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mercoledì 6 gennaio 2016

Re Magi e Befane! Ma chi sono?

In questi giorni impazzano le befane, vecchie e bitorzolute o in versioni più sofisticate che seguono le mode della femminilità: dagli stracci all’abito scollato, dalle movenze impacciate alle sinuosità.  Cambiano gli stili, non manca la scopa, rimangono gli scambi augurali e gli appuntamenti al femminile.

E’ l’Epifania, ma che strano! Etimologicamente le derivazioni dal tardo latino  epiphanīa o dal greco πιϕάνεια richiamano  la tradizione cristiana del manifestarsi divino, poi di Gesù, ai Tre Magi in visita a Betlemme. Strano perché a furia di dedicare tale festa alla befana, ed al detto popolare per cui con questa data si chiudono tutte le feste legate al Natale, nessuno pensa più all’apparizione di Gesù in un giorno in cui i potenti Re Magi gli fecero visita guidati da un astro, come racconta Matteo nel suo Vangelo. Quella stella con la sua scia, la cometa che siamo abituati a vedere sopra i presepi, sarebbe la versione creativa offerta da Giotto nell'affresco della Cappella degli Scrovegni.
La chiesa cristiana celebra l’Epifania  il 6 gennaio, e lo confermerebbero alcuni documenti del teologo Tito Flavio Clemente d’Alessandria, 150 circa d.C.,  dove si legge che comunità cristiane di Basilidiani la celebravano seguendo il 15º giorno del mese di Tybi del calendario alessandrino, corrispondente al 6 gennaio.
La  associarono alla Natività e poi nel III secolo alle manifestazioni rivelatrici: l'adorazione dei Magi, il battesimo di Gesù nel fiume Giordano, ed il primo miracolo di Gesù avvenuto a Cana
Le chiese orientali seguono il calendario giuliano e festeggiano il 19 gennaio. Ora cerchiamo di non essere perfettini nel calcolo!
Rimane ferma la visita significativa, e per questo solennizzata, di quei tre personaggi estranei al mondo ebraico, re che rendono omaggio al re dei Giudei offrendo in dono l’oro regale, l’incenso della divinità e  la mirra simbolo di sofferenza redentrice.
L’oro era certamente un metallo prezioso scoperto ed utilizzato dall’uomo nell’antichità per le sue caratteristiche chimiche.  L’incenso, resina ricavata dagli alberi di Boswellia, se bruciato emana un profumo molto particolare al quale studi recenti attribuiscono proprietà anti-stress e anti-depressive. La mirra, gommoresina estratta dalla corteccia di alcuni alberi, era usata nella medicina tradizionale per le sue proprietà antisettiche e, stando a studi recenti, antidolorifiche, anti-infiammatorie e antibiotiche. Nell'antichità serviva per imbalsamare i cadaveri.
I tre re forse non erano tre: non ricordo che Matteo li numeri. Indicherebbe le tre razze umane, discendenti dai tre figli di Noè, Sem, Cam e Iafet?
Ma da dove venivano? A parte il vangelo di Matteo e le leggende postume, a parte l'oracolo di Balaam, identificato con Zoroastro, secondo cui un astro sarebbe spuntato da Giacobbe e uno scettro da Israele, il loro nome è in dubbio.
Gasparre, da Galgalath che per i greci significava signore di Saba, Melchiorre, da Melech che significava Re, Baldassarre, da Balthazar che fu mitico re babilonese, proverrebbero dall'altopiano iranico. Erano sciamani studiosi di astronomia, oltre che fedeli di Ahura Mazda il dio protettore di tutte le creature,  e forse per questo si legano all’astro ed alla lettura del cielo che li aveva convinti a riconoscere in Gesù Cristo uno dei loro Saosayansh, il salvatore universale?
Sono esistiti?
Le loro reliquie hanno una storia tormentata. Nel IV secolo si narrava che i tre corpi erano stati deposti in una cassa di legno, avvolti in bende protettive con balsami e profumati , riferisce che le sacre reliquie, risposte dentro una cassa di legno, avvolti in tessuti intrisi di profumi e di mirra, vennero portati a Milano nella chiesa di Sant'Eustorgio al ritorno da un suo viaggio a Costantinopoli.
I corpi dei Re Magi erano intatti, essendo stati trattati con balsami e spezie, e mostravano dal volto e dalla capigliatura età differenti: il primo sembrava avere 15 anni, il secondo 30 e il terzo 60 anni. Sembrerebbe che le  loro reliquie, almeno le ossa, siano conservate in una teca sotto l’altare maggiore della chiesa di Sant'Eustorgio a Milano dove arrivarono  nel 1034 dopo essere state recuperate in India da Sant'Elena e portate a Costantinopoli.
A Milano arrivarono grazie a Eustorgio trasportate su un carro.  Tradizione vuole che le ruote del carro su cui Sant'Eustorgio trasportava le reliquie dei Magi da Costantinopoli fossero diventate tanto pesanti da non riuscire più a muovere il carro. Eustorgio fu costretto quindi ad edificare la basilica che prende il suo nome per conservarle in un'arca romana di marmo sormontato dalla stella e dalle tre corone, con l'epigrafe Sepulcrum trium Magorum.
Le reliquie furono poi saccheggiate  nel 1162 dalle truppe dell'imperatore Federico I di Svevia, il "Barbarossa", trasferite nella Cattedrale di Colonia dove restano in parte.  Milano tentò più volte di riaverle, Ludovico il Moro nel 1434 fece tentativi  inutilmente, il cardinal Ferrari riuscì ad ottenere parte delle ossa nel  1904 e le collocò proprio nel tabernacolo sopra l'altare dei Magi dove si trovano attualmente, testimoniato nell’antica iscrizione sulla facciata della chiesa dove si legge Basilica Eustorgiana titulo Regibus Magis.

E la befana? Verrebbe da elucubrare che è la versione femminile di Babbo Natale, insomma una rivalsa dettata da un senso di giustizia, proprio per non trascurare le due parti del cielo. In effetti Befana sarebbe sinonimo di Epifania, dal greco Bifania.  I Romani, nel giorno coincidente con il Natale,  celebravano la festività del Sol Invictus che vince sul giorno più corto dell'anno e dopo 12 giorni celebravano la figura femminile rappresentata da Diana, dea sia dell'abbondanza che della cacciagione.  Come Diana fosse diventata brutta e strega lo si dovrebbe alla censura  della chiesa cattolica che nell'Alto Medioevo condannava i riti propiziatori del 6 Gennaio. Peccato!
Per rivalutarla viene in aiuto una storiella strana in base alla quale i re magi avrebbero chiesto aiuto ad una vecchina per trovare la strada che li avrebbe condotti da Gesù ma la vecchina non volle aiutarli. Poi si sa che il rimorso fa la sua parte e la vecchina ci ripensò ma tardivamente ed invano. Non li trovò e decise di lasciare i suoi doni ai bambini nelle case che si trovavano al suo passaggio.
Da allora porta ai bambini dolcetti e caramelle dentro una calza. Perché la calza? Mah!
Numa Pompilio, uno dei famosi sette re di Roma, avrebbe avuto l'abitudine di appendere, durante il solstizio d'inverno, una calza in una grotta per ricevere doni da una ninfa. Ma perché poi proprio una calza? Sarebbe stata forse un contenitore facile da trovare e abbastanza capiente?  
Facile anche nella cultura contadina dove c’era sicuramente il camino, il fuoco e la calza per ripararsi dal freddo.  Ma le calze oggi sono grandi, di una taglia sicuramente maggiore di quelle per bambini. Ancora una volta un segno di furbizia per contenere più doni?
Il carbone? Simbolo di falò e di calore era comunque collegato al rinnovamento delle stagioni. Però poi perché divenne simbolo di punizione per i bambini non buoni?
In ogni caso la notte dell’Epifania rimane una notte magica per chi ancora  racconta la storia della  vecchietta che durante l’anno abita nelle caverne e che a cavallo di una scopa magica porta i regali o la storia degli animali che parlano nelle stalle o nei boschi.
Ma come si chiama la Befana? Barbasa a Modena, Vecchia a Pavia, Redodesa o Marantega a Venezia, Berola a Treviso o altri epiteti non sono altro che fantasie che regionalizzano questa buona vecchietta.
Non ha nome, ci avete pensato?
Mafri


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