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domenica 31 gennaio 2016

Scusi, posso comprare un bambino? Non me lo fanno adottare!

Essere genitori non è un caso. Non può esserlo nemmeno per chi è sterile.
Certo ci sono dei limiti alla genitorialità ed i limiti discendono dal tuo essere soggetto di una società, comunque, alla quale la tua libertà di sentire e fare deve una risposta responsabile.
Perché? Semplicemente perché da quello che fai e realizzi si genera un futuro di modi e filosofie per tutti.
Ma allora tu cosa pensi della maternità surrogata?
Io credo che occorra considerare il problema con molta lucidità e poca ipocrisia ma non è facile e credo anche che la politica non aiuti.
Io provo a considerare il problema da tre dimensioni:
a.       dalla parte di chi intende avere un figlio
b.       dalla parte di chi procrea per altri
c.        dalla parte normativa che regola le adozioni.

        Chi intende avere un figlio esercita un diritto d’amore, non di potere.  E non ne faccio un ragionamento limitato a distinzioni tra coppie di differente natura!
       Se il desiderio di essere genitori è forte ed è un diritto, ed io penso che debba essere anche un dovere sociale purché poi si abbia veramente cura del figlio, ci sono delle regole perché la maternità non è proprietà da acquistare, meno che mai un diritto di uguaglianza  e l’atto d’amore non può imbrigliarsi nelle sfide di un pensiero pre-potente che non vede la donna come colei che per nove mesi ha cresciuto un figlio dentro di sé per non sentirlo né vederlo poi più. 
        Ed allora perché lo farebbe? 
Rispondere che è un dono a chi non è fertile è pura ipocrisia, considerare che c’è un mercato che  prevede una compravendita con tanto di cataloghi, contratti e costi, è già una verità. Una maternità surrogata dove forse non parlerei di diritti ma di sfruttamento ma si sa che oggi ci abituiamo ad alibi comodi perdendoci dietro un gioco di provette ed emotività.
        
        Volendo confrontare le filosofie di vita di altre società  mi sono imbattuta nella definizione che l’UE dà alla maternità surrogata. Si legge nel paragrafo 114  del Rapporto sui diritti umani che il Parlamento europeo «condanna la pratica della maternità surrogata, che mina la dignità umana della donna, visto che il suo corpo e le sue funzioni riproduttive sono usate come una merce; considera che la pratica della maternità surrogata, che implica lo sfruttamento riproduttivo e l’uso del corpo umano per profitti finanziari o di altro tipo, in particolare il caso delle donne vulnerabili nei Paesi in via di sviluppo, debba esser vietato e trattato come questione di urgenza negli strumenti per i diritti umani»
         Belle parole ma ancora si devono fare i conti con le sponde normative differenziate che offrono di certo grandi spazi di manovre commerciali!
        Ed anche il pensiero più libero e permissivo deve chiedersi fino a che punto  è eticamente giusto!
Forse un alibi del pensiero ma anche una forte spinta alle false interpretazioni è dettata oggi dalla confusione tra matrimonio gay e stepchil adoption che comunque in Italia è regolata dalla legge 184 che risale al 1983?

Io credo anche che il problema di essere genitori possa ricondurci alle difficoltà dell’adozione.
       Ma perché non si affronta con coraggio e chiarezza il tema di una adozione possibile di bambini che attendono solo di essere adottati?

         Sono figli mancati e dimenticati, tenuti in comunità o ex orfanatrofi, ai quali abbiamo finito per non pensare. E sono tanti davvero, se nel 2014 gli studi statistici del “Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza”  contava quasi 30 mila minori fuori famiglia, di cui ben 1900 sarebbero subito adottabili. Ed allora cosa manca? L’attenzione al tempo della pratica di adozione, dunque un intervento politico che possa ricondurre il minore abbandonato ma adottabile al centro dell’amore genitoriale.
Un problema dei tribunali per i minorenni e delle loro banche-dati, dei lunghi tempi dell’accertamento in ordine ad assistenza morale e materiale, del mancato riscontro tra adottabili ed adottanti, dei tempi di conoscenza delle condizioni di adeguatezza dei richiedenti l’adozione, di….?
Eppure i richiedenti sono di numero superiore addirittura ai bambini disponibili.
       Peccato che nell’ attesa di tutti gli accertamenti i bambini crescono in età, diventano grandi, di conseguenza più difficile il loro inserimento. Figuriamoci poi quando si tratta di adozioni mancate e restituzione allo status precedente che già era inidoneo. Come dire "scusi, posso cambiare la merce?"

       Ecco, vedi? Questa la considero una viltà della legge che mentre dichiara di volere tutelare il bene e l’interesse del minore ne rende difficoltoso l’inserimento familiare e sociale calpestando di fatto benessere e integrazione.
Occasioni mancate per bambini italiani mentre proliferano le adozioni internazionali più facilitate e le maternità surrogate.
Crepe legislative che feriscono l’amore della genitorialità. Ed essere figli di nessuno non può essere una condanna alla vita!

Maria Frisella

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