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lunedì 4 gennaio 2016

Il liberismo UCCIDE l'italia

C'è la melassa stucchevole dell'informazione dove réclamizza senza soste di Renzi che spaccia per successi del suo governo e segni della rinascita italiana persino meri doveri dell'Esecutivo: il completamento di opere pubbliche (peraltro di dubbia utilità) cantierate e finanziate (di tasca nostra) da ere lontane e qualche manciata di restauri a fronte di uno smisurato patrimonio artistico e archeologico lasciato nel degrado e nell'incuria.

E poi ci sono le notizie vere, quelle che dovrebbero essere al centro del dibattito pubblico e sulle quali costruire le trasmissioni televisive se non fosse più comodo e profittuoso farlo mistificando la realtà e sfruttando marginali episodi di cronaca di cui sono protagonisti qualche balordo, qualche falso invalido o qualche dipendente pubblico assenteista.
Quante trasmissioni televisive hanno parlato della notizia, sconvolgente e inquietante, dell'aumento record di morti nel 2015 in Italia, un incremento comparabile a quello degli anni della guerra?


Non sono ancora disponibili i dati suddivisi per regione, per classi di età, per sesso, per condizione sociale ed economica che consentano di trarre conclusioni ma evidentemente sul banco degli imputati ci sono la crisi ed il taglio della sanità. Sono fatti accertati che con la crisi e lo smantellamento del servizio sanitario nazionale molte persone sono costrette a rinunciare a curarsi e che si sono persi dal 2004 tra i sette e i dieci anni di vita in buona salute.

E in ogni caso questo dato drammatico appare l'espressione di un paese vecchio, in declino, depresso (l'Italia del “letargo collettivo” secondo il Censis), senza speranze, senza energie, in cui milioni di persone sono ridotte in povertà, in cui si vive nel terrore di perdere il lavoro ed in cui quando lo si perde in un'età avanzata ma con la pensione ancora irraggiungibile ci si ritrova davanti ogni porta chiusa, in cui a quarant'anni si è costretti spesso a vivere ancora a casa dei genitori, in cui i giovani hanno ripreso ad emigrare all'estero per trovare dignità e opportunità, in cui si muore di più sul lavoro nonostante la diminuzione degli occupati (strana coincidenza che ciò succeda con il jobs act e la demolizione dei diritti dei lavoratori!).
Un Paese in svendita in cui i maggiori assetti produttivi nazionali sono già finiti in mano straniera e ciò che resta è esposto sui banchetti dei mercati: capitali freschi da far fruttare con le speculazioni finanziarie per i vecchi proprietari ed un'economia italiana sempre più al collasso.
Un Paese sommerso dall'immondizia, nel quale si mangia sempre peggio, con un'informazione non più attendibile perché al servizio del Potere, nel quale l'inquinamento atmosferico miete più vittime che in qualunque altra parte d'Europa, nel quale le cento terre dei fuochi disseminate in tutta Italia diffondono senza soste mali incurabili.
Un Paese in cui le mafie non commettono più omicidi eclatanti perché ormai hanno vinto, al Sud come al Nord.
Chi viaggia all'estero riferisce che anche Paesi non certo all'avanguardia dal punto vista economico e sociale – come ad esempio Portogallo o Bulgaria o Turchia – si presentano ben più vitali, efficienti, organizzati dell'Italia delle attese interminabili ai pronto soccorso, delle strade dissestate e che non conoscono più manutenzione, delle città sommerse dalle automobili, del degrado dei trasporti pubblici locali e dei treni per i pendolari.
Sarebbe interessante collegare le statistiche sulla mortalità con quelle sulla malattia mentale, sul gioco d'azzardo, sui suicidi, sulla dipendenza dall'alcool e dalle droghe.
Si tratti di un disegno politico consapevolmente perseguito per ridurre i poveri (ed eliminare così gli esseri meno produttivi e più costosi per le finanze pubbliche) oppure degli “spiacevoli” effetti collaterali di politiche ispirate dal più bieco sadismo sociale che chi ha attuato (Napolitano, Monti, Fornero, Poletti & c.) continua a ritenere necessarie e inevitabili, non fa differenza.
La realtà è che il pareggio di bilancio, imposto dall'austerità liberista Europea, si ottiene con i morti.



Se nell'essere umano, così come nelle altre specie animali, fosse predominante l'istinto di conservazione della propria vita e della specie di cui si è parte, si imporrebbe un cambio di comportamenti. Per l'umanità o quantomeno per la nostra comunità nazionale significherebbe ridiscutere le forme di organizzazione sociale ed economica. Richiederebbe ad esempio di spingere al massimo sulle energie rinnovabili e sul risparmio energetico invece di perpetuare l'uso sconsiderato di combustibili fossili e dare il via libera ad inceneritori e trivellazioni petrolifere sotto costa. Oppure imporrebbe di abbandonare la logica dei tagli lineari alla sanità e di preservare ad ogni costo livelli di cura dignitosi ed efficaci per tutti. Semplicemente obbligherebbe tutti a comprendere che il bene comune non può essere perseguito affidandosi agli “spiriti animali” (leggi: feroci predatori) dei mercati e del capitalismo.
Ma nell'essere umano prevalgono dogmi, pregiudizi, vanità, idee e bisogni e comportamenti indotti attraverso il lavaggio del cervello dei media e della pubblicità, manovrati da chi detiene il potere economico. Così continuiamo a vedere il maggior pericolo alla nostra esistenza nei rom, nei profughi, nei lavavetri o nei topi d'appartamento mentre sono evidentemente altri coloro che ci rubano la vita presente e futura. E la stessa idea che - senza cambiare il sistema, senza togliere di mezzo gli elementi che impediscono la possibilità di scegliere collettivamente come realizzare il bene comune - tutto si risolva solo con il cambio della classe dirigente, solo sostituendo i disonesti e gli inetti con chi si suppone (o si presenta come) onesto, meritevole e capace non è altro che l'ennesima fatale illusione.

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