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sabato 20 febbraio 2016

Addio Umberto Eco

Liceo, una classe piena di adolescenti pigri, un libro da leggere, una scelta da fare. Pochissima voglia di fare i compiti durante le vacanze di Natale.
Inizia così la mia storia di amore per Umberto Eco.
Un incipit senza molta avventura, non degno dei suoi romanzi.



Non ricordo minimamente quale fosse l'altro libro, semplicemente io scelsi il suo: "Il Nome della Rosa" e pensai di aver fatto la scelta migliore, essendo una vera amante di storia ero pronta a leggere questo libro.
Non conoscevo, se non per fama, lo scrittore.
In tre giorni avevo terminato il libro, trovando meravigliose le parti in latino, lingua (morta) che io trovo incantevole. Non soddisfatta decisi di leggerlo una seconda volta e poi avrei visto anche il film.

Sono passati moltissimi anni, da quel Natale, credo 2002, ma ancora adesso, tengo a mente la sensazione bellissima di aver letto quel libro, di essermi immersa completamente in quella storia, di aver poi litigato con la mia religiosissima nonna, riproponendole la questione del riso e della poetica di Aristotele.

Nel corso degli anni, non è mai mancata occasione per leggere i suoi libri, che ogni volta non mi hanno delusa,  riuscendo a farmi interessare di storia Medievale.
Anche all'università, affrontai gli esami con uno spirito diverso, perchè man mano che studiavo mi ricordavo anche dei suoi libri, delle sue indagini, della filosofia che ne stava alle spalle. Anche se il mio cavallo di battaglia era il 700 della rivoluzione Francese.

Questa mattina, quando ho appreso della sua scomparsa una parte di me ha sofferto realmente, come se avessi perso un caro amico, un maestro. Abbiamo così bisogno di grandi uomini, in questo piccolo paese, che quando ne muore uno, non puoi accettarlo, pensi che sia l'ennesimo accanimento.
Giornalista, Professore, Scrittore, ci ha lasciato un grande patrimonio, con il suo viso gentile e serio, pieno di sapienza e dignità, ma molto altro avrei ancora voluto, perchè ne avevo bisogno.
Volevo credere che mi avrebbe ancora stupito con un suo libro, che mi avrebbe spiazzato, che mi avrebbe costretto a rivedere i filosofi greci o il latino, costringendomi a studiare, ancora una volta, solo per il piacere di potergli stare dietro.

Invece, Umberto Eco, sei andato via, ci lasci l'incompetenza di Fabio Volo, la mediocrità disarmante dei panettoni di Bruno Vespa, lo squallore di moltissimi altri, un'assenza la tua, che conferma l'infinita presenza, la grande personalità con cui hai saputo scrivere, rivelando non solo l'uomo, ma anche l'artista.
Voglio ricordare quella volta che, dopo aver fatto sega a scuola, ho preso un treno per Bologna sperando di poterti conoscere di persona, ma tu eri andato via; allora oggi credo che rileggerò il "Nostro" primo libro, dovrei farcela fra oggi e domani, perchè in quelle pagine posso ritrovarti e sempre, tu, mi farai ritrovare la ragazzina del liceo che, hai reso più colta.
Grazie.

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