BENVENUTI SU ITALIA-LIBERA

sabato 5 dicembre 2015

di marcello scurria: SUPERCALIFRAGILISTICHESPIRALIDOSO

Il pre-giudizio, perché esiste? Discutere sul Giudizio non mette in imbarazzo, anzi... E' l'occasione per avere un oggetto da scavare fino all'osso e con goduria alfabetizzante senza  offendere il pregiudizio imposto dogmaticamente ai fedeli che non hanno alcun diritto di giudicare. Dice il bigotto insieme al prelato:  che diritto hai di giudicare il tuo simile?
Beh, per quel che mi riguarda non sono d'accordo: perché non devo giudicare - e non si tratta di un'opinione - il vandalo che distrugge la mia/nostra aiuola, il passeggero che non paga il biglietto, il piromane che ci brucia il mio/nostro bosco, eccetera, tutti individui che operano nella consapevolezza dell'immunità perché non sono neanche raggiunti dalla deterrenza dell'autorità o dalla pena della legge, né l'istituzione con la paura dell'inferno costituisce un deterrente efficace. E' tanto vero che si è tornati alle grandi domande, come, per esempio, perché la guerra? Dio ama il suo creato?
Pensateci, rifletterci sopra è un pensiero profondo. Inoltre, noi, il popolo,  abbiamo il diritto di giudicare perché i tempi oscuri dell'inquisizione e quelli più recenti dell'obbligo d'ubbidienza o fedeltà a un dittatore sono abbastanza lontani dalle caverne dei carnefici in nome di Dio e dall'obbligo d'iscrizione al partito pena la morte civile. Leggere queste ultime due righe fa subito pensare all'isis, ma il solito tran tran non è nelle mie intenzioni. Sebbene è inammissibile il fanatismo di questi inumani gestori del giudizio, questo articolo non si ispira al carosello.
Qui si tratta di idee, non di fatti.
Chi ha il diritto apodittico del giudizio, il giudice, il prelato, il politico, il mister, eccetera, costoro giudicano per definizione, cioè operano nella discrezionalità e legittimità riconosciutagli dall'Ufficio o dal mestiere che ne esige o caratterizza l'autonomia. Se mi sono spiegato bene, tra questi non ci sono gli opinionisti. Ergo: un opinionista se giudicasse potrebbe dare torto a Erdogan e ragione a Putin, potrebbe, se giudicasse, stabilire apoditticamente che i miliziani del fanatismo hanno tizio caio e sempronio che vendono le armi che saranno utilizzate per uccidere innocenti seduti al bar o sdraiati su una brandina sotto il sole.
E' probabile che Erdogan abbia avuto i suoi detrattori e che abbia fatto abbattere il caccia sovietico perché gli intellettuali come me non rientrano fra le categorie abilitate al giudizio. Quindi, la questione verte sulla comodità o se preferite sulla brutta abitudine di attendere il giudizio sul quale gettarsi a mani nude o armate, con gli occhi infuocati e l'ugola intonata alle volgarità, con l'ipocrita saccenza (consentitemi il termine che chiude in enza) del pettegolezzo colto o erudito.
Ma dov'è il coraggio del giudizio? Ve la fate sotto a comprendere e a spiegare l'errore di un giudice, il tornaconto di un prelato, la sinecura delle forze dell'ordine, l'ipocrisia del politico che negherà, negherà e negherà ancora finché la corte di cassazione troverà il cavillo che annulla il processo o rivedrà le condizioni processuali fino all'assoluzione del colpevole.
Già, perché l'idea sulla quale sto discutendo è che quel politico lì, è certamente colpevole. E' colpevole come un infame, come uno che abusa, come un bugiardo, come uno che offende la giustizia, la morale e la povertà degli italiani.
A questo punto dovreste chiedervi cos'è il pregiudizio?, e dov'è il giudizio? Perché gli italiani attendono il giudizio statisticamente micragnoso prima di darsi agli inutili pettegolezzi? E ancora, la finezza di questo dilemma sta nel fatto che con il termine pre-giudizio non mi riferisco all'aspetto temporale nel senso di prima/dopo, ma nella migliore affermazione di una volontà generale che il giudice dovrebbe rispettare in quanto recita in nome del popolo italiano. Dunque, per voi che siete intelligenti, sarà facile comprendere che il giudizio popolare è la negazione del pre-giudizio autoindotto che il potere gestisce per informare il giudice che l'italiano non capisce e che infine quando capirà, è comunque un coprolito o un eurocoglione. 
Perché  tutto ciò è mera fabulazione?
Naturalmente io (che giudico) che invito a giudicare indipendentemente dal pregiudizio alienante di non peccare d'onnipotenza lasciandovi sopraffare dal dogma dell'umiltà rasserenante, scopro che per essere più consapevoli e più liberi dovete immaginarvi con le ali dell'angelo, il verso della poesia, la religiosità della bellezza.
Succitamente, il dominio della verità.   
Dice la nostra costituzione che vige la presunzione d'innocenza. Sappiamo cosa vuol dire, no? Che nessuno può essere dichiarato ufficialmente colpevole finché non si è pronunciata la magistratura in nome del popolo italiano. Vero. Ma spesso mi chiedo in nome di quale popolo il legislatore ha promulgato quella legge che alla fine coopta il giudizio.
Vi state appassionando al ragionamento? Bene.
La brutta abitudine di attendere un giudizio implica, se voi intelligenti ci fate caso, il  pre-giudizio. Immaginatevi un addetto al legittimo giudizio che assecondi la deontologia di un infame in quanto consapevole che il pregiudizio di non essere legittimato a giudicare  è talmente radicato nella mentalità dell'italiano medio da permettergli qualsiasi impostura. Cosa vi fa credere che gli avvocati non sappiano che il giudice non rispetterà la legge? Li fate così sprovveduti? O non capite che a loro interessa soltanto la parcella che il giudice a sua volta dissimula nel pre-giudizio della imparzialità del ruolo?
Eppure i cittadini che ricorrono alle cure (nota bene: non parlo di medici) pagano per essere presi in giro. Allora, mi chiedo cosa resta da fare all'assistito tradito se non giudicare il proprio avvocato che lo ha tradito e ragionare abbastanza fino a comprendere che si è trattato di un complotto? Altresì, gli italiani sono di fronte a simili paradossi da decenni e il paese di piagnoni è la risoluzione naturale che condividiamo facendo ridere il resto del mondo.
Grazie per l'attenzione, dicembre 2015
Marcello Scurria
   

2 commenti: