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giovedì 28 gennaio 2016

Benvenuti nel tempo dell'inganno

Leggendo l'istruttivo post del nostro preparatissimo blogger Carlo Mocera, vorremmo enfatizzare il più grande male dei media e che free-italia intende combattere ad ogni costo, ossia la propaganda.
La propaganda ha trovato oggi un formidabile alleato nei grandi media di massa, il cosiddetto mainstream, spesso all’insaputa degli stessi giornalisti che, in alcuni casi, armati più di buona volontà che di arguzia e sagacia, si fanno tramite più o meno involontario di quello che un altro giornalista, Marcello Foa, ha definito come il “frame”, la cornice interpretativa calata dall’alto a cui tutti si adeguano, spesso senza esercitare alcun senso critico.

Siamo prigionieri di ritmi e tempi sempre più serrati, di orari di lavoro sempre più estesi, specialmente nelle metropoli, costretti da un sistema che ci vuole consumatori compulsivi a spendere quasi tutto il nostro tempo nel tentativo di mettere insieme uno stipendio che una volta bastava per due. Siamo sempre più soli, più frammentati, divisi, individualisti, e in questa forsennata ruota per criceti – non causale – cosa sappiamo del mondo là fuori? Quello che ci raccontano i media. Che si dividono solo sui fatti della politica interna, secondo il prevedibile teatrino del gioco delle parti, ma – fateci caso – su tutto il resto danno versioni uguali: hanno le stesse notizie, le trattano allo stesso modo, mettono le stesse foto e, spesso, anche lo stesso titolo! È un grande, immenso Truman Show, un’ipnosi di massa tanto estesa, flessibile, resistente agli strappi e abile a richiudersi, a rattopparsi, quanto estremamente vulnerabile: se si guarda, in trasparenza, non è difficile scorgere le anomalie del sistema, non è difficile grattare la superficie e portare alla luce i varchi verso il mondo reale. Ma se non è difficile, allora perché non lo facciamo? Perché il più grande successo di questo mondo orwelliano è l’averci convinto che quello che non viene detto dalla televisione non esista, sia falso, che anzi la finzione sia più reale del vero, e l’averci trasformati tutti, o quasi, nei guardiani involontari e senza stipendio del sistema, dando rappresentazione concreta ai concetti che qualcuno fissò in maniera esemplare nel suo celebre “Discorso sulla servitù volontaria“.

Chi esce dal “frame”, chi non si allinea alla narrazione uniforme dei media, non viene deportato e non viene ucciso, no. La propaganda è divenuta talmente forte da rendere la violenza non necessaria e perfino controproducente. C’è gente che ha bruciato carriere, stipendi, posizioni di prestigio, l’agiatezza economica, sottoponendosi perfino all’inevitabile irrisione da parte di coloro che, ben protetti dalla loro incondizionata adesione al “frame”, seguono il vento che tira e nuotano al sicuro, nel branco più grande, sempre nella direzione della corrente.

Per questo chi, pur avendo titoli e la professionalità per cercare gratificazioni sociali, rinuncia a tutto per il solo amor di verità e per onestà intellettuale, oggi non esito a chiamarlo eroe, un gigante, perché, come sembra abbia detto George Orwell, “nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario“.

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