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lunedì 23 novembre 2015

Lo scontro di civiltà NON esiste

Nonostante i nostri ripetuti inviti e appelli alla calma e alla lucidità, i proclami scelleratii si sono susseguiti in questi giorni di follia. Il tramtram ricorrente che innerva questi insensati pronunciamenti è quello dello “scontro di civiltà” che, a giudizio di molti sedicenti esperti e tuttologi, al contempo teologi, analisti politici e sociologi, si sta consumando. In alcuni casi si tratta degli 'intellettuali' che dichiaravano insostenibile la tesi delle radici cristiane dell’Europa assimilabile a una sorta di arianesimo.


L’Europa, difatti, ha un’identità plurima e frastagliata, che diverse componenti culturali hanno contribuito a conferirle mediante uno sviluppo millenario e tutt’altro che uniforme (si riscontrano differenze anche tra regioni), che ha nel meticciato la sua punta di forza. I processo della progressiva costruzione ed alla costante ridefinizione di questa identità policulturale è figlio di un’osmosi continua tra elementi eterogenei che, a partire dalle conquiste effettuate attraverso il processo di democratizzazione delle istituzioni e della società, hanno dato avvio ad una complessa ma affascinante convivenza.

Convivenza non significa ancora condivisione: l’interculturalità, anche in un Paese laico e civilmente avanzato qual è la Francia, rimane a tutt’oggi un progetto irrealizzato, in luogo del quale ha preso forma un multiculturalismo in cui le identità coesistono in una sorta di mutua indifferenza che non consente loro di ridefinirsi a partire dall’incontro con il diverso.

L’identità europea è insopprimibilmente plurale e, sotto molti aspetti, essa sta tornando a definirsi alla luce dei nuovi mutamenti sociali, in seno ai quali l’appartenenza religiosa costituisce un elemento non trascurabile. Il trionfo della secolarizzazione preconizzato nell’ultimo scorcio del secolo passato non ha in verità avuto luogo e lo studio interdisciplinare del fattore religioso si prospetta sempre più come un obbligo civile e culturale inaggirabile. Soltanto l’approfondita riflessione sulle dinamiche legate al sacro, difatti, può consentire di contrastare l’espansione di un fenomeno allarmante e trasversale qual è il fondamentalismo, la cui matrice non è affatto islamica, bensì ideologica. L’ignoranza del fanatismo non può che essere debellata con solo l’educazione alla pluralità (NON CON LE ARMI), la quale soltanto consente di relativizzare i propri convincimenti e di prendere in considerazione quelli altrui.

Lo scontro di civiltà, dunque, NON esiste. Esiste piuttosto il progetto di una cultura che mira alla formazione di una coscienza critica che rifiuta ogni integralismo ed ogni asservimento a presunte volontà divine fondate su una cieca obbedienza. Questa cultura si costruisce nella condivisione degli spazi di formazione e educazione che le democrazie liberali hanno costruito con passione e sangue: qui deve abitare anche un incessante confronto interreligioso critici, il quale non può che essere fondato sulla de-sacralizzazione degli asfittici perimetri confessionali entro cui i fedeli delle diverse religioni sono da secoli abituati ed esortati a muoversi, con i risultati che conosciamo.

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