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venerdì 8 gennaio 2016

OGNI FILM E' UNA VITA IN PIU'

Va bene, pochi convenevoli e molta presunzione, vi dirò che moltissimi film famosi, personalmente, li considero solamente il progetto distorto di menti raffinate che, non fanno cinema, fanno esche per la massa. Per gente che non vuole vedere un film, ma che vuole semplicemente assistere a qualcosa di banale.
Moltissimi Film era meglio non averli mai visti uscire nelle sale: questo è un fatto.
Io sono una cinofila cinefila, sono stata cresciuta in questo modo ed alla fine ho preso il mio compito molto seriamente, vedere film, per me, è come cercare il sacro Graal, significa estrarre la spada nella roccia.


Ne vedo moltissimi, molti li odio, altri mi imbarazzano, pochi li amo profondamente.
Alcune pellicole hanno cambiato la mia vita, hanno aperto i mie occhi come una scossa, irripetibilmente emozionanti, toccanti, violenti, irriverenti.
Molti sono famosi, certo, altri invece non come dovrebbero esserlo.
Forse semplicemente perchè la gente è molto ignorante in merito.
Questo credo io.
Prendiamo, per un momento  Akira Kurosawa, i suoi film sono sempre di forte impatto, arrivano dove il regista desidera, una freccia che centra sempre il bersaglio; il mio preferito è Cane Randagio, credo di averlo visto così tante volte da perderne il conto. Un conflitto sociale, una guerra fra poveri, e come cambia un uomo, come si sceglie di essere migliori o peggiori giustificandolo con i dolori passati. Sembra girato adesso questo film e se lo rivedessi questa sera, riuscirebbe a darmi ancora nuove idee, riflessioni accurate sulla società, ma anche su me stessa.
Ricordo ancora Metropolis di  Fritz Lang, questo fremito industriale, questi uomini macchine che, alla fine sono alla deriva, nel sistema, come ingranaggi e non come vite, anche questa pellicola mi è molto cara, vista ed elaborata davanti ai testi di  Nietzsche e di Schopenhauer.
All'università scrissi un saggio sull'Arpa Birmana, pellicola del 1956 diretta da Kon Ichikawa, un film sulla guerra, e contro la guerra, un film che tutti adesso dovrebbero prendersi la briga di vedere, fermarsi un momento per riflettere in che modo, il mondo intero risente di quello che accade, anche se non sembra toccarci direttamente.

Ce ne sono tanti di film come questo, anche più recenti. Delicatamente ci chiedono di non avere subito un giudizio, film come Ferro 3 o Time; storie che forse devono restare per quelle persone che vogliono essere sfidare dal regista e dai suoi attori.
Film per quelli che. non hanno paura di cambiare la loro opinione, davanti ad uno nuova prospettiva della vita.
Fra i grandi film, accanto a Rosemary's baby, c'è Clockwork Orange, del quale ho il vinile originale della colonna sonora e una locandina incorniciata a casa. Film se vogliamo con un fondo di violenza spregiudicata. Li ho visti in primo liceo, subito dopo aver assaporato I guerrieri della notte e The rocky horror picture show, ed ero convinta che quel mondo fosse più reale del mio, e non vedevo l'ora di bere assenzio e di fare un giro in macchina, ascoltando Mia Farrow cantare.
Il film di Roman Polanski mi ha insegnato l'amore di una madre, così come Il colore Viola mi ha fatto capire quanto dolore ci possa essere, quanta crudezza nella vita era capace di caderci sopra.
La stesso brivido lungo la schiena di quando mi capitò Pomodori verdi Fritti, ed allora pensai all'amore, alla libertà, alla voglia di essere se stessi.
Se penso alla nostra società le orecchie riproducono l'esplosione di  Zabriskie Point, il film del 1970 diretto da Michelangelo Antonioni e sono certa che ogni giorno ci sono case che esplodono così, disintegrando la loro facciata di perbenismo, ogni giorno si sgretola quel "sogno americano" mai nato.
Quando mi sento a terra immagino che ci siamo altre persone intrappolate, ripenso a Strade perdute di David Lynch, penso che tutti ricordiamo le cose a modo nostro ed allora mi piace pensare che se vivessi a Parigi la mia vita avrebbe le tinte di Il favoloso mondo di Amelie.
Soltanto un anno dopo la pellicola francese cadevo nel mondo de  La macchia umana film diretto da Robert Benton, ed ancora oggi mi capita di pensare, grazie a quel film, ai nostri segreti profondi, a cosa siamo disposti a fare pur di non rivelarli.

Ce ne sono così tanti di bellissimi film che, dovrei scrivere solo su questo argomento decine e decine di articoli, oggi, quello che mi ha fatto venir voglia di scrivere l'articolo, si chiama The Revenant del regista Alejandro Gonzalez Inarritu, che ringrazio anche per Birdman!!!
Trovo il film con Di Caprio magnifico, mi ha ricordato Into the wild del 2007, finalmente una fotografia sublime, un omaggio alla bellezza della natura, ma anche alla sua crudeltà, un omaggio al delicato equilibrio che regola il mondo, dove l'uomo può solo concorrere negli eventi.
Un scorcio magistrale sulla vendetta, l'amore, l'amicizia, e la giustizia che ci arriva dalle azioni più inconsapevoli, quando non la cerchiamo per noi, ma cerchiamo di fare solo la cosa giusta.
Un film che, quando termina ti lascia un senso di profondo stupore, la voglia di ripercorrere la storia ancora per una volta, ricercando i perchè di ogni singola azione, rivivendo i dialoghi profondi e cinici che. rispecchiano lo scorrere del tempo, in una terra dove quello che fai decide chi sei.






3 commenti:

  1. Risposte
    1. Devo vederlo, o sta sera o domani... e ti saprò dire!
      Io adoro Shakespeare, l'ho anche recitato. Solo per il titolo del film ho deciso di dargli uno sguardo!

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    2. PER TE MARCELLO:
      Shakespeare è il signore dei drammi, le sue tragedia hanno un tale impatto emotivo che, può essere eguagliato solo dai maestri greci.
      La situazione sociale, il ruolo della donna sono spesso al centro dei suoi lavori, oltre che grande scrittore è anche grande psicologo. I suoi lavori sono unici perchè a distanza di secoli ne possiamo ancora godere.
      Il film credo sia valido nei dialoghi, perchè se si sceglie di fare Shakespeare non si può semplicemente pensare di prenderne spunto, bisogna seguirlo religiosamente. Quindi la lentezza del film ne va dietro. Nonostante sia un opera relativamente corta è densa di avvenimenti, i personaggi sono messi alla prova, sempre, caduti nel baratro delle tentazioni e delle ambizioni personali, vivono il loro incubo.
      La scena si apre con le streghe, artefici della profezia che aleggia su tutta la vicenda, sono parte del panorama popolare inglese, e spesso Shakespeare ci pone davanti all'assurda considerazione che, animati per paura e senza materiali prove, sembriamo più votati a grandi imprese: Prevalere sull'ignoto ed essere i prescelti.
      In nome di un amore proibito diventiamo intrepidi, in nome del dolore subito (Riccardo III) siamo capaci di diventare dei mostri.
      Il film è gradevole, amo molto il cinema quando si pone teatrale, come fece Pasolini per la sua Medea, interpretata dalla Callas.
      I colori scuri, il continuo rimando al colore rosso, sono il contrasto netto della vita, la battaglia fra quello che desideriamo e quello che avviene, fra quello che vediamo e quello che se ne muove dietro, si percepisce per tutta la durata del film. Questa graffiante e snervante contrapposizione è inscindibile dall'opera stessa anzì con tali sentimenti è stata scritta, ed il film si avvicina moltissimo a questo imperativo.
      Magnifici paesaggi, buona la fotografia.
      Il personaggio che, io amo di più è Lady Macbeth. La toccante scena dove in preda al rimorso cerca di pulirsi è un capolavoro assoluto del teatro mondiale e credo che, avrebbe potuto essere reso meglio. Desolante ed inquietante, ma non violento come, invece io pensano. Un orrore nervoso meno onirico e più carnale, mi sarebbe sembrata la cosa più logica.
      Marion non delude troppo, l'idea di usare un attrice con un volto tanto dolce mi ha nuovamente fatto ritrovare in perpetuo spaccato Shakesperiano fra ombra e luce; fra la linea che le seprara. Sarebbe stato troppo facile dare a Lady Macbeth un volto duro, di ferro, già capace di tutto. La bellezza delicata conduce verso strade perdute, così come, accade spesso nel mondo dello scrittore (lo abbiamo già visto in Ofelia).
      Le donne, cercano la rivalsa sociale, così come in quel periodo lo riesce a realizzare Elisabetta I, ma Shakespeare ci fa riflettere, sempre, su come si arriva al traguardo, se sia la nobiltà d'animo a metterci alla prova o la personale avidità.
      Gli uomini cercano di non mancare le aspettative e nel mentre, si tormentano se le loro azioni siamo guidate da loro stessi o solo da quanto accade intorno a loro. Molti dei personaggi di Shakespeare sono antieroi, e per questo, nel loro fallimento li amiamo, li capiamo meglio rivediamo anche le nostre perdizioni.
      L'attore che interpreta Macbeth è bravo nel farlo capire, abbastanza convincente nel suo dolore. L'interrogativo è "conosci te stesso?" e per tutto il film cerca di salvarsi, precipitando con sempre maggior velocità verso la fine. Macbeth si attacca alla profezia senza volerla capire, ed è questo che lo renderà cieco e spaventato. Si avverte la drammaticità della sua esistenza, più solo che mai, più infelice che mai, un re senza corona.
      Ci sono moltissime riproduzioni cinematografiche, una di Kuroswa ed una di Polanski, e credo che questa, sia ad ogni modo interessante.
      Certo se volete un film tranquillo, dove non serve prestare molta attenzione ai dialoghi non è quello giusto, ma se non si ama il teatro vale la stessa cosa.
      P.s sarebbe meglio vederlo in lingua madre, perchè i dialoghi sono risalenti al 1600 ed è un'altra cosa, letteralmente.

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