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venerdì 18 dicembre 2015

di marcello scurria: ARS cioé L'Arsenico la Rottamite e la Scrollolandia del governatore


Glumelle...
Uno sconcerto! Altro che delizia! I corpi contundenti non producono armonie, al massimo sono botte che producono crocchi o echi dei legni cavi residuati dai tormenti degli alberi. Come se non bastassero gli incendi e i tagli, anche le botte su quello che ne resta, come battere un cranio vuoto e chiamarlo «il suono dell'intelligenza». Una cosa schizofrenica. Sono un onesto peccatore abituale, e mi dedico a normalizzare. E' questa la parola giusta da dove cominciare.
Prendiamolo come l’incipit della salvazione. Io normalizzo ciò che è distante dai tempi dorati che da decenni sono stati ridotti peggio di una bassa lega. Mi ricordo come furono e li immagino come dovrebbero essere mentre i giornali scrivono ipocrisie mercenarie: il brutto si fa bello, la povertà si fa ricchezza, l’abbandono si fa cura, la criminalità si fa giustizia, gli amministratori sono eccellenti, il turismo va a gonfie vele. Non sono pazzo e non sono solo in questa città che ospita il Trionfo della Morte. Si tratta d’una metafora, un capolavoro della maiolica intitolata alla scaramanzia.
Se per alcuni secoli fu così, ora il trionfo della morte è preso alla lettera e, visto il degrado, forse c’è chi spera in una profezia alla Ferdinandea.
Mi capita di incontrare vecchie amicizie nei luoghi che ci incantarono, ci ammaliarono o ci fecero innamorare, proprio come accadde a Oscar Wilde che nel 1900 definì Palermo, «una città bellissima.» Prima e dopo di lui ne sono arrivati a decine e alcuni di loro si sono fermati fino a morire. Ecco. Sebbene nato più di un cinquantennio dopo, noi rimpiangiamo quella pace e benessere tradite da politici e amministratori che da molte legislature seminano odio, violenza e distruzione in simbiosi con la corruzione, la mafia e il malgoverno organizzato. La normalizzazione di questi luoghi non è un volo pindarico e la bellezza non è una questione di gusti, bensì di verità. Valori assoluti da rievocare e da restituire a nuova vitalità interrompendo il degrado di uomini e cose in rotta di perdizione. Intanto, mentre si mischia l’oro col piombo e il diavolo con l’acqua santa, la morte si incensa di trionfi e l’ipocrisia si addobba di amenità. Vi immaginate le nostre facce di fronte a un simile scelo?
Se prendo questo vaso e lo sbatto per terra, cos’ho fatto? Ho distrutto un vaso. Per quale follia dovrei lasciarmi convincere che mille di questi vasi fatti a pezzi, facciano progresso o civiltà? La distruzione semina altra distruzione! Sono esterrefatto dal trionfo del guastatore. Com’è fortunato a non essere ostacolato! Non è giusto dare alle briciole la gloria della maestosità e mi sento soffocare al pensiero che può solo peggiorare. Abbiamo costruito organi giganteschi per onorare la magnificenza del creato, abbiamo intrecciato note capaci di intonarsi con il cielo e abbiamo composto spartiti in onore della natura imitando i suoni fatti di puro alito, bramosi d’amore che ridondano di gioia; ovvero la musica è la prova che il genere umano è molto più intelligente di quanto comunemente si creda. Infatti, l’istinto creativo è il più importante fra gli impulsi basali. Non dobbiamo permettere che l’ipocrisia e la furbizia dei coproliti dissacri l’intelligenza che ci appartiene per diritto divino, come la musica, le scienze, la letteratura, la logica matematica, le belle arti. «Nati non fummo per viver come bestie ma per seguir virtute e conoscenza» disse il sommo Dante che pensando il pensiero raggiunse le più alte vette dell’iperuranio, regno della bellezza perfetta. La bellezza materializza il trascendente il quale, essendo di natura divina, ci fa stare bene come i fiori e i loro profumi fanno nascere un arcobaleno sulle terrazze dello spirito.
Perciò mi arrabbio se una goccia d’acqua che da sola non può far nulla gode della fama di un fiume. I coproliti finiranno per distruggere tutta la complessità della natura e prosciugheranno l'abbondanza di ogni fiume. Da oltre un cinquantennio inaugurano l’inizio di un più grande dolore al quale ci hanno fatto abituare. Invece, ai disastri non dobbiamo abituarci, ma dobbiamo reagire con la saggezza necessaria a normalizzare ciò che è già intollerabile riflettendo su come salvare subito il salvabile. Che ingenui siamo stati: basta sfogliare un giornale di cinquant’anni fa per renderci conto dell'odio che ha animato i nostri governanti costantemente alla ricerca di cosa distruggere di questo cosmo diviso in pro e contro, in bene e male, in Cristo e anticristo. Come se non ci fosse nient'altro da capire.
Ma la vita è cosi banale? Chiediamocelo, perché la velocità del male cavalca un nichilismo che ci toglie le scarpe mentre camminiamo e va a razzo dopo averci lasciato a piedi nudi.
Come se l’umanità non ne avesse già abbastanza di problemi da risolvere, il guastatore si affanna a dare un nome ai colpi e a istituzionalizzare le nuove botte contro il benessere dei cittadini. L’attuale perversione è un pozzo senza fondo di complicazioni che sta distruggendo il mondo intero. Nuovi pugni sono scambiati per arte, e i manrovesci si abbattono senza pietà su qualsiasi figlio abbia più intelligenza di un presuntuoso che mena bastonate o pietrate certo d’essere assolto dalla legge italiana, quasi sempre mercenaria e cucuzzara. Un’offesa alla sincerità che inneggia all’ipocrisia come se la fanfara delle grandi occasioni suonasse per lei.
...Beh! Già suona allato della guida. Appunto. Dobbiamo fare in fretta.

1) In botanica ciascuna della due brattee che nelle graminacee avvolgono i singoli fiori della spighetta.


Grazie per l'attenzione, Dicembre 2015
Marcello Scurria

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