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sabato 9 gennaio 2016

Renzi uccide il futuro

Renzi festeggia gli ultimi dati ISTAT che certificano un certo riassorbimento della disoccupazione, anche se essa è una delle alta più d'Europa e che comunque non modifica il disastro sociale di fondo. Questo dato però va in contrasto con quello appena fornito da Eurostat, che ci dice che più della metà dei laureati italiani non trova lavoro a cui si Aggiunge la crescita vertiginosa dell'emigrazione giovanile. 


Intrecciando assieme i dati possiamo trarre un giudizio di sintesi. Dopo anni di caduta libera dell'occupazione le imprese sopravvissute alla crisi hanno deciso di sistemare gli organici, per camminare sul fondo della stagnazione economica. Lo hanno fatto contando su due agevolazioni di fondo: il gigantesco finanziamento a fondo perduto per assunzioni a tempo indeterminato e la libertà di licenziamento garantita dal Jobsact. 

È davvero ipocrita che il governo presenti come assunzioni in posti fissi quelle realizzate con sgravi di 8000 euro all'anno a persona e con contratti che prevedono che si possa licenziare in qualsiasi momento, solo con il pagamento di una misera penale. La verità è che i contratti del Jobsact sono più precari di quelli a termine, perché possono terminare in qualsiasi istante. Come dimostrano i primi casi denunciati pubblicamente, si sta già costituendo il popolo di polli, che si aggiunge a quello degli esodati e ai tanti altri che hanno subito i colpi delle varie misure liberiste ai danni del lavoro.

La disoccupazione dei laureati conferma che in Italia il merito, quello vero non quello della propaganda di regime, sia una maledizione. Se sei laureato non trovi lavoro, a meno che tu non voglia rinunciare a far valere il tuo titolo di studio. Ed è per questo che sempre più giovani ad elevato titolo di studio emigrano. Se proprio devo fare il cameriere, meglio farlo a Londra o a Berlino dove guadagno meglio e imparo una lingua.

Così però si buttano via le conoscenze delle nuove generazioni assieme alle risorse culturali del paese. Ma le ineffabili parole del ministro Poletti, che nella sostanza ha detto studiate di meno perché tanto non serve, dimostrano che il governo accetta e vuole proprio questo. 

Non è lavoro buono quello che oggi fa felice il governo, non c'è futuro positivo con assunzioni precarie che rifiutano la formazione e le conoscenze mentre si gonfiano di finanziamenti pubblici. 

La ripresa non esiste, quella di Renzi è solo propaganda.

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