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martedì 24 novembre 2015

Siamo figli della rabbia

Noi di FREE-ITALIA potremmo anche comprendere la campagna di enfasi sui valori dell'Occidente scatenata dai media leggendo la lista di virtù che la nostra parte del mondo pavoneggia. Partecipiamo dello stesso dolore ma conosciamo anche l'insopportabile propaganda politica camuffata di informazione. Ma la lista dei nostri valori è bugiarda e incompleta non solo perché si limita a ricordare la libertà individuale, lo stile di vita e pochissimo altro.

Mancano infatti la retorica, l'incapacità congenita di comprendere le ragioni dell'altro e l'autoassolversi. Latitano anche conquiste positive che effettivamente possediamo: lo spirito critico, la capacità di analisi storica. Queste ultime dovrebbero ricordarci che dentro l'Occidente, nato colonialismo,  è fiorito e prospera da secoli il razzismo, distinzione e sopraffazione del diverso. Noi datiamo la fondazione dell' Occidente con la scoperta delle Americhe. Ma dimentichiamo che quell'avvio dell'occidentalizzazione del mondo coincide con lo sterminio delle popolazioni native.

E' in questi momenti che la mancanza di analisi critica, di lucidità, di onestà storica può indurre a compiere errori fatali. E allora, chiediamo: qual'è il senso dell'espressione “scontro di civiltà”, aggiornato a “guerra di civiltà”? Guerra di civiltà? L'Occidente non ha mai smesso un istante di fare guerra agli altri da quando è sorto. L'espressione non è solo un capovolgimento clamoroso della realtà storica, è una rappresentazione del presente infondata sino al ridicolo.

Ma non è così. In realtà quello che un tempo era Oriente e ora chiamiamo Islam, non è che un mondo culturalmente annichilito dal dominio dell'Occidente. L'ideale da noi costruito si è ormai imposto come l'unico orizzonte di possibilità a tutti i popoli. Le grandi masse di religione islamica non hanno altra prospettiva che di essere assorbiti dai valori e dagli idoli scintillanti della nostra società. Sono condannati a diventare come noi. Ma non è solo da tale immenso accampamento di sconfitti che partono le imprese disperate dei terroristi. Al suo interno le élites musulmane non disdegnano di assaporare le ebbrezze di belle donne e delle Ferrari. Perché anche l'Islam è diviso e lacerato dalle disuguaglianze.

Tale realtà è vera e nota da tempo. Quel che cambia è l'intimo nichilismo del nostro essere. Un nichilismo che ha lo stesso volto per i giovani europei, bianchi e cattolici come per i ragazzi musulmani della banlieue parigina. Al di sotto delle fantasmagorie del consumismo, le società del nostro tempo svelano la desertificazione di senso a cui sono approdate. Non hanno nessun progetto di futuro da proporre, nessun nuovo assetto di civiltà con cui attrarre e sedurre culture altre. Tanto meno i giovani musulmani di seconda generazione, senza lavoro e senza opportunità. DOv'è finito l'American dream?

Oggi le nuove generazioni hanno la certezza che non potranno contare sulle stesse opportunità e i vantaggi dei loro padri. Di quale protezione sociale godranno una volta anziani? Quale certezza di occupazione e di reddito, di stabilità nel lavoro, nelle relazioni umane? Quale messaggio di solidarietà, di superiore assetto del vivere in comune, di felicità collettiva lanciano ad esse le élites dell'odierno capitalismo?

Tutto ciò che il mondo può offrire alle nuove generazioni è un nuovo prodotto tecnologico da godere in consumistica solitudine. Perfino il nostro avvenire sul pianeta, a causa dell'esaurimento delle risorse e del riscaldamento globale, appare minacciato. Per il resto, l'intero tessuto della società cosi come l'abbiamo conosciuta viene frantumato, risucchiato negli scambi di mercato.

Eppure l' Occidente, mentre massacrava altri popoli, ha tenuta alta la bandiera del progresso, almeno per i propri. Oggi non accade più, anzi, si torna indietro. Perciò nel senso in cui si utilizza oggi il termine, Occidente non ha più corso. Dovremmo essere onesti e dire la verità. Il messaggio di morte dei terroristi è figlio legittimo di questo capitalismo predatore e senza speranza.

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