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martedì 1 dicembre 2015

Il mondo NON è risiko, fermiamo l'offensiva imperialista

Gli attacchi terroristi dell'Isis, il mondo è diventato un campo di risiko, favorendo una infame "crociata civilizzatrice", l'Onu, che ha approvato in fretta e furia una risoluzione a uso e consumo di Parigi, con la quale si rivendica la militarizzazione delle frontiere in Europa e un inasprimento del controllo degli spostamenti, inclusi quelli dei cittadini europei.


Escalation militare 
Sul piano militare, la reazione immediata di Hollande è stata quella di intensificare i bombardamenti in Siria. Caccia del tipo Rafaele e Mirage (1) hanno effettuato bombardamenti su ampia scala, principalmente sulla città di Raqqa, autoproclamatasi capitale del “Califfato” controllato dall’Isis a partire dal giugno del 2014. Pochi giorni fa, la portaerei Charles de Gaulle, ammiraglia della Marina francese, è arrivata nel Mediterraneo orientale, triplicando la potenza di fuoco della Francia nella regione.
Nell’ambito di questa offensiva, Hollande ha stretto un patto con la Russia. Anche gli attentati dell’Isis a Parigi sono tornati utili a Mosca. Putin, sanzionato economicamente dagli Usa e dall’Ue a causa della sua politica annessionista in Ucraina, ha approfittato di questa occasione per rafforzare il suo cinico appello ad una “azione globale” contro il terrorismo, cercando di rafforzare la sua posizione a livello internazionale e, soprattutto, salvaguardare meglio i suoi interessi in Siria, a partire dalla difesa della base navale di Tartus e degli accordi petroliferi tra il regime di Al-Assad e le imprese russe. 
Il presidente russo cerca di trarre vantaggio dalla “grande coalizione unitaria” proclamata dall’Eliseo, non solo per attenuare il suo isolamento, ma anche per aumentare la sua influenza nella regione. Non è per altri motivi che dopo gli attentati di Parigi il Cremlino si è affrettato a riconoscere che l’aereo russo abbattuto sul Sinai lo scorso 31 ottobre è stato frutto di un attentato dell’Isis, cosa che in un primo momento era stata negata. La verità è che, astutamente, la Russia si è unita del tutto alla “crociata civilizzatrice” dell’imperialismo e ha annunciato che aumenterà la sua presenza militare in Siria con almeno 25 aerei in più.
Allo stesso tempo, l’azione terrorista dell’Isis ha rafforzato la presenza di Al-Assad al potere e, quindi, complica ulteriormente la situazione politica e militare dei ribelli siriani che si battono contro la dittatura. 
Le cose stanno così perché questi attentati hanno rafforzato tutta la politica volta a mantenere al potere il Satrapo di Damasco – che continua a massacrare il popolo siriano senza sosta e nell’indifferenza di tutto il mondo – da tempo considerato dall’imperialismo come un “male minore” di fronte al pericolo, in primo luogo, di una vittoria della rivoluzione siriana e, in secondo luogo, di fronte all’avanzare dell’Is in Medio Oriente e non solo. 
Per questo, una settimana fa, a partire dall’accordo tra gli Usa e la Russia, si è svolta a Vienna una conferenza per raggiungere una “transizione negoziata che, anzitutto, “preservi le istituzioni [la dittatura, nda]” in Siria. La realtà è ben diversa dalle favole castro-chaviste sul fatto che l’imperialismo starebbe “cospirando” contro Al-Assad: né gli Stati Uniti né l’Europa, nell’ambito di questo piano controrivoluzionario, si fanno particolari problemi nell’ammettere la possibilità che Al-Assad si mantenga al potere per un periodo più o meno lungo.
E’ per questo che, se da almeno un anno e mezzo più nessuno parla di “abbattere” Al-Assad visto che la “priorità” è diventata quella di combattere l’Isis, dopo gli attentanti di Parigi nessuna potenza imperialista fa accenno alla dittatura in Siria. 
Rispondendo con solerzia all’appello francese, il governo britannico ha annunciato i suoi piani di bombardare la Siria a dicembre. Cameron, dopo essersi incontrato con Hollande, ha anche assicurato un incremento del 30% delle spese “contro il terrorismo”. 
Similmente, la Merkel ha annunciato che invierà 650 soldati tedeschi in Mali, con il compito di alleggerire i compiti dell’esercito francese nell’Africa orientale, affinché possa concentrarsi nella “lotta contro il terrorismo” in Siria. 
Vedremo come si evolverà questa escalation militare. Gli Stati Uniti, almeno fino ad ora, hanno assunto una posizione più cauta. Mentre Hollande proclamava la “guerra”, Obama metteva in guardia sul fatto che “non si tratta di una guerra convenzionale”. I candidati alla sua successione, come la democratica Hillary Clintono o il repubblicano Jen Bush (fratello di George W. Bush), si sono affrettati a reclamare l’invio di più truppe e un intervento più incisivo nella regione.
Tuttavia, Obama ha ripetuto che, per il momento, gli attentati di Parigi non gli faranno cambiare tattica: attacchi aerei combinati con l’appoggio di “forze locali” per respingere l’Isis. Gli Usa hanno 3500 militari in Iraq e una cinquantina di “truppe speciali” in Siria. Nonostante la retorica bellicista degli avversari di Obama, retorica che ha il fine evidente di capitalizzare elettoralmente gli eventi francesi, a parte alcuni “falchi” nel Congresso o candidati minori, nessuno propone seriamente di ripetere una invasione sul modello di quella in Iraq nel 2003. 
Tuttavia, ciò non esclude la possibilità che altri Paesi, come la Russia o la stessa Francia, inviino soldati in Siria. Putin ha annunciato che sta studiando questa possibilità che, all’interno di questa dinamica politica e militare, non si può escludere.

FREE-ITALIA chiede:
1. E’ necessario che tutti respingano categoricamente l’escalation di attacchi aerei e l’eventuale invio di truppe di terra in Siria. Non bisogna perdere di vista nemmeno per un attimo il fatto che l’imperialismo è il principale responsabile della catastrofe economica e sociale che sta avvenendo in Medio Oriente. I governanti statunitensi ed europei sono i più grandi terroristi della storia mondiale. Per decenni non solo hanno colonizzato ma anche promosso guerre, occupazioni, massacri atroci, sostenuto dittature sanguinarie come quella di Al-Assad in Siria e, quando è loro convenuto, hanno sostenuto gruppi come Al Qaeda e Isis, che prosperano nella situazione di caos e di totale disperazione in cui sono oggi trascinate migliaia di persone in Paesi come la Siria. 
2. I bombardamenti imperialisti in Siria e in Iraq, oltre ad essersi rivelati inefficaci contro l’Isis, porteranno solo altra morte e altra sofferenza per la martoriata popolazione civile in Siria. Da quando gli Usa hanno cominciato a bombardare l’Isis, sono morti migliaia di civili. Negli ultimi gironi, per esempio, sono morte centinaia  di persone innocenti a Raqqa, una città con una popolazione di circa mezzo milione di abitanti, che sono attaccate indistintamente dalle bombe dell’aviazione francese, nordamericana, russa e siriana. 
3. La forma più efficace di distruggere militarmente l’Isis passa per il rafforzamento della resistenza armata in Siria, sia quella araba che quella kurda. Lo dimostrano le vittorie dell’alleanza tra le milizie kurde e l’Esercito Libero Siriano a Tal Abyad e a Kobane in due occasioni. Lo stesso possiamo dire dei peshmerga kurdi-iracheni, che pochi giorni prima degli attentati avevano liberato la città di Sinjar dagli artigli dell’Isis. Non si devono sostenere i bombardamenti imperialisti o della Russia, viceversa occorre sostenere l’invio di armi pesanti e tecnologia militare avanzata alle brigate ribelli, affinché possano distruggere i progetti dittatoriali tanto di Al-Assad quanto dell’Isis. Sosteniamo pienamente la richiesta dei Comitati locali siriani: “Insistiamo anche sull’importanza e l’urgenza di sostenere il popolo siriano, tanto all’interno come all’esterno del Paese, per aiutarci a difendere il nostro diritto di essere liberati e liberate dalla tirannia e dal terrorismo. Accettare che Assad permanga al potere nonostante i suoi crimini contro l’umanità non ci aiuta nella lotta contro il terrorismo; diversamente, continuerà ad avere garantita la sua fonte principale”. 
4. In Francia e in tutta Europa, la lotta contro le misure repressive e la messa in discussione delle libertà democratiche più elementari che i governi applicano o cercano di applicare, è importantissima  in questo momento. In questo senso, la solidarietà con i rifugiati deve raddoppiare. 
Mentre i governi reprimono, criminalizzano, cercano di chiudere ulteriormente le frontiere a migliaia di persone che fuggono dalla guerra che l’imperialismo, e le dittature da esso sostenute, provocano in Medio Oriente; mentre il razzismo, la xenofobia e i partiti di ultradestra o direttamente neonazisti alzano la testa al rullare di tamburi dei governi europei, le masse popolari devono rispondere con l’unità, la  lotta e la solidarietà, al di là delle differenze etniche, religiose, nazionali, contro lo stesso nemico comune: la barbarie capitalista e imperialista e i suoi governi e Parlamenti. 

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