BENVENUTI SU ITALIA-LIBERA

giovedì 19 novembre 2015

NEW FRONTIERS


Questa idea di progresso è talmente irresistibile, che siamo sempre proiettati nel futuro; in un mondo che alla fine non c'è. 

Forse è una questione sociale.
Probabilmente la mente umana progetta continuamente ed il presente sarebbe troppo riduttivo, forse ci potremmo sentire inscatolati, come allo zoo, dietro a scrivanie, dentro le macchine nel traffico e questo non è accettabile.
Sarebbe come ballare lungo un tavolo da biliardo, come Anna Karina  in "vivre sa vie", accettando di essere una merce, che cerca la libertà nei suoi sogni e che, per realizzarli, finisce per mercificarsi ugualmente, perdendo l'uomo dietro alla maschera.
Uomini innocenti, capaci di grande ferocia, di grande orrore, per giustificare una ricerca di felicità, che non significa conoscenza.
Avere coscienza ci rende uomini soli, in questo sistema globale, io ne sono convinta, e per adesso non sono dell'avviso di cambiare idea. Avere coscienza significa anche desiderare la conoscenza, avere fame di verità, in qualsiasi forma si presenti e farla resistere usando la propria voce.

Mi ricordo che da bambina non volevo mangiare, per giorni potevo restare senza toccare nulla, ed un giorno mio padre mi costrinse a vedere con lui alcuni documentari sull'Africa, e sull'India; io avevo solo sei anni.
Credetemi, dopo ho mangiato, dopo ore davanti a queste tragedie, lo stomaco chiuso, aveva subito il comando del cervello, inesorabilmente toccato. 
Ricordo che c'era una donna per terra, sdraiata e tendeva le braccia all'operatore, ed io chiesi a mio padre cosa stesse succedendo; mi rispose "sta chiedendo aiuto ha una malattia che le mangia le gambe, sta morendo lungo la strada". 
Quella donna è viva nella mia mente, anche se non conosco il suo nome, anche se non ci siamo mai incontrare, anche se forse è morta poco dopo il documentario, e adesso so di cosa stava morendo, perchè mi ripromisi di dare un nome alla sua malattia.
Davanti ai miei occhi ho anche le lacrime di una donna africana che abbracciava il figlio morto, lo teneva protetto dalle mosche, non piangeva, era di ferro, quel dolore che le rendeva gli occhi profondi come il mare la rendeva dignitosa fino alla fine, anche se era da sola, anche se per il resto del mondo quel figlio perduto non era importante.
Chiesi a mio padre perchè non era andata in ospedale, lui mi parlò di Emergency, mi disse che non avevano nulla, che non potevano chiedere aiuto se non a quei pochi che, sceglievano una vita di difficoltà, pur di riparare a qualche torto.
Ed io, che ero una bambina malata, chiesi cosa poteva accadermi se fossi nata in quei paesi; mi rispose: "Saresti Morta, come quei bambini, non avrebbero neanche saputo cosa avevi, ti saresti semplicemente spenta, e loro avrebbero pensato per la fame".
Vedere i documentari ci fa pensare che mondi lontanissimi siano dietro l'angolo, mentre le tragedie che li colpiscono, ci fanno quasi sospettare che, non si trovino neanche su questa terra.
Forse per molti è inconcepibile far vedere queste cose ad un bambino, ma il mio di genitore aveva un parere diverso, e continuò a farmeli vedere ogni volta che, voleva insegnarmi una cosa, mostrandomi la verità.
Me li ricordò quando scelse di dare i miei giocattoli in beneficenza, quando diede i miei vestiti ai meno fortunati; e quando io, gelosa di quello che era Mio mi irritai lo stesso, mi disse: "Sono solo cose, non hanno mai valore, solo quando le sai usare per mostrare il meglio di te, possono diventare altro" e così, vergognandomi gli chiesi scusa.
Il mio genitore un giorno, alla fine, venne da me e mi domandò di avere clemenza, per le sue lezioni di vita: "Mi servivi in un certo modo, dovevi essere forte abbastanza, dovevi saper guardare la paura, dovevi saper reagire, questo non è un mondo semplice, dovevi sapere che cosa conta e cosa no" ed ancora una volta, maestro, mi diede un ennesimo spunto per riflettere.
Così oggi, mi chiedo di chi sia la colpa, se molti si rifiutano di pagare il prezzo per certi errori, che sono di un umanità troppo spesso omertosa, preda dell'odio e codarda al punto giusto.
Eppure siamo pieni di esempi, ci sono grandi uomini e grandi donne che hanno accettato la sfida senza mai pensare che avevano sbagliato, a loro bisogna sempre guardare, a quelli che spesso sono anche morti per dare un senso alla libertà, alla giustizia, al valore dell'uguaglianza. 




1 commenti:

  1. Cavolo! Un articolo molto ben scritto, ma soprattutto toccante, intelligente, vero. Chi dice la verità in questo universo di imbroglioni compie un atto rivoluzionario. Brava Woland Onegin. Ciao.

    RispondiElimina