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mercoledì 20 gennaio 2016

Le Unioni civili sono questione di diritti e civiltà

Le unioni civili sono tipologie di convivenza fra due persone, legate da vincoli affettivi e economici, che non intendono utilizzare, perché la legge glielo impedisce, l'istituto del matrimonio, alle quali l’ordinamento giuridico riconosce valenza e attribuisce uno status giuridico.



Le classificazioni delle unioni civili sono molto diverse nel mondo contemporaneo e comprendono una molteplicità di regolamentazioni e di modelli di disciplina: in particolare, le unioni civili possono riguardare coppie di sesso diverso o dello stesso sesso.

In moltissimi Paesi del mondo il diritto si è notevolmente evoluto e non è rimasto affatto indifferente all'evoluzione dei costumi, per cui esiste oggi un gran numero di provvedimenti legislativi che disciplinano le nuove unioni.

A mio giudizio si tratta di una sorta di “adeguamento fisiologico” del vivere civile che, ad esempio, esiste in quasi tutti gli Stati membri dell’Unione europea. A questo proposito, non possiamo non riferirci ad un principio che guida la disciplina di questa intricata materia: “Tutti i cittadini dell'Unione hanno gli stessi diritti, indipendentemente dalla loro origine, nazionalità, condizione sociale, dal loro credo religioso o orientamento sessuale”.

L'Italia non ha attualmente una legislazione effettiva per le unioni civili ma finalmente in questi giorni è in discussione in Parlamento un disegno di legge condivisibile.

Il provvedimento legislativo vorrebbe disciplinare le unioni civili per le coppie omosessuali e la convivenza in genere. In sostanza creerebbe un nuovo istituto per coppie dello stesso sesso, introducendole direttamente nel codice civile

Estenderebbe alle unioni civili l'adozione del bambino che vive in una coppia dello stesso sesso, ma che è figlio biologico di uno solo dei due. Stabilirebbe che l’unione civile si sottoscriva di fronte a un ufficiale di stato civile, alla presenza di due testimoni e venga iscritta in un registro comunale.

Sarebbe certificata da un documento che attesti la costituzione dell'unione e che contenga: dati anagrafici, regime patrimoniale, residenza. Si potrà scegliere uno dei due cognomi o decidere di adottare entrambi i cognomi.

L'unione civile non potrà essere realizzata se una delle parti: è ancora sposato, è un minore, salvo apposita autorizzazione, ha un'interdizione per infermità mentale, ha un legame di parentela, è stata condannata per omicidio consumato o tentato sul coniuge dell'altra.

Per quanto riguarda il regime giuridico ovvero diritti e doveri reciproci, figli, residenza, concorso negli oneri, abusi familiari, interdizione, scioglimento dell'unione si applicheranno gli articoli del codice civile.

 Saranno riconosciuti alla coppia diritti di assistenza sanitaria, carceraria, unione o separazione dei beni, subentro nel contratto d'affitto, reversibilità della pensione e i doveri previsti per le coppie sposate.

Non riesco a comprendere quale effetto deleterio possa avere un provvedimento che prende atto di situazioni che ormai esistono della società italiana da molti anni. Se non ricordo male la possibilità di riconoscere il figlio naturale della compagna fu concessa a una coppia molto illustre, più di duemila anni fa.

Io credo che per comprendere questa legge, che ripeto reputo condivisibile e non contrastante affatto con la nostra Costituzione, occorra evitare assolutamente di mettere sui due piatti della bilancia credenze religiose e leggi di uno Stato.

Nel caso si voglia comunque utilizzare questo criterio allora si sappia che nel nostro ordinamento costituzionale le leggi dello Stato prevalgono sulle convinzioni religiose e che in una democrazia rappresentativa quale è la nostra  non sono i precetti religiosi a orientare le scelte di una Nazione.

In Italia, invece, cosa sta accadendo?

Io rifletterei su questo assunto: per l’Europa, le unioni civili sono “diritti fondamentali della persona umana”, per l’Italia, dovrebbero essere “distrazioni gravi ed irresponsabili”, per dirla con le parole di sua eminenza.

Credo sia arrivato il momento di affrontare e disciplinare una volte per tutte questa materia, senza dubbio sintomo di civiltà di un Paese che voglia definirsi evoluto, che riguarda i diritti fondamentali della persona umana.

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