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domenica 13 dicembre 2015

di marcello scurria: LA BIBLIOTECA BI BABELE

LA BIBLIOTECA BI BABELE

Mi sono chiesto che ruolo hanno gli psicologi e gli psichiatri nella società siciliana. Già solo siciliana. Perché quest'isola è un richiamo ineluttabile per tutto il mondo che ci ama senza che nessuno abbia messo mai il piede in Sicilia. E' il mito che ci accompagna ovunque nel mondo e sorge nell'animo della gente con l'inevitabilità del Sole o della Luna. Come scrisse Joseph Campbell in realtà diventare Papa non è poi così importante, è un lavoro.
Papa Francesco suscita molta e autentica compassione verso i problemi del mondo e dell'umanità che gli sembrano  irrisolvibili a tal punto da dover ricorrere alla misericordia di Dio. Nulla questio sulla necessità della misericordia alla quale Papa Francesco  fa diretto riferimento quando dice testualmente che la Chiesa ne ha bisogno e che, dunque, l'agognata misericordia non è un'opzione. La dichiarazione è stata divulgata in tutto il mondo e in tutte le lingue contemporaneamente all'apertura delle porte sante che sono ringiovanite nell'ultimo secolo di settantacinque anni. Anche questa rinnovata giovinezza della porta, fa grande economia della pubblicità e della diffusione di sacralità dai toni misericordiosi che tuttavia non ci spiega dov'è il paradiso per rifugiarsi nudi come innocenti e senza peccati da espiare. Già. Perché la cosa difficile da capire (chissà perché?) è che il  richiamo del paradiso non può fare a meno della propria umanità che ha anche il diritto di vivere la sua natura animale.
Che in quella Sicilia del mito universale dove si è vissuti da animali, c'erano anche i diavoli? O il mito che tuttora tutto il mondo rincorre è un desiderio di bellezza che assume in sé tutto la necessità di pace e serenità? 
Ecco il motivo. Una scaturigine importante che i politici siciliani insieme agli psicologi e psichiatri distruggono senza alcuno scrupolo, anzi, con estremo nichilismo arrivista. Se volete contraddirmi uscite dalle scatole che vi fanno girare in tondo per quest'isola come meccanismi senza i sensi che servono a vivere la cultura in tutte le sue manifestazioni a cominciare dal clima e dalla generosità di questa terra.
E' possibile. Perché la Sicilia, i suoi tratti morfologici, la sua Magna Cultura crebbero mitici e immortali perché si staccò dall'Africa per essere lo spazio vacanziero dei miti e divinità che cercarono riposo  come neonati cullati dal muoversi tiepido e fantasioso ondeggiare del Mediterraneo capace di assopirli come si addormentano oggi  i neonati al rotolamento delle ruote lungo l'autostrada.
Tralascio la città che da decenni vieta l'assopimento di menti e corpi innocenti sconvolti da mille rumori peccaminosi. Isterici. Incivili. Ecco.
Se ci pensate è uno dei peccati che pone fine alla pace paradisiaca. Cosa può fare la misericordia per questi neonati o bambini perfetti che cercano nel sogno la compagnia della propria anima in comunione con l'angelo custode? Chi degli psicologi o psichiatri siciliani ha mai pensato a rimuovere peccati sociali così gravi? Che adolescente e soprattutto che adulto verrà furori da una mente e un cuore così tanto disturbato durante la crescita? 
Chi è migliore di me, sa cosa vuol dire godere dell'esicasmo. Oh! Che parola sconosciuta! Già. E sono sicuro che non è affatto un caso se siamo in pochissimi a conoscere i vantaggi misericordiosi dell'esicasmo. La Sicilia che ne fu la patria e anagrafe dei più Grandi deve riscoprire il significato di ciò che qui è stato inventato e divulgato per secoli sotto forma di poemi, mito, sacralità e genio scientifico.
Ebbene, ho applaudito al suo viaggio in Africa, perché Papa Francesco è un'autorità che spara a zero sull'arroganza, sull'aggressività e l'assenza di relazioni umane. Vuole, infatti, che la sua chiesa consenta l'avvicinamento di ogni dialogo dalla famiglia alla politica internazionale. E mi piace.  Papa Francesco promuove il salto di qualità a piè pari sulla società corrotta qualsiasi ne sia l'origine. Mi spiego con un paragone facile da interpretare nella sua metafora politico-istituzionale. Nessuno sa quale possa essere stata la reale data di nascita di Gesu', ma è stata scelta quella del solstizio d'inverno, il 25 dicembre, quando le notti iniziano ad essere più corte e i giorni più lunghi.  L'etimologia del termine religione spiega cosa c'è di estremamente interessante nel lavoro di un Papa. Che essendo un lavoro, anche la chiesa è piena di papi indegni d'essere i capi carismatici che istituzionalmente la burocrazia ecclesiastica accredita all'infallibilità. C'è chi sostiene che "religione" derivi da religare, ovvero legare insieme, nel senso di un legame di dipendenza alla entità dichiarata (istituzionalmente) superiore. "Religione" pertanto, va capita nel rapporto di  dipendenza dalla divinità che si esprime attraverso la serie di atti dovuti ed obbligatori che sanciscono o confermano la dipendenza stessa da un protocollo istituzionale.
Ma anche, e soprattutto, che  il termine "religione" deriva da relegere  con il significato di aver cura, custodire, compenetrare o compenetrarsi in modo tale da implicare il coinvolgimento personale diretto e libero con la sua entità che dimora nel cuore insieme all'angelo custode che, liberato dal canone convenzionale, non trasforma la personale capacità di percepire la religiosità o la sacralità della vita con la compenetrazione spontanea che il regno comune a tutti gli uomini, richiede.
Una cosa difficile da fare mentre si è alienati dai dogmi dell'ipocrisia da cui la chiesa ha bisogno di prendere le distanze per rendersi conto quanta umanità occidentale è all'altezza di recepire il messaggio fino a saperlo partecipare come scaturigine naturale del pensiero del cuore ispirato alla misericordia. In altre parole, come non può esserci  amore nel nichilismo dei politici, degli psicologi e  psichiatri che operano da cucuzzari, non può esistere misericordia se il sacro non è incarnato in un sentimento di religiosità  altro rispetto allo stereotipo del libero arbitrio imperniato sui dieci comandamenti. Quindi, come ho già scritto, nulla è assiomaticamente sacro a chi pensa con sacralità, significa che la misericordia è un atto della  libertà di pensiero, del pensare creativo molto distante dal monotono, acritico, pedissequo, innaturale stereotipo dell'infallibilità ecclesiastica.
Da questo punto di vista la chiesa e noi cristiani siamo ancora allo start, al principio, al cominciamento di una riflessione sulla natura la cui comprensione è misericordiosamente proporzionale alla necessità di bellezza.  
Grazie per l'attenzione Dicembre 2015
Marcello Scurria

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