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lunedì 18 gennaio 2016

Erdogan è il peggior nemico della Turchia

Da un lato, la Turchia scatena la guerra tra le forze governative e i curdi, dall’altro si profila la minaccia mostruosa del terrorismo islamista, con cui il governo ha flirtato a lungo.



Erdogan ha fatto di tutto per consolidare il suo potere, il governo ha indebolito il movimento politico curdo e ha di nuovo scatenato la guerra con il Partito dei lavoratori curdi, ha criminalizzato l’opposizione e ha privato le persone del diritto di voto. Il Presidente si comporta come se lui solo sa come stabilire l’ordine nel paese. Le nuove leggi sulla sicurezza limitano rigorosamente il diritto di manifestare, la polizia ha completa libertà di azione: ora le forze dell’ordine potrebbero, ad esempio, sparare sui dimostranti tendenzialmente aggressivi anche nel caso in cui non sono stati attaccati.

La situazione con la libertà di parola, così “tanto apprezzata” da Erdogan, si sta deteriorando ogni giorno che passa. Migliaia di siti web sono stati bloccati, la Turchia ha battuto il record mondiale per la rimozione di link indesiderati da Google. I giornalisti che hanno condotto l’inchiesta sulla fornitura clandestina di armi ai jihadisti siriani da parte dei servizi segreti della Turchia, sono stati mandati in prigione con l’accusa di spionaggio. È stato autorizzato l’arresto degli scienziati che hanno firmato una petizione per risolvere la questione curda in via pacifica, 12 di loro sono già stati arrestati.

L’UE “corteggia” il presidente turco per ricevere dai lui almeno qualche aiuto nel risolvere la crisi dell’immigrazione, ma questo peggiora solo la situazione nel paese e slega le mani a Erdogan. L’UE chiude gli occhi di fronte alle massicce violazioni dei diritti umani ed è in trattative con i “guerrafondai” per risolvere la crisi migratoria, nonostante il fatto che Erdogan stesso abbia notevolmente contribuito al suo aggravamento.

Il paese è diviso più che mai: c’è un una voragine tra ricchi e poveri, laici e religiosi, est e ovest del Paese. Come in passato, lo scopo dello stato è di tutelare gli interessi del governo, mentre la popolazione che soffre in balia dell’illegalità, rimane impotente.

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