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lunedì 29 febbraio 2016

L’economia illegale non conosce crisi, i contribuenti onesti si

Se in Italia esiste una economia che non conosce crisi è quella riconducibile alle attività in nero e alla criminalità organizzata. Se tra il 2011 e il 2013 l’economia sommersa e quella illegale sono aumentate di 4,85 miliardi di euro, arrivando a toccare i 207,3 miliardi di euro nel 2013 (pari al 12,9 per cento del Pil), quella al netto dell’economia non osservata è diminuita di 36,8 miliardi di euro, scendendo sotto quota 1.400 miliardi di euro.



Se, come ha fatto la Cgia di Mestre, in via estremamente prudenziale si ipotizza che l’incidenza percentuale dell’economia non osservata sul Pil sia rimasta la stessa anche nel biennio successivo al 2013, gli artigiani hanno stimato in quasi 211 miliardi di euro il “contributo” che questa economia ha dato al Pil nazionale nel 2015. Ciò ha degli effetti molto importanti anche sul fronte fiscale.

Il peso del fisco sui contribuenti onesti sale oltre il 50% – Secondo l’Ufficio studi, nel 2015 al lordo dell’operazione bonus Renzi, la pressione fiscale ufficiale in Italia è stata pari al 43,7 per cento. Tuttavia, il peso complessivo che il contribuente onesto sopporta è di fatto superiore ed è arrivato a toccare la quota record del 50,2 per cento.

La pressione fiscale è data dal rapporto tra l’ammontare complessivo del prelievo e il Pil che si riferisce non solo alla ricchezza prodotta in un anno dalle attività regolari, ma anche da quella generata dalle attività illegali.

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