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sabato 27 febbraio 2016

Brexit: significato e conseguenze dell’uscita del Regno Unito dall’UE

Che significato ha il termine Brexit, cos’è e quali sono le sue possibili conseguenze?
Analizziamo pericoli, scenari, conseguenze e significato del referendum sulla Brexit e della possibile uscita del Regno Unito dall’UE.

Il significato di Brexit deriva dall’unione di due parole inglesi: “Britain” (Regno Unito) ed “exit” (uscita) e fa riferimento ad una possibile “uscita del Regno Unito” dall’Unione Europea. Brexit è un termine coniato dai media sulla scia del significato di Grexit, in voga la scorsa estate, termine che indicava l’uscita della Grecia dall’UE.
I cittadini del Regno Unito saranno chiamati a partecipare ad un referendum sulla Brexit il 23 giugno 2016 e a decidere se il Paese debba rimanere oppure uscire dall’Unione Europea.
Ecco tutto ciò che c’è da sapere sulla Brexit, il suo significato e le sue conseguenze.

1) Cos’è la Brexit? Significato

Come anticipato, il significato della parola Brexit fa riferimento all’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Sulla scia della volontà della Grecia di uscire dall’Unione Europea nell’estate del 2015, il primo ministro David Cameron si è convinto a combattere la super-potenza dell’Unione e a chiedere a gran voce più diritti e tutele commerciali e monetarie per il Regno Unito, secondo gli inglesi sfavorito poiché non membro dell’unione monetaria.

2) Brexit: le cause del referendum

Il partito conservatore del Regno Unito ha promesso di concedere un referendum al popolo inglese sulla Brexit qualora fosse riuscito a vincere le elezioni generali nel 2015.
Cameron ha trionfato e la Regina, formalmente, ha chiesto al primo ministro di formare un nuovo Governo nel Regno Unito per una seconda volta. Infatti, Cameron era già stato eletto nel 2010.
Cameron ha passato i mesi successivi alla sua rielezione andando in giro per le capitali europee cercando di acquisire consensi dai leader dei Paesi dell’Unione Europea su un pacchetto speciale di riforme. Solo con l’approvazione di questo piano da parte dell’Unione Europa Cameron avrebbe accettato di spingere il popolo inglese a votare contro la Brexit, invece che a favore.
Il partito conservatore è diviso sulla questione Brexit, di conseguenza sull’adesione del Regno Unito all’Unione Europea, da più di 30 anni.

3) Brexit: l’accordo di Cameron con l’UE

Durante le trattative della scorsa settimana con l’UE, Cameron si è concentrato su:
  • la limitazione all’accesso del welfare inglese da parte degli altri cittadini europei migranti nel Regno Unito,
  • la ricerca di termini più equi all’interno degli accordi con i membri dell’UE che non usano l’euro, la protezione dell’industria finanziaria inglese,
  • la garanzia che il Regno Unito non debba aderire ad un’Unione “sempre più stretta”.
Cameron è stato molto criticato dai membri del suo stesso partito e dalla stampa euro-scettica per non aver chiesto ulteriori concessioni.
Il Regno Unito ha la garanzia che non sarà costretto ad adottare l’euro o a svalutare la sterlina. Se i soldi del Regno Unito verranno usati per il salvataggio di un Paese dell’Eurozona il Regno Unito sarà rimborsato. 
Inoltre, gli stati membri dell’UE potranno bloccare una legge del parlamento europeo se almeno il 55% dei Parlamenti degli Stati membri sarà d’accordo.

4) Le conseguenze economiche di una Brexit


Brexit? Un disastro per l’economia del Regno Unito
Tuttavia se il referendum vincesse il NO con conseguente Brexit gli effetti sul Regno Unito potrebbero essere ben più devastanti che non sui Paesi dell’UE.

Infatti secondo uno studio della Bertelsmann Stiftung in collaborazione con l’Ifo Institute di Monaco, la Brexit potrebbe costare ai contribuenti inglesi circa 313 miliardi di Euro con il Pil in contrazione del 14% nell’arco di 12 anni.

Lo studio prende in considerazione due tipi di isolamento del Regno Unito a seguito della Brexit: uno più leggero e uno più pesante.

Nel caso dello scenario più accomodante la perdita pro capite del Pil si attesterebbe a 220 euro, mentre nel caso di scenario più sfavorevole la perdita pro capite arriverebbe a 1025 euro.

L’uscita del Regno Unito permetterebbe la cancellazione delle spese versate all’UE nella partecipazione al budget europeo, consistenti nello 0,5% del Pil che tuttavia non bilancerebbero l’emorragia di Pil causata dalla Brexit.
Nel report di Bertelsmann vengono anche analizzati gli effetti sui vari settori dell’economia inglese. Una Brexit potrebbe indispettire non poco i Paesi dell’UE che potrebbero decidere di regolamentare in maniera più stringente gli scambi con il Regno Unito. Una mossa del genere influenzerebbe diversi settori dell’economia inglese e per ognuno di loro avrebbe effetti più o meno pesanti.


Il settore finanziario perderebbe un 5% e potrebbe appesantirsi nel caso in cui molti degli istituti finanziari con base a Londra decidessero di spostare le loro sedi nelle capitali finanziarie dell’Eurozona tipo Francoforte. Il settore chimico è quello che subirebbe le perdite più alte stimate in un 11%. Gli altri settori più appesantiti sarebbero quello dell’automotive, meccanico e dell’ingegneria perchè sono ormai troppo radicati nelle economie europee.

Brexit: gli effetti per l’economia UE sarebbero meno gravi ma comunque incisivi
Di contro, per i Paesi dell’UE rimanenti la Brexit avrebbe un impatto nettamente meno significativo ma comunque incisivo.

Prendendo a riferimento l’altra economia più forte in UE ossia la Germania, lo studio mostra cifre ben diverse.

In uno scenario di basso isolamento negli scambi per l’Uk la Germania brucerebbe 8,7 miliardi di euro di Pil, mentre nel caso più sfavorevole ne perderebbe 58. In termini di pro capite, il caso più favorevole costerebbe 100 euro, mentre il caso più sfavorevole 700. I settori più colpiti sarebbero quello dell’automotive con perdite stimate intorno al 2%, il settore dell’elettronica, quello siderurgico e il settore alimentare. Tralaltro questo studio non tiene conto dello scandalo Volkswagen che da solo potrebbe costare già l’1,1% del Pil tedesco.

Inoltre, per compensare la mancanza dei contributi al budget europeo da parte del Regno Unito, la sola Germania dovrebbe versare 2,5 miliardi di euro in più rispetto a quanto già versa.

Insomma la Brexit sarebbe una partita che perderebbero tutti e che non avrebbe nessun vincitore. Non è un caso infatti che la comunità finanziaria inglese faccia pressioni per non fare la Brexit e che veda con preoccupazione uno scenario del genere. Ora che l’Eurozona e tutta l’Europa stanno cominciando a intravedere i primi sintomi di ripresa, la Brexit potrebbe rivelarsi uno scenario che per i suoi effetti farebbe tremare i polsi messi a confronto con quelli sortiti da un Paese considerato di poco conto come la Grecia.



5) Qual è la domanda al referendum sulla Brexit?
La Commissione Elettorale ha suggerito al Governo di procedere al referendum Brexit con il seguente quesito:
“Il Regno Unito dovrebbe rimanere un membro dell’Unione Europea o lasciare l’Unione Europea?”
Il parlamento ha accettato la formulazione del quesito.

6) Cosa dicono i sondaggi sulla Brexit?

Gli ultimi due sondaggi sulla Brexit mostrano dei risultati sorprendentemente diversi, ma entrambi indicano una preferenza del popolo inglese contro la Brexit. Per ora, dunque, i cittadini vogliono che il Regno Unito rimanga all’interno dell’Unione Europea.
Il sondaggio di ICM indica una preferenza a rimanere nell’UE al 43%, contro il 39% a favore di una Brexit. 
Un sondaggio telefonico della Ipsos MORI mostra un gap delle preferenze molto più ampio: il 54% è contro la Brexit, mentre il 36% è a favore.

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