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venerdì 20 novembre 2015

di marcello scurria: LEGGERE E SCRIVERE NON HA MAI FATTO MALE A NESSUNO AL MASSIMO RENDE MIGLIORI

A me piace leggere. Mi piace scrivere.
Cos'è migliore di un'attività che risolve in qualcosa di immateriale che rende migliori? Certo, dipende anche da cosa si legge e da cosa si scrive. Tuttavia, da quando è nata la scrittura i libri sono il cibo dell'anima. L'avrò sentito ripetere migliaia di volte e anch'io non perdo occasioni per ricordarlo, perché ciò che resta nell'anima è immarcescibile, ci accompagna fino alla morte e forse, ciò che abbiamo letto in vita potrà essere utile anche nell'aldilà. Certamente lo è per chi ha avuto la fortuna di diventare immortale: Verdi, Pirandello, Guttuso, Leopardi, Majorana, Fermi... Tra questi alcuni sono dei Nobel, ma l'immortalità  l'abbiamo a un palmo di naso ogni volta che incontriamo una statua. Che importa che sia in bronzo o in marmo, ciò che conta è la memoria che la collettività ha giudicato meritevole di rinnovare, durevolmente nel tempo. Inoltre, una statua può significare un monito, un suggerimento universale verso la saggezza.
Immaginatevi che danno irreparabile si fa alla carriera dell'uomo su questa terra ogni volta che per vandalismo, per vendette trasversali, per semplice ignoranza, per sbarcare il lunario di un balordo, si distrugge la testimonianza della carriera migliore di un essere umano che ha reso servigi all'umanità. Ecco, questo è il punto: i servigi all'umanità. Di fronte a una statua ho dubbi sulla fisionomia, ma non posso averne quando leggo il nome e il cognome che non deve mancare e non mi spiego l'etichetta abbandonata alla sinecura al punto da essere illeggibile o quasi.
Ogni comune che si rispetti ha in seno una commissione che decide di onorare l'anagrafe dei nativi che trovano ospitalità in un indirizzo: via, viale, piazza, eccetera. Leggere il nome e il cognome è importante, perché ha il senso della specialità, ma anche dell'accuratezza, forse della riconoscenza da parte della cittadinanza che si arricchisce di fama e potenzialità culturali. Ultimamente ho letto un libro intitolato al Teatro Massimo, proprio lui,  il capolavoro dei teatri, il teatro dei teatri che in Europa non ha uguali capaci di scalfire la sua perfezione ingegneristica e architettonica. Dal 1974 in poi il Teatro Massimo fu chiuso per aggiornamenti strutturali inerenti alle nuove disposizioni in matria di sicurezza. Gli interventi d'aggiornamento dovevano durare più o meno un mese, secondo le previsioni due al massimo...
Invece, il più bel teatro d'Europa (e se contestualizziamo al periodo) forse del mondo, chiuse le porte per circa un ventennio e di questo orgoglio palermitano nel mondo si discuteva rimpiangendone il mito quasi si dovesse emulare una antichità, un'opera dei tempi passati come potrebbe essere il Colosseo, esempio emblematico di un modo di vivere e di esistere al trapassto remoto. Dunque, chi si dispiacque dello stato di abbandono in cui la sinecura spadroneggiò fino alla inoperosità di quasi tutto il personale addetto ad esclusione di un unico custode che guadagnava diversi milioni al mese senza contare che a poco a poco cominciarono a sparire suppellettili e amenità? Costui fu Leoluca Orlando ai gloriosi tempi di La Rete. Fortuna volle che il Teatro Massimo fu costruito come un gioiello nel laboratorio di un orafo; certo, le proporzioni contano, ma tuttavia il paragone è calzante perché le pietre d'angolo sono state scelte con caratteristiche tali da non soffrire lo stress che avrebbe potuto provocare lo sfarinamento degli spigoli. Hanno pensato allo sfarinamento! Sbalorditivo!Oppure la struttura in acciaio che funge da capriata per il sottotetto fu costruita e inperniata (a quel tempo si piantavano i martinetti e non i più moderni bulloni) con tolleranze da mezzo millimetro quasi impossibili per l'epoca ma che hanno stigmatizzato la Fonderia Oretea l'impresa palermitana all'altezza dei miracoli. Della premiata fonderia resta una intestazione scalfita sulla pietra che sembra il pronao di un ingresso tra le rovine di Pompei. Una fine a mio parere inammissibile. E ancora, la cupola del Teatro Massimo poggia su una base in ghisa da 75.000 chili che, è presto detto, significano settantacinque tonnellate rotonde come un anello dove far girare il cielo sopra il palcoscenico per il cambio delle sceneggiature e, non ultima in prima mondiale, lo spazio riservato all'orchestra può scendere come un ascensore di circa due metri sotto il livello del palco dell'opera.  Il fatto è, che si raggiunse la perfezione perché tutto il popolo siciliano era in fermento per la sua costruzione e i corregionali non invidiavano la sorte di Palermo Capitale ed Ernesto Basile soprattutto incarnò anima e corpo il grandissimo furore palermitano che stava per dare la stura all'opera pubblica che tutto il mondo - come in effetti accadde - ci avrebbe invidiato. Non posso fermarmi, non posso... Che il mondo ci invidia perché significò la preferenza dell'interesse pubblico rispetto la stoltezza bigotta che tentò, ah ah inutilmente, di salvare il convento delle Suore delle Stimmate. Ben fatto, perché l'incanto che suscitò la sua edificazione al prezzo poco più di 26.000.000 di lire, contro (al cambio delle lire) i 40.000.000 dell'Opera di Parigi, i 60.000.000 spesi a New York e gli 80.000.000  del Teatro londinese, fu un incantesimo vissuto dagli avventori del 10 maggio 1897, anno della sua inaugurazione. Dunque non ci sono dubbi: senza corruzione si fa tutto presto e bene. E' certo che scesero i più grandi del tempo per ammirare subito il famoso Teatro Massimo e la bellissima Palermo. Non sono novità. Sappiamo che qui hanno risieduto Wagner, Wilde, Goethe, Segrè e che alcuni hanno preferito morirci a Palermo.
Che cosa rimane di tanta gloria? Quasi nulla. E lo stato decadente di tutto, ma proprio di tutto il patrimonio pubblico o privato, comprese le 4 stagioni del mitico Orto Botanico, orgoglio palermitano che da anni cade letteralmente a pezzi, esempio paradossale della sopravvivenza dell'autenticità marmorea visitata da ladri che si arrampicano come scimmie per mutilarle e venderne i pezzi in qualche mercatino da strapazzo, è cronaca insabbiata. Andate a osservare l'Estate: è la prima a sinistra che per essere com'è, è stata presa a colpi di mazza e sega a filo. Ma la peggiore sorte è toccato al patrimonio marmoreo e bronzeo di Villa Giulia e Villa Trabia.  A me, solo a pensarci, viene il voltastomaco e mi sorprendo se non vomito quando leggo le bugie invereconde sul Giornale di Sicilia e guide turistiche che dissimulano il dispiacere dei veri palermitani. Analogo è il mio sdegno per la follia che lascia il centro storico aperto al traffico, praticamente l'unico modo per attraversarlo a testa bassa e non disperarsi come i pedoni migliori e i ciclisti perfetti che alzano lo sguardo e capiscono che è una città distrutta che può solo peggiorare.  
Quando i cittadini insieme al comune alla ei fu provincia e alla regione, tralasciano l'arte che ha spiegato la vita e rinnovato i popoli per lustri durati decenni nel decadimento dell'autodistruzione, quando la cittadinanza non è coesa nell'orgoglio e nel vanto che hanno fatto la storia e la fama di cittadini, maestranze e genialità tali da non avere pari, allora i politici e le autorità non hanno il diritto di stare dove stanno e di legiferare minchionate dalla mattina alla sera.

Grazie per l'attenzione,
Nov. 2015

Marcello Scurria

3 commenti:

  1. Caro Marcello, scrivi assolutamente il giusto..sai cos'è che conta? scrivere ciò che sei..e mai per stupire....falsamente stupire...o scrivere ciò che non sei.....nessuno può copiare lo stile reale di una persona...anche se ci prova...lo scrivere è il proprio essere..oggi quanti falsi esseri esistono... Caro Marcello....

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  2. forse è per questo che mi sono scocciata..

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