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mercoledì 18 novembre 2015

di marcello scurria: IL JAZZ MADE IN SICILY


Non serve ripetervi che Francesco Cafiso è inimitabile. La sua originalità non è una fugace magia a cavallo di un temporaneo stato di grazia, bensì il suo stile unico è il risultato di studi approfonditi fino all'arte della composizione e di ascolti divenuti sintesi di fraseggi ai quali un ascoltatore, che supponiamo bendato, è invitato a scommettere se il sax che sta ascoltando è quello di charlie parker o quello di phill woods (scomparso recentemente) o di cannobal adderley. Insomma, un gioco giocato che oscura le stelle appena Francesco Cafiso suona Francesco Cafiso. Ecco. La grandezza di questa eccellenza gli è dovuta e il genio glielo dobbiamo riconoscere. Di fronte all'ultimo progetto musicale intitolato "TRE": la banda, un cent per note e contemplation, l'unicità di Francesco Cafiso dichiara la sua origine mediterranea, affascinante di per sé, e inimitabile nella complessità creativa del suo jazz made in Sicilia.

Basta sentirlo per restare basiti e meravigliarsi: rapidità, intonazioni, leggerezza, abbellimenti, trilli che sembravano possibili soltanto alle ocarine madonite fanno parte delle improvvisazioni di Francesco come gli acuti e i superacuti le cui estensioni verso l'alto raggiungono vertici che non vi è mai capitato di ascoltare e che per lo stesso motivo sono inimmaginabili. Non sto scherzando. Potrei essere molto più preciso fino a indicare il disco, il titolo del pezzo e le battute cronometrate. Quindi, figuratevi un intero concerto che vi trasporta nell'inconscio collettivo del popolo siciliano arrangiato jazzisticamente per essere pittoresco, mitico e contemporaneamente immortale. Non fatevi illusioni: di jazz si tratta. Come i tempi dorati, la musica jazz di Francesco Cafiso non è un'opera di nicchia, bensì è il compendio di un popolo in movimento che dal mediterraneo ha raggiunto tutte le terre emerse del globo, compresa l'America dove la Sicilia detiene il primato del Jazz, esportata da Nick La Rocca oltreoceano quando New Orleans indossava i pantaloncini. Quindi, il jazz di Francesco Cafiso incarna La Banda metaforica del tempo, impersona l'evoluzione più moderna dei mitici cantastorie che in lungo e in largo diedero voce, lingua e territorialità alle storie più eccitanti e pittoresche, esempio di immortalità tradita dall'ipocrisia del potere ma non da Francesco Cafiso. Il suo Jazz suona l'immortalità siciliana e sans le savoir suona anche la sua perché Francesco è Bravo, bravissimo, Grande grandissimo, Sovrumano . Il jazz made in Sicily sale dall'archetipo profondo della più bella Sicilia, riemerge dall'inconscio sopito ma nostalgico di una popolarità, regalità e stupore mondiale riproposti in temi, svisate, a solo e improvvisazioni concertanti l'ethos, l'immateriale entità pittoresca che rinnova l'anima del pubblico, pungolata da note preziose, magiche e affascinanti che riconducono alla fisicità della libertà d'espressione, la vera libertà di tutti i popoli che spodestano gli oppressori. Insomma, il Jazz di Francesco Cafiso resuscita un significante perduto. Una band ad alto valore aggiunto che apre sul palcoscenico il sipario del maditerraneo e del vulcano, l'incanto delle favole paradisiache, di re e sudditi uniti e coesi nel vicendevole coro che stigmatizza la Sicilia in chiave jazzistica. Dove e quando la creatività di Francesco varca tutti gli oceani, tutti i meridiani e paralleli affermando che il linguaggio universale è la musica, allora Francesco ha abbattuto le frontiere del labirinto e lo sorvola come Dedalo. E’ mio modestissimo ma apodittico parere che soltanto Mike Osborne è all’altezza di Francesco. Anche lui al flauto e al sax alto.









P.S.: se apprezzate questo articolo o amate il jazz di Francesco Cafiso, aggiungete una veloce nota perché ho altri articoli da postare.









Novembre 2015





Grazie per l’attenzione





Marcello Scurria

1 commenti: