BENVENUTI SU ITALIA-LIBERA

lunedì 21 dicembre 2015

Il volto della menzogna

La democrazia si affida a due funzioni fondamentali: l’esercizio di un potere legittimo (fondato sul consenso della maggioranza) e la comunicazioni pubbliche. Il rapporto tra queste due funzioni costituisce un buon criterio di giudizio sulla qualità di un governo. Quanto maggiore è la distanza tra l’una e l’altra, tanto minore è la legittimità sostanziale di un governo. Il quale si pone fuori dal quadro democratico se, nel perseguire i propri disegni, si affida alla menzogna politica, deformando per questa via l’esercizio della sovranità popolare. Stando così le cose, si può sostenere che il governo in carica è un esempio di violazione dei principi democratici.


Il governo Renzi è un paradigma di potere antidemocratico in primo luogo per i suoi obiettivi. Renzi e i suoi sodali non fanno altro, da quasi due anni, che attaccare diritti e condizioni del lavoro dipendente, smantellando tutele giuridiche e contrattuali e conquiste salariali frutto di lotte. Non fanno altro che bombardare il welfare (la sanità; il sistema pensionistico (tra i più iniqui d’Europa); il diritto allo studio) e le condizioni di vita dei meno abbienti, l’uso del denaro pubblico solo in funzione elettorale. Non fanno altro che spostare ricchezza verso l’alto a forza di privatizzazioni, misure fiscali anticostituzionali e regalì, come quelle  del decreto salvabanche, che, con tutti i disastri che sta provocando facendo già la fortuna dei nuovi vertici bancari, come di consueto, l’intervento salvifico della Cassa depositi e prestiti. Non fanno altro, infine, che colpire le istituzioni fondamentali della democrazia rappresentativa dando corpo a un disegno autoritario che conferisce ogni potere all’esecutivo, cioè alla cricca dirigente del partito di maggioranza relativa (vale a dire al 15, 20 per cento al massimo del corpo elettorale).

Ma il governo Renzi è un caso estremo di violazione dei principi democratici anche per la distanza tra pratica e narrazione propagandistica. Qui sta forse la più grande differenza rispetto ai governi Berlusconi, che se non altro non ha mai nascosto di voler difendere sopra ogni altra cosa la «libertà», cioè proprietà, patrimoni e privilegi. Anche Renzi capeggia un governo di liberista; realizza politiche di destra; trasforma il paese in base a un disegno liberista. Ma – come Tony Blair – fa tutto questo come capo di un partito che, per storia e ragione sociale, rappresenta, in linea di principio, la prima forza dello schieramento progressista. Ma mente sistematicamente, raccontando storie cucite su misura per quella parte della società, sempre più disorientata e depressa, che, continuando a pensarsi di sinistra, tende a prendere sul serio la fanfara propagandistica di questo governo.

Il mantra ossessivo del paese che finalmente «riparte» è la menzogna più odiosa, mentre le nuove povertà dilagano, soprattutto al Sud e tra i più giovani, di pari passo con la disoccupazione e la precarietà. È una bugia che fa il paio con lo slogan del capitalismo compassionevole USA., con «nessuno sarà lasciato indietro» spudoratamente sbandierato mentre le ineguaglianze esplodevano nel cuore del capitalismo e la miseria si abbatteva su milioni di persone. Il governo e il suo «capo» mentono su tutto. Promettono l’esatto contrario di quel che fanno in politica estera, sui fronti di guerra in Nord Africa, in Medio Oriente e in Asia centrale, nulla è cambiato rispetto all’«interventismo democratico». Raccontano un paese modello sul piano della difesa ambientale, mentre l’Italia registra il record europeo delle morti per smog e l’aria della Val Padana si conferma la più inquinata d'europa. Vantano meriti inventati come la fine del precariato nella scuola o l’aumento di spesa nella sanità, mentre decine di migliaia di precari rimangono sempre al palo e quasi ogni mese il servizio sanitario si vede costretto a nuovi tagli.

Nulla di nuovo, si dirà. Salvo che la menzogna politica è una tossina che trasforma in profondità un paese, alimentando disorientamento e cinismo. Siamo un paese sempre più confuso e sfiduciato, oltre che malandato e depresso. E la fiducia è un bene fragile oltre che prezioso: facile a disperdersi, difficilissimo a ricostruirsi. Solo che, senza fiducia nella politica e nei propri rappresentanti, è la democrazia stessa che rischia di andare in malora.

Quello della verità (della veridicità) in politica è un vincolo tassativo, che coinvolge pesantemente la responsabilità di tutta una classe dirigente. Il che chiama in causa, con Renzi e il suo governo, altri comprimari: la «grande stampa» in primo luogo, senza la cui quotidiana complicità questo gigantesco inganno non sarebbe possibile. E il Partito democratico tutto. Che non soltanto oggi permette a Renzi di fare il proprio comodo a danno del paese, ma gli si è consegnato due anni fa ben sapendo a cosa andava incontro.

0 commenti:

Posta un commento