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domenica 15 novembre 2015

#ParisAttacks, LA GUERRA DEI MEDIA

“Un 11 septembre à la française”  in grande stile, peggiore di quelli verificatosi finora in Francia. Un attacco multiplo, coordinato e simultaneo: si tratta quindi di una rete terroristica. Analizziamo meglio il fatto dal punto di vista mediatico.


Le ipotesi ufficiali, ossia quelle diffuse sui media mainstream non tentano in realtà di dare una spiegazione degli eventi di Parigi, ma di appiccicarli in modo posticcio dentro il libro delle fiabe che ci vengono narrate giorno per giorno: alcune propendono verso la guerra di civiltà, riflesso post modernista della superiorità bianca, altre più castamente si preoccupano di eliminare qualsiasi sospetto sulle responsabilità dell’occidente  e su quelle francesi per le spinte neo colonialiste che ne hanno distinto l’azione dall’inizio della crisi. Né si fa cenno del ruolo della Russia (dimenticando che l’abbattimento del jet di Mosca sul Sinai ha fatto quasi il doppio delle vittime) o ci si preoccupa di collegare con qualche linea appena accennata le vicende mediorientali e ucraine, men che meno di citare non solo la creazione dal nulla, ma anche l’enorme aiuto dato al terrorismo buono anti Assad che adesso è diventato terrorismo cattivo, anche se fa sempre comodo averlo come strumento di ricatto al centro del medioriente e dunque lo si è combattuto con pigrizia e blandizia. La sostanza di questa tesi è la più ideologica, anche se apparentemente più oggettiva grazie alla sottrazione di elementi, è che la strage di Parigi giustifica a posteriori ciò che viene fatto dal 2011 ad oggi in Siria.  Per concludere che siamo in guerra e che dunque bisogna attrezzarsi per essa, comprese le compressioni di libertà che ciò comporta.

Proprio in contrasto con questa svergognata assoluzione aprioristica data in forma di spiegazione nascono le tesi cui prodest nelle quali si fa notare che il tragico evento contribuirà a rafforzare la governance neo liberista europea, la forza dei massacri sociali che essa impone e la negazione della democrazia. Ma servirà anche a spezzare la sempre maggiore resistenza che alcuni Paesi europei Germania in testa (seguita in questo anche dalla Francia), stanno facendo ai piani egemonici di Washington contro la Russia e stranamente allo Stade de France dove tutto è iniziato, sedevano l’uno accanto all’altro i maggiori responsabili della politica di appeasement verso Mosca, ossia lo stesso Hollande e il ministro degli esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier. In ultimo la strage rinvigorisce la spinta verso il trattato transatlantico destinato a rendere l’Europa una colonia americana e trasformarla in cuscinetto di distruzione in un eventuale conflitto con l’Eurasia.

Certo, se queste saranno le conseguenze dell’attentato, è lecito chiedersi se esso non sia stato in qualche modo preparato dando perciò vita alle tesi complottiste nelle quali si fanno notare alcune incongruenze che alludono quanto meno ad una complicità del potere se non a una vera e propria preparazione: il fatto che i terroristi siano stati in grado di procurarsi armi da guerra pur in un ambiente strettamente controllato e che assurdamente portassero con sé il passaporto (come è avvento per Charlie Hebdo e anche per l’11 settembre) quasi ad evitare che vi fossero dubbi sulla paternità degli eventi, la circostanza  che su wikipedia le informazioni sull’attentato siano apparse quasi in tempo reale e con dichiarazioni di Hollande non ancora fatte, la coincidenza che proprio venerdì i pompieri parigini (assieme a molti reparti della gendarmerie) fossero mobilitati per un esercitazione contro l’eventualità di un attacco multiplo. Insomma, come al solito parecchie cose richiedono ancora una spiegazione.

Ma in realtà non ce n’è alcun bisogno di portare le tesi all’estremo e di voler portare una razionalità assoluta dentro logiche che per così dire, lavorano da sole: è incontestabile che l’attentato nasce dal caos lucidamente creato in medio oriente, che i suoi effetti saranno quello di tentare una stretta Usa e neoliberista sull’Europa  e, grazie alla paura di poter essere tutti vittime della follia,  di metterci in una dimensione di paura e di guerra. Che sia trattato di una vendetta contro il ruolo attivo della Francia nella deliberata guerra neo coloniale ad Assad da parte di schegge impazzite o “contro” il suo tradimento nei confronti dell’Isis dopo la svolta data dalla Russia, che sia stato aiutato o organizzato dai servizi segreti francesi e /o Usa in proprio o su input politico, oppure esclusivamente pensato e attuato da fanatici tornati dalla guerra siriana, cambia poco o nulla ai fini delle conseguenze a cui porteranno.  La cosa importante è la battaglia per non permettere che l’attentato sia sfruttato per ulteriori riduzioni di democrazia, per coprire le colpe occidentali, per evitare defezioni nella nuova guerra fredda, per fiaccare le resistenze contro la lotta di classe al contrario, qualunque sia l’origine e la dinamica degli eventi.

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