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mercoledì 13 gennaio 2016

Caro Faber, ti Scrivo

11 Gennaio 1999, moriva Fabrizio De André, ed io ero solo una bambina, andavo alle medie, ed era un giorno qualsiasi della mia vita.
Eppure il mondo culturale attorno a me si fermò di colpo, storditi, quelli che lo amavano profondamente, ricevettero questa notizie con grande dolore. Mio padre per primo.
Eppure io lo sapevo chi era Faber, alle elementari sapevo a memoria alcune delle sue più facili canzoni, come Girotondo, Bocca di Rosa, Guerra di Piero, Marinella, Carlo Martello.
Le ascoltavo a casa, ed in macchina, perchè c'era sempre la possibilità che la voce familiare di Fabrizio facesse capolino nella mia infanzia.
Per molto tempo, dopo la sua morte, non l'ho più ascoltato, non so bene il motivo, ma per un periodo fui presa da altro. Era meno presente lui, ed io in preda alla frenesia che rincoglionisce ogni adolescente, non sapevo più cosa ascoltare.
Poi con l'inizio del liceo, di colpo fra i Pink Floyd, lo vidi far capolino nuovamente, come un turbine e dentro di me si aprì nuovamente la curiosità.
Per lui e per gli altri miei amori musicali italiani, quali Battiato e Branduardi che riscoprii.

Di Battiato amo la sua onirica capacità di plasmare le parole, l'ingegno nel saper raccontare in un tempo infinito il finito, nel rendere musica l'astratto. Una musica per l'iperuranio, quella del Maestro.
Di Branduardi amo l'incedere medievale, le sue ballate, testimoni di un mondo oscurato.
Ma di Faber, io amo l'umanità, amo il suo comprendere il mondo, raccontarlo senza giudizio, trovando sempre la compassione per questa umanità tradita da se stessa.
Ogni sua canzone è uno spaccato sull'animo umano, sulle contraddizioni più umili e sulle scelte più forti, che ci condizionano. Con semplicità narra la vita, nella sua crudeltà, ma anche nella sua meravigliosa magia.
Ho ascoltato tutte le sue canzoni, le conosco, di tutte riesco ad avocare le parole e quando ho bisogno di ragionare, di sentirmi più umana lo ascolto. Penso: "Faber lo sapeva, lui già cantava quello che mi tormenta, quello a cui voglio dare risposta; ne parlarla a noi per farci sentire più uniti, meno distanti".

Il mio album preferito è "La buona novella", lo trovo perfetto, la storia religiosa assume colori umani, non è più un film da vedere in televisione, cerchi di capirla e diventa una tragedia del nostro passato. Forse solo Shakespeare poteva creare tanta magia raccontando una vicenda.
La grandezza di questo cantautore sta nel saper raccontare la verità. Chi ne fa uso non deve giustificarsi, non deve dare spiegazioni, perchè è tutto già detto.
Per questo,quando ascolto "Un Giudice" penso a non mollare davanti a nulla, penso a cosa significa demonizzare le persone dal loro aspetto fisico, sottovalutando che cosa cambia, dentro chi umiliato ed offeso, decide di dover dimostrare la sua forza. 
Alcune sue frasi sono così potenti che come una fiamma ti lasciano una bruciatura: il cervello se ne appropria. 
Ecco allora che quando vedo l'ingiustizia di Cucchi o di Aldrovandi  penso ad altri, uccisi non dalla morte, ma da guardie bigotte e mi soffermo a ricordare quei "blasfemi" del mondo, uccisi.
Oggi quando vedo i ragazzi uscire dalla scuola e correre a giocare al parco, mi viene in mente quando io non riuscivo a farlo, quando il ritmo balordo del mio cuore malato, non mi faceva prendere fiato abbastanza, e sorrido perchè Faber era con me, ha scritto una canzone solo per dirmi, che prima di tutto si deve vivere e che non bisogna decidere per paura di non farcela. 
Non ho potuto ringraziarlo mai per le bellissime parole, che ha usato in "Un Malato di Cuore" ma da adulta, porto con me la consapevolezza del suo pensiero.

Fabrizio canta il popolo e canta l'amore. 
Io sono sconsiderata in amore, sono difficile, pretendo molto, sono raminga, cedo al silenzio prolungato. Un mio caro amico mi ripete che è colpa dello "zodiaco" e dice che non potevo essere che così dura ed inflessibile.  Ma non immaginavo che queste "qualità" qualcuno le avrebbe riviste in "Giovanna D'arco" e me l'avrebbe dedicata. 
Certo, chi mi conosco, sa i miei gruppi i miei cantanti, ma fra tante canzoni non immaginavo quella, devo dire mi sono commessa. Ancora per un momento il cantante della mia infanzia tornava nella mia vita da adulta, suonava ancora le mie stagioni.

Secondo un Test la mia canzone di Faber è Andrea, forse non molto conosciuta, devo dire, ma non avrei potuto esserne più felice. Anche se stiamo solo parlando di uno stupido test. 
Andrea si è perso.. canta... e tante volte anche io non sapevo più tornare, tante volte anche io guardavo dentro un pozzo con un dolore nel cuore. Inoltre la canzone contro la guerra, parla di un amore omosessuale, ed avendo tanti amici tali, me ne sono rallegrata. 
Molto spesso capita, nella nostra società di dimenticarsi che le persone innamorate sono uguali in tutto il mondo, ed il loro dolore è il medesimo, scoprire che grandi intellettuali se ne ponevano a difesa ci lascia ancora un margine di speranza, per farlo capire a chi non ne è capace.

Tante Grazie, dovrei dire, per aver scritto "Una storia sbagliata", perchè siamo stanchi di veder morire così i nostri compagni, ancora morti ammazzati, per motivi mostruosi, e per omertà tutto sembrava avvolto nel silenzio. Un Perduto Pasolini, ancora vivo in tutti i film, negli scritti, nella sua dolcezza di uomo. Per Pier Paolo anche Eduardo si fermò, intervistato ci disse che avevamo perduto una creatura angelica, e che la sua voce di poeta sarebbe diventata più alta.
Fabrizio ci ha saputo dire anche sulla Mafia con la sua "Don Raffaè" raccontandoci quello che non tutti vogliono ammettere, uno spaccato italiano ancora oggi controverso: la situazione delle carceri e uno stato suddito. 
La collaborazione con Mauro Pagani e con Massimo Bubola ha creato un testo ancora oggi veritiero. Sono queste perle che ci impongono di usare la testa, di ragionare, di leggere le notizie cercando la verità fra le righe, e non seguendo le leggi del branco.

Per altri aspetti, una delle mie preferite è "Il Fannullone". Risveglia sempre il mio essere Anarchica, il mio essere fondamentalmente di sinistra, in modo quasi vizioso.
Perchè quando si sentono versi simili, è impossibile non sentire dentro un orgoglio ferocie che risale lungo tutto il corpo, una voglia di mettere in chiaro le cose, l'affermare, per forza, che tu non sei servo di nessuno e che i piatti se li devono lavare loro. Queste note mi rimettono in carreggiata quando sbando, quando non ricordo le miei origini come si deve e quando mi viene voglia di deporre le armi.

Dovrei scrivere un inserto per ogni canzone, ma questo è impossibile, scriverei un libro su questo grande uomo che intervistato ribadiva che non aveva certezze in tasca, che si accontentava di regalarmi un emozione, che faceva da pacere fra le generazioni, chiedono di non lamentarsi della perdita di valori, aspettando di storicizzarli.
Chiudo allora questo mio omaggio con un parallelismo fra "Delitto di Paese" e "Delitto e Castigo" del mio scrittore preferito, Dostoevsky.
Quando lessi il libro del russo mi illuminai nel vedere che, nonostante l'epoca, lo scrittore salva il suo personaggio, grazie alla redenzione, lo perdona, mostrandogli che c'è una seconda possibilità.
Pensai che veramente Fedor era un genio, di ogni tempo, capace di compassione, pronto a capire le profonde malattie dell'animo umano, capace di non infierire.
La stessa consapevolezza me la regalò Faber, quando per qualche lacrima sul viso, salva i suoi assassini. Salvataggio delicato, pensai, in una società dove la capacità di giudicare, la voglia di puntare il dito, sono prioritari. 
Eppure, ci sono uomini che cantano l'orrore solo per farcene capire le ragioni, solo per farci immedesimare in chi perde, non sempre in chi vince, uomini che ci chiedono di perdonare la nostra fragile natura umana.

Caro Faber, ciao.. noi avremmo voluto ancora averti con noi, eravamo avidi dei tuoi testi e della tua dolcezza, che ancora oggi facciamo fatica a non saperti con noi, eppure molto ci regali, e così quando a Roma c'è stata la tua mostra commemorativa, a me hai dato un pomeriggio con mio padre.
Finalmente non più semplice bambina, ho potuto confrontarmi con chi, prima di me, ti ha amato. 
Sai Faber credo che farò la stessa cosa con i miei figli, cercando di regalargli la tua poesia, la tua voglia di capire, di salvare, di verità.

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