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giovedì 5 novembre 2015

Palermo...Villa Deliella...quando la città è preda. Articolo di Marcello Scurria

Nella foto, il laboratorio di scrittura creativa presso il liceo scientifico Stanislao Cannizzaro di Palermo.

Ho ricevuto una telefonata da Giulia. Giulia è un architetto, è palermitana e mi propone di esprimere una opinione scritta inerente al progetto per la ricostruzione di Villa Deliella, ovvero uno dei capolavori di Ernesto Basile distrutto in una decina di ore nel 1959.
Di seguito, pubblico la mia lettera.
Grazie per l'attenzione.



Ciao Giulia ho letto il documento. Non ho niente da eccepire come qualsiasi palermitano che ama la sua città e soffre per il decadimento economico, strutturale, culturale e umano che da anni avvilisce la migliore comunità.
Il documento allegato è intoccabile perchè solleva rivalse di tipo morale che sono sempre attuali, dato che il malgoverno è proprietario dell'inefficienza e inciviltà che inquina la quotidianità e tutti gli spazi dedicati al benessere comune. Villa Deliella seppure abbattua in una notte, è caduta subito nell'oblio.
Non devi meravigliarti se nessuno ha visto o sentito niente perché l'abbatimento di un monumento solleva dispute paragonabili all'affondamento del Titanic e sarebbero centinaia di morti. Non ha avuto altra eco che la memoria differita ad opportunismi da strapazzo utili a sollevare rancori e vendette personali. Questo turbamento è un motivo di malessere sociale estendibile a tutta la Sicilia che condivide anche l'inconscio collettivo della popolazione isolana depressa o disillusa. Circostanze che mortificano Palermo che è La Capitale. Tutti i palermitani sono da decenni traditi nei motivi di identità e appartenenza e questo tradimento ha sperimentato strategie che si sono rivelate infallibili. Quindi, ma potrei dire dunque, il malessere reificato in angoscia è veicolo di possibile panico che non coinvolge la volontà politica disattenta alla perdizione dei valori - in una parola - culturali, legiferando sinecura e disorganizzazione che risolve solo nella personale incolumità dei governatori. Io la chiamo "attività a rischio zero", dove il rischio è sinonimo di un predicato che configura inefficienza in tempo rale ma  obbliga all'assistenza economica indispensabile a mantenere l'ordine pubblico a Palermo e, più in generale, in Sicilia. Dunque, si sopravvive di elemosine! Siamo questuanti in Italia e in Europa!
Villa Deliella va ricostruita e va ripristinato il governo della bellezza che  stabilisca procedure di urgenza a salvaguardia di questa città che fu bellissima (es.Goethe, Wilde, Segré). La ricostruzione di Villa Deliella è speculare al successo del nostro ethos, quale è stato ricordato da illustri personaggi che rimasero ammaliati dalla bellezza palermitana che vantò i giubili e le declaratorie che solo una terra di genio può offrire in termini di magica ospitalità. Palermo ha prodotto maestranze professionali che tutto il mondo ci invidiò a cominciare dalla Fonderia Oretea che fece scuola in tutta europa.   Ovvero la fonderia che realizzò intorno alla metà degli anni 20 le strutture in ferro (con tolleranza di mezzo millimetro) di un vero capolavoro dell'architettura palermitana: Il Teatro Massimo. Della fonderia Oretea non è rimasto più niente. Che destino è, una siffatta irriconoscenza?
Il problema è di carattere morale, e villa Deliella va ricostruita anche a dimostrazione che la buona amministrazione della cosa pubblica può da un singolo esempio risorgere con l'impeto che scongiura fino all'annichilimento la classe politica che da troppi decenni gestisce il malgoverno con il sofismo dei mafiosi. Sofismo dei mafiosi equivale a dire la deontologia che adottano all'Assemblea Regionale Siciliana
Villa Deliella  custodisce un monito e rappresenta per i palermitani migliori, la versione mortifera e mai sotterrata del potere cogente di questa mafia imperitura  che cura il dna dell'ARS ungendo di virus patogeni il resto della città e dei cittadini che frattanto muoiono lentamente perché inesorabilmente trascinati nel totale decadimento con il benestare di - posso dire - tutte le istituzioni che operano in regime di ipocrisia.
Dunque, la ricostruzione di Villa Deliella incarnerebbe un esempio emblematico, pragmatico e chiarificatore: una risposta concreta alla mafia che come si impose nel farla distruggere in una decina di ore, ora va mortificata nella protervia che abusa di ogni possibile tolleranza. Ecco. Bisogna evitare con decisione, per esempio con la velocissima costruzione di nuove case circondariali, la recrudescenza di affidamenti nel malgoverno. La ricostruzione di Villa Deliella incarna l'emblema dell'efficienza  a dispetto delle inutili speranze che ci fanno morire lentamente, disillusi dai programmi politici di di benessere e ricchezza sociale. Immaginiamo Villa Deliella troneggiare di nuovo mentre simboleggia sia la libertà dalla politica del maleffare, sia l'onestà degli amministratori   accordati con il  desiderio di restituire Palermo alla sua magnificenza originaria, da VIlla Deliella al Parco della Favorita (un richiamo turistico da 4 milioni di visitatori all'anno) allo splendore dell'Orto Botanico e perché no?, all'orchestra sul Palchetto del Foro Italico e ancora alla rinascita architettonica e professionale del Teatro Politeama (che ha perso il lampadario e ha gli affreschi invasi dai liquami prodotti dalla pioggia mista al guano dei volatili. Alzate la testa e rendetevi conto lo stato miserevole e vergognoso in cui versa) al restauro del Teatro Bellini, una cosa che fa impallidire a confronto della Fenice di Venezia ricostruita in un anno dove l'amministrazione alermitana non riesce da oltre un venticinquennio.
Ma questi miei sono solo degli esempi, perché ad andare in biciletta o a piedi, Palermo si vede, è distrutta e può solo peggiorare. Quindi, basta con quest'Assemblea Regionale Siciliana delle elemosine e della mafia che fa la questua per avere un alibi contro l'inefficienza e il dolo ideologico e materiale! La mafia è tutta lì dentro. I quattro imbecilli che si atteggiano a bulli, sono codardi che vengono incoraggiati alla delinquenza proprio dai nostri deputati capaci di divenire mandanti di nuovi omicidi eccellenti. Perciò, vanno rimossi in blocco. Non ci basta sapere che siamo già al quarto rimpasto crocettiano? Che buffonata! E non siete memori del governo catanese di Lombardo? Andando a ritroso a quali origini regionali dobbiamo essere riconoscenti?  Allora, l'iniziativa di ricostruire Villa Deliella va considerata anche per gli effetti che produrrà a favore e a sostegno dell'orgoglio palermitano che non può dispiacere a nessuno, malacarne compresi se, e solo se, un governatore a capo di una cricca mafiosa non innesca la catena stragista delle esecuzioni sommarie. Dovesse accadere possiamo solo perdere, perché i mass media parlerebbero di regolamenti di conti tra cosche. E, tanto per non perdere l'abbrivio, dico che il canone RAI nella bolletta è una dichiarazione di sottomissione alla dittatura dell'ipocrisia.
Invece, pensiamo anche ad una Palermo senza traffico. Senza rifiuti perché il riciclaggio è una risorsa da miliardi di euro. Pensiamola e desideriamola con le vasche e le statue che furono e i viali alberati e i fiori che in questa terra divina crescono senza preferenza per le stagioni. Pensiamola con le inferriate in ghisa, con le filiere di alberi e lampioni del liberty che dai balconi ai cestini, dalle sputacchiere (ovviamente obsolete) alle infioriture del ferro hanno caratterizzato la Palermo  che i turisti o compratori o visitatori trovano divelti per la vendita sfusa dei pezzi originali (vedi le inferriate della salita intendenza di p.zza Marina, quelle di Viale Lincoln dell'Orto Botanico, i merli delle casamatte al suo interno e la condizione a dir poco deprimente di Villa Giulia e Villa Trabia dove è sparito tutto o quasi.)
Io, sono anima e corpo con voi. Desiderare il desiderio, è la vera, autentica preghiera.

Marcello Scurria  

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