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venerdì 6 novembre 2015

L'America, l'Europa, la Russia e il terrorismo ISIS.

Meglio avere dei dubbi che false certezze (Luigi Pirandello)


Sebbene non sia un politico, mi capita di pensare all’inumano delle guerre e mi sono chiesto se le brutture dell’Isis non dissimulino lo scopo di scongiurare la nascita di figli bastardi che seconderebbero dalla globalizzazione degli insediamenti umani o promiscui. Del resto, i racconti di Mille e una notte che narrano delle esecuzioni nell’harem potrebbero essere illuminanti. E la principessa Sherazade che salva il califfo, suo padre, non è forse una metafora della fedeltà nelle origini? Preso da questi pensieri decido che l’inumanità o l’orrore della guerra di religione è sinonimo di grottesco fanatismo paranoide. 

Ma dov'è tradizione, però, è tutta roba da rispettare.
Mentre rifletto, capisco che il mio sdegno suscitato dalle violenze dell’ISIS è sacrosanto, e analizzo anche la mia indignazione che a forza di sentire la barbarie televisiva trasmessa dai telegiornali, si è trasformata in qualcos’altro, e quel che inizialmente mi frustrò fino a deprimermi, da giorni è scemato di intensità, non mi aliena più e sono divenuto un irriducibile compassionevole. Non succede anche a voi? Frattanto, mi sorprendo a scoprirmi così superficiale! Che fine ha fatto il mio buon senso mentore di virtù e umanesimo?
A causare l'immorale distacco con le oscenità della guerra, del sangue e della sofferenza, è l’informazione quotidiana che ci bombarda di inumanità e paradossi fino a farci l’abitudine. Infatti, le brutte abitudini non s’imparano, si reificano. Dopo le prime agitazioni, senza rendercene conto diveniamo tolleranti verso ciò che invece è certamente intollerabile. Non siamo più consapevoli, perdiamo il senso critico della cultura umanistica e dell’organizzazione civile e eludiamo la perversione di ogni martirio affidandoci pedissequamente alle cronache dei mass media. Questo processo anestetizzante è universale e vale sempre anche se non viviamo accanto a Perpetua. In altre parole, l’informazione istituzionale andrebbe puntualmente filtrata con l’accortezza antropologica di Fromm che invitò a discernere fra liberta di o libertà da? Allo stesso scopo mirano i moniti di Bertrand Russel o gli elogi della follia di Erasmo da Rotterdam. Per quel che mi riguarda, non posso che preferire la più romantica libertà da .
La reificazione si sostituisce all’inconscio personale e si sintonizza su quello collettivo strumentalizzato dall'unico parametro di riferimento che per il caso Isis è uno standard italiano al quale siamo letteralmente assuefatti, tanto da mangiarci sopra. Che sia pranzo o cena, la notizia è cronaca nera da far vomitare. Così, pungolato dall'empito umanistico, davvero non c’è altro che posso fare (e capire) oltre a indignarmi, confidare in Dio e nella cronaca, ambedue messaggeri di speranze e doppi vincoli, in senso lato, soporiferi?  
La memoria s’è fermata alla tiritera lager nazisti per effetto del doppio vincolo: la speranza e l’orribile mescolati insieme sono una mistura schizofrenica che induce alla inattività. E' uno standard che ci instupidisce sugli attuali orrori delle centinaia di guerre in corso.
Dalle guerre di religione sono trascorsi almeno sei secoli e a metterli uno dietro l'altro l'umanità avrebbe (vedi, uso il condizionale) potuto cambiare molte volte la rotta ferma al palo della inevitabilità dei conflitti. Domanda: sarebbe guerra o terrorismo se il califfato fosse mentore della purezza di razza? Probabilmente no! E, inoltre, l’Isis non avrebbe nemici in fabula se non speculasse sulla guerra di religione sebbene né Gesù né Maometto (appunto, i musulmani moderati) siano guerrafondai ma profetiche entità pacifiste. Senza il dolo ideologico-religioso, non ci sarebbero individui da sgozzare perché gli occidentali sono celibi, le famiglie e i loro figli stanno altrove, sicché le rappresaglie dovrebbero circoscriversi (per quanto riprovevole!) alla sparuta conta delle coppie di fatto con possibilità di prole. Per quanto possa sembrare cinico, il dolo ideologico della guerra di religione è l’unico escamotage per uccidere per divertimento e in modo inumano, insensato, palesemente criminale e sadico. Io continuo a riflettere e mi convinco che in questi casi il pragmatismo è la scelta che l’informazione dovrebbe sposare. Come dice Shakespeare, verità nuda, cruda, terribile, ma idee chiare.
Dunque, l’irreggimentazione della guerra come dottrina della politica e dei governi che la fanno, implica l’acquiescenza del mondo occidentale a tutte le altre guerre lontane da casa nostra che l’informazione ci propina come generalizzati genocidi ordinati da dittatori sedicenti. Ma se non fosse come l’informazione di propina?
Può darsi che le guerre siano inutili e soprattutto evitabili? Può darsi che i motivi non corrispondano per nulla alle cause dichiarate dai governi? Non ci può essere risposta più banale e insensata del sentirsi dire del resto, la verità non la sapremo mai. La verità non esiste.
Il fatto, è che non abbiamo il coraggio di ammettere l’inumanità dell’ignoranza e delle diavolerie che da essa promanano. Di questa miopia dovremmo dispiacerci e cambiare la domanda del consueto “come” a un più veritiero “Chi?” o “Che cosa?” conduce queste guerre che si trasformano in assurdi dell’orrore? Una guerra costa, altroché! Chi finanzia l’Isis, praticamente immune da strategie militari che in termini di armamento sono sinonimo di scimitarre contro i bazooka e armi tecnologiche? A chi interessa la proliferazione dell’inumamità e la secretazione dei responsabili? Questo è il punto. La guerra che si trasforma in una stanza dell’orrore dove non si fa la (vera) guerra, bensì si gioca a chi è più creativo e più bravo ad impressionare, che guerra è? Ovvio è terrorismo! Che essendo una fonte di disgrazie va sottoposta al setaccio dei dubbi per essere oltre le cronache deputate a reificarci. Come ho già scritto, le brutte abitudini non si imparano, si insinuano lentamente per effetto della routine. Invece, è necessario uno sforzo d’immaginazione per recuperare i valori uguali per tutto il genere umano indipendentemente dalla lingua, dalla religione e da mammona, ovvero gli interessi economici che si ripropongono monotoni seppure in contesti diversi. Non ci sono soluzioni? La scaturigine della guerra ha molte ombre e il lato ombra peggiore è quello che ci fa tollerare ciò che è intollerabile. Non è la religione a imporre la guerra, ma la necessità di un assurdo che pretende di nascondere al mondo chi o cosa ci sta sotto. Sebbene la divulgazione degli orrori è certamente una strategia alla conte Dracula, chi è disposto a credere che gli americani o gli europei non intervengono contro l’Isis perché i loro metodi di tortura o esecuzione fanno paura? No. Non ci credo. Invece, gli interventi di Putin mi sembrano opportuni, e non mi spiego gli americani che rinunciano ad intraprendere iniziative autonome contro l’Isis come se americani e russi si dovessero ostacolare per farsi autogol invece di pugnare insieme l'obiettivo Isis. La Siria di Bashar al-Assad è una cosa, l’Isis è un’altra. Allora il fatto, è che la sinecura ha un’altra ragione d’essere, proprio quella che dovremmo conoscere. Di fronte a tanta incongruenza, dobbiamo pensare. E’ il nostro dovere di uomini. Potrei continuare all’infinito rischiando di perdere l’occasione di farmi leggere, perciò concludo scrivendo un aforisma difficile da capire anche per un capo: «L’odio è figlio della Fede come l’Amore non è un prodotto del Credo».


Grazie per l'attenzione.


Palermo, novembre 2015 
                                          

Marcello Scurria















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