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sabato 5 dicembre 2015

NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE E AL RAZZISMO

Oggi parliamo di violenza contro le donne partendo dal, che condanniamo, abominevole atto perpetrato a Caltanissetta ai danni di una giovane donna che è stata vittima di una violenza di gruppo, stuprata e ridotta in stato di schiavitù per ben cinque giorni.
Esprimiamo solidarietà a tutte di ogni etnia, religione o condizione sociale che ogni giorno, spesso nel silenzio dell'omertà e della vergogna, subiscono violenza.


 In Italia, come riportato dalle statistiche ufficiali, ogni due giorni si verifica un femminicidio e una donna su tre nel nostro Paese è stata oggetto di violenza, fisica o psicologica, almeno una volta nel corso della vita. Ma noi sappiamo che la realtà è ben peggiore dei dati ufficiali, in particolare per quanto riguarda le donne operaie e disoccupate che subiscono quotidianamente ripetute molestie, psicologiche o sessuali. La maggior parte di queste violenze e di questi omicidi si consuma “al sicuro” delle mura domestiche e nei luoghi di lavoro. I dati Istat, recentemente pubblicati, non riescono nemmeno a quantificare le tracce e le conseguenze di questa violenza, che resteranno impresse indelebilmente nel vissuto di ogni donna che l'ha subita.
Questi dati ci suggeriscono, intanto, che il maschilismo e la violenza sulle donne non sono un'esclusiva di determinate “razze” (così come certa stampa o certi benpensanti magari vorrebbero farci credere, provando a ubriacarci di menzogne). Ma che, al contrario, nel nostro Paese, tali comportamenti hanno come responsabili prioritariamente i “fedeli” mariti italici che le mattine accompagnano i figli a scuola e la domenica vanno a messa a battersi il petto, magari dopo aver fatto con gli amici un “viaggetto di piacere” in Thailandia, a base di turismo sessuale con minorenni, spesso più piccoli dei loro stessi figli, attività che – ci dicono le statistiche - vede gli italiani al primo posto in questa vergognosa classifica. Uomini che pretendono, nel chiuso delle proprie case, di mantenere storici privilegi legati alla loro presunta superiorità di genere.


Contro la morale borghese e il razzismo
La maggior parte della gente, riproducendo l’ignoranza, tende a prendersela coi più deboli piuttosto che coi potenti. Eppure sono questi ultimi (ossia i poteri forti: banche, grandi imprese, mafie) i responsabili di questa barbarie dilagante. Qualsiasi generalizzazione sull'orribile episodio di violenza a Caltanissetta volta ad attaccare gli immigrati (quelli che la maggioranza, con un termine da noi aborrito, definisce “extracomunitari”), palesa per noi un comportamento razzista, senza se e senza ma.
Prendiamo la distanze da certi commenti che paradossalmente sono per la maggior parte provenienti da donne. Donne che, dimenticando di essere a loro volta vittime di pressioni maschiliste, delle pressioni del sistema che le ritrae come burattine da usare a scopi sessuali, economici, pubblicitari, procreativi, e come “angeli del focolare domestico”, probabilmente credono che con tali commenti contro questa giovane donna e contro i suoi presunti carnefici riusciranno a preservare l'integrità dei loro figli, consegnandoli ai “sani valori”, tutti italiani, della morale cattolica.

Il fatto che siano proprio delle donne, in questi giorni, ad accanirsi contro l’immigrato in sé, dimostra quanto sia urgente costruire un movimento di massa e di classe contro il maschilismo e contro il razzismo, per estirpare dal proletariato queste ideologie che dividono la classe, scatenando una guerra degli oppressi tra loro, a tutto vantaggio dei padroni.

Per quanto finora detto, FREE-ITALIA, fuori dal coro come sempre, leggiamo questo orribile episodio in un più ampio quadro di sfruttamento e di oppressione (delle donne, degli omosessuali, di chi ha un diverso colore della pelle, degli ultimi in generale) perpetrato in ogni angolo del pianeta da una minoranza a spese della stragrande maggioranza dell'umanità.
Le politiche di austerità, promosse da tutti i governi, a qualsiasi latitudine, colpiscono in primo luogo le donne, già spesso di per sé discriminate nei luoghi di lavoro: le donne infatti in percentuale costituiscono la maggioranza dei licenziati sull'altare delle banche, e di fronte al taglio del cosiddetto “stato sociale” e dei servizi pubblici, sono costrette spesso a farsi carico di quelle cure (ai figli, ai genitori, alla casa, ai parenti ammalati) di cui lo Stato si sgrava in nome di una crisi economica i cui costi sono pagati sempre e soltanto dalle masse popolari, per mantenere il profitto e i privilegi di una minoranza mondiale. In tal modo, le donne finiscono per essere vittima di una doppia oppressione (di genere, da parte degli uomini; di classe, da parte del sistema che le strangola) se non tripla, nel caso in cui la donna sia immigrata (e quindi vittima anche dell'oppressione razzista).
Siamo convinti che la lotta contro questo sistema disumano in cui viviamo, il sistema, debba avvenire unendo indipendentemente dal sesso e dall'etnia. Gridiamo con convinzione che solo abbattendo questo sistema basato sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e sulla natura, si potrà costruire una nuova società, libera da ogni forma di schiavitù.

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