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venerdì 19 febbraio 2016

L'euro-disastro avanza

Avanzano nuvole nerissime sull'economia globale e sull'eurozona. La finanza è diventata più che mai caotica, incerta e volatile. I titoli azionari e le valute ballano sù e giù in maniera apparentemente erratica: e le banche europee e italiane sono al centro della speculazione globale. Il premier Matteo Renzi sembra finalmente capire che il principale freno alla crescita dell'economia italiana è rappresentato dai vincoli imposti dall'Unione Europea.


La novità è che Renzi, leader del partito più europeista di Italia, il PD, per la prima volta si schiera apertamente contro la Commissione europea e sembra essere diventato il politico italiano più “anti-euro”. “Tutti i governi uscenti hanno perso le elezioni ultimamente in Europa", ha affermato recentemente Renzi. Ha finalmente compreso che se l'Unione Europea continua la suicida politica d'austerità, lui è a rischio di perdere le elezioni. Il governo del PD per la prima volta si risveglia dal sogno europeista e comincia ad affrontare la dura realtà del nazionalismo tedesco e delle istituzioni europee che lo servono in maniera ossequiosa.

Renzi comincia ad accorgersi che con i vincoli della UE l'Italia non crescerà mai e non uscirà mai dalla crisi. Il premier si sta accorgendo a sue spese che l'unione monetaria europea porta instabilità, divisioni e gerarchie autoritarie tra le nazioni (e le classi sociali). Renzi tuttavia non propone una visione alternativa dell'Unione Europea. Pretende piuttosto che l'Europa dell'euro – che è strutturalmente una moneta deflazionistica, nata a immagine e somiglianza del marco, e che è diventata ancora più restrittiva a causa del Fiscal Compact – porti invece crescita e flessibilità. Ovviamente si illude: ma almeno prende atto che nell'eurozona due nazioni – Germania e Francia – fanno tutto ciò che vogliono ignorando le regole comuni ma imponendo agli altri paesi il rispetto di norme restrittive e assurde (prima di tutto il bail-in delle banche, come vedremo) che condannano le economie alla depressione.

La Germania finora con la Unione Europea ha fatto tutto ciò che voleva: quando le è servito, ha superato il tetto del 3% di deficit pubblico e ha sovvenzionato le sue banche con aiuti statali per oltre 250 miliardi; oggi, contro le regole europee, ha un surplus commerciale del 7% a danno dei partner europei. Anche la Francia sfonda regolarmente da anni i limiti europei del 3% di deficit pubblico. Mentre l'Italia è costretta dalle assurde regole del bail-in a fare pagare ai risparmiatori la crisi delle sue banche. E a mettere a rischio tutto il suo settore del credito.

Ce la farà Renzi a ottenere più flessibilità e a uscire dalla crisi? E' una missione praticamente impossibile (almeno senza introdurre la moneta fiscale). La crisi tra governo Renzi e Commissione UE è quasi certamente destinata a aggravarsi e a implodere. Renzi sa che per rilanciare l'economia (e per vincere le elezioni) deve rilanciare i consumi delle famiglie. Senza consumi, gli investimenti e l'occupazione non ripartono. Per questo motivo (oltre che per il consenso elettorale) ha concesso gli 80 euro mensili ai lavoratori dipendenti e ha promesso il taglio di Imu e Tasi sulla prima casa.

Ma Renzi sa perfettamente che se non raggiunge i tetti di deficit su PIL dettati da Bruxelles e da Berlino, sarà costretto dalle cosiddette “clausole automatiche di salvaguardia” ad aumentare già nel 2017-18 IVA, tasse e accise per circa 18-25 miliardi, o a tagliare per un pari importo la spesa pubblica[1]. Da qui il crescente contrasto con il presidente della Commissione UE Jean-Claude Juncker e con la premier tedesca Angela Merkel. Un contrasto che è destinato a peggiorare, e non ad ammorbidirsi. Fino al possibile punto di rottura.

Ma non ci' siamo accorti che a causa della politica europea la disoccupazione nell'eurozona (a parte la Germania) è ormai al 10% e oltre? E che, - a causa della politica anti-keynesiana d'austerità che l'Eurozona persegue dall'inizio della crisi, dal 2010 in poi - in Italia il PIL è calato del 10%, gli investimenti del 30%, la disoccupazione è salita al 12%, i redditi delle famiglie sono tornati indietro al livello dei primi anni '90?

La politica europea è un disastro. Ha prodotto drammatiche divisione tra paesi forti (creditori) e paesi deboli (debitori). L'Europa dell'euro difende solo gli interessi dei paesi forti. In queste condizioni desiderare “più Europa” e un unico ministro del Tesoro europeo significa semplicemente sottomettersi completamente ai diktat di Bruxelles e di Berlino. Non a caso Renzi giustamente ha rifiutato l'ipotesi di un ministro europeo del Tesoro.

Sembra che tocchi quindi a Renzi difendere quel che resta della sovranità nazionale. Infatti, dopo la dura e cocente sconfitta di Tsipras in Grecia, sembra che perfino le opposizioni in Italia abbiano ammorbidito le loro posizioni sull'Unione Europea, come se non fosse più possibile, e non fosse sempre più necessario, svincolarsi dall'abbraccio soffocante del capitalismo renano che vuole imporre la sua egemonia al continente.

La Germania della Merkel non vuole assolutamente l'unificazione europea. Bisogna esserne consapevoli. Casomai Wolfgang Schäuble, l'arcigno ministro delle finanze tedesco, punta all'Europa a due velocità: i paesi virtuosi da una parte, con l'euro forte; quelli “pigri e spreconi” del sud Europa dall'altra, con una moneta debole.

Attraverso le istituzioni della UE, le elite finanziarie del nord Europa ordinano la fine dello stato sociale e impongono l'introduzione della democrazia autoritaria, le riforme strutturali, il lavoro ultraflessibile e mal pagato, la disoccupazione strutturale (nel nome delle cosiddette “riforme strutturali”). Un enorme salto all'indietro della civiltà europea. Le modifiche rovinose alla Costituzione italiana proposte dallo stesso Renzi sono una diretta conseguenza delle politiche autoritarie europee.

In queste condizioni richiamarsi alle aspirazioni e al mito dei padri fondatori – De Gasperi, Adenauer, Schuman – è impossibile purtroppo. Siamo ormai in un'altra epoca; qualsiasi illusione europeista è nella migliore delle ipotesi irrealistica.

Né la Germania né la Francia accetteranno mai di essere parificate all'Italia e alla Spagna. Se in Germania cadrà la Merkel non andranno al governo i Verdi, la Linke e i socialisti europeisti (?) ma la destra conservatrice di Wolfgang Schäuble. Se la UE verrà riformata sarà solo per andare incontro agli interessi isolazionistici della Gran Bretagna del conservatore Cameron. Pensare a una evoluzione positiva della UE è un po' come credere alla fata Turchina.

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