché riguarda milioni di persone che ogni giorno si spostano per il lavoro o lo studio e che nella maggior parte dei casi non hanno alternative. Inoltre, teniamo a ricordare al governo gli impegni assunti all’ultimo vertice internazionale sul clima, che prevedono il ripensamento delle politiche del trasporto locale, fattore determinante del riscaldamento globale. Il servizio di trasporto pubblico è uno degli indicatori fondamentali per una buona qualità della vita, sia per quel che riguarda la vivibilità delle città sia per la tutela ambientale.

E' urgente intervenire in quel comparto, dove tutte le grandi aziende sono in crisi e pochissime hanno i conti in ordine. L’origine dei guai sta nella cattiva gestione delle imprese, ma soprattutto nel taglio progressivo e continuato delle risorse negli ultimi dieci anni: così facendo, alla fine i conti non possono tornare, e non c’è dubbio che il tpl non può vivere solo di tariffe: sarebbe un costo insostenibile per la collettività, soprattutto per le fasce più deboli della popolazione.

La ciliegina sulla torta è il “bidone” della Metro C.è previsto un vertice in Campidoglio tra gli uomini di Tronca e il Consorzio di imprese che devono ultimare l’ultimo tratto. Una delle più grandi infrastrutture italiane rischia di essere anche la più grande incompiuta. È il rischio, sempre più reale, che corre la metro C, la linea che — nel progetto iniziale — doveva scendere dai Castelli, attraversare il centro ed arrivare allo stadio Olimpico, e che invece potrebbe fermarsi molto prima, già a San Giovanni, poco più di metà percorso. I cantieri sono fermi, il Consorzio di imprese (Astaldi, Vianini, Ansaldo, Cmb e Ccc) lamenta «225 milioni di mancati pagamenti», il Comune (cioè la sua controllata «Roma Me tropolitane», stazione appaltante dell’opera) ne ha offerti appena 26, sì e no un decimo.

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