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sabato 21 novembre 2015

Genitori SI e Genitori No

"Mio padre non mi diceva come dovevo vivereviveva e lasciava che io lo guardassi vivere" diceva Clarence Budington Kelland. E credo avesse ragione a definire un uomo simile un buon genitore.
Il punto per me è tutto racchiuso in queste parole. 
Capire che cosa voglia significare idealmente essere padre o madre e poi metterlo in pratica.
Mostrando a nostro figlio le strade della vita, senza precluderne nessuna, per i nostri fallimenti passati, per rancori mai superati.

Non si mette al mondo un figlio perchè lo vuole la società, non lo si mette al mondo se ci sentiamo soli, e non lo si mette al mondo perchè, rischiando di sembrare falliti, cerchiamo una scorciatoia per farci voler bene da qualcuno, che suo malgrado è obbligato a farlo.
Da anni, assistiamo a manifestazioni, a dibattiti per cercare di capire cosa sia la famiglia, quale sia la migliore, quale sia un giusto modo di crescere dei figli e quale, sia invece, estremamente sconveniente. 
Non vorremmo rischiamo di creare figli sociali ed antisociali, senza poi sapere a cosa portano queste personalità.
Bisogna creare genitori in un certo modo, per avere figli in un certo modo, per avere una società in un certo modo, e così via : "per fare un albero ci vuole un fiore, per fare il fiore ci vuole il seme".
Io resta fermamente convinta che la famiglia è il posto dove un bambino si sente al sicuro, dove ha delle persone che si prendono cura di lui, che per lui si sacrificano e che sono pronte a mettersi alla prova.
Un posto dove ci si confronta sempre, dove si parla, dove non si deve mai avere paura, dove si deve anche litigare. 
Credo che siano queste le basi per un ambiente sano.
Un figlio non lo si partorisce, anche se molte donne ti dicono che una mamma è solo quella che ti mette al mondo (e questo mi spaventa moltissimo, perchè significa che queste persone sono più aride di quelle che credono). Un figlio lo si cresce, si sceglie di farlo anche se non lo abbiamo partorito noi, una voce nella nostra testa ci sussurra, che non importa da dove arrivi, quel bambino sembra essere proprio il nostro, come se lo avessi perduto nella folla: adesso finalmente ritrovato.
Non capirò mai quei genitori che voltano le spalle a figli gay, che non riescono a superare le loro limitazioni, vedendo davanti ai loro occhi null'altro che il proprio bambino, lo stesso dei primi compiti, quello delle prime parole e dei passi fatti a stento con noi che lo aiutavamo.
Non capirò mai le persone che sono contrarie alle adozioni, o quelle che ti dicono di pensarci bene, perchè potresti non volere bene a quel bambino.
Per me questi sono discorsi fuori dal mondo, non appartengono alla mia scala di priorità; leggevo su alcuni siti per le adozioni che dopo una prima proposta i potenziali genitori possono o meno accettare quel bambino e procedere così con la parte burocratica, ed ancora una volta sono rimasta estremamente stupita.
Ho pensato che non aveva senso: in caso di una domanda di adozione, è ovvio che il primo bambino o bambina sia per me già meraviglioso: sto adottando per trasmette a quel bambino dei valori fondamentali che, tradirei immediatamente.
Ve lo immaginate?:  "No, vorrei vedere un altro bambino,questo non ci sembra compatibile con noi"...
Scusate ma cosa diavolo significa?
Allora non stai adottando per fare del bene, lo fai per altre oscure ragioni, e per me, tu, un bimbo, non lo meriteresti più, perchè gli hai mostrato subito il grezzo preconcetto.

Nasciamo figli, e genitori lo diventiamo per scelta, ed è un mestiere difficile, dove spesso ci si perde, dove spesso si fanno degli errori, dove credo sia molta anche la paura, ci si chiede se di saprà trasmettere i giusti insegnamenti, se si saprà dare il giusto esempio.
Ne ho visti invece, predicare una cosa per poi fare, segretamente, l'opposto, ed alla fine quei bambini non hanno avuto una risoluzione, non sono (mi dispiace dirlo) adulti con spalle larghe, perchè non si può trasmettere qualcosa in cui non si crede.
Il mondo è pieno di padri scarsi e di madri tremende, di donne mostruose che si nascondono dietro ad un perbenismo italiano, ed è pieno di potenziali bravi genitori che, "diversamente cittadini" non sembrano piacere.
Genitori con tatuaggi, genitori vegetariani, genitori atei, sembrano il male del mondo, sembrano i responsabili di futuri disadattati, quando poi, per mia esperienza non è mai stato così: anzi, dietro alla tradizione si nasconde spesso l'esigenza di appartenenza fine a se stessa.

Possiamo far finta di nulla, ma dire che il papà è avvocato e la mamma dottore ci piace, che la mamma è insegnante e che il padre è dirigente, eppure questi non solo valori, sono condizioni sociali, e non altro.

Io vorrei un bambino cresciuto dai genitori e non dai nonni, un bambino che abbia una casa dove potersi divertire, una casa piena di libri da leggere, di favole raccontate, un bambino che si possa aspettare una storia della buona notte, un bambino portato ai musei e non a vedere una partita di pallone.

Chi lo decide cos'è una buona famiglia? Noi, e lo facciamo troppo spesso in base ai nostri valori personali, ai nostri singoli modi di vivere, ed ancora una volta il diverso non ci sembra andare bene.

Personalmente, spero solo che si accantonino dei luoghi comuni, troppo spesso appesantiti da un moralismo sterile, privo di etica. Vorrei che si cercasse di far sorridere un bambino e di farlo diventare un adulto, cercando di fare la cosa giusta, non la cosa comoda.

Genitori che si offrono al patibolo, questi voglio vedere, non genitori che costruiscono un immagine falsata di loro solo per darsi uno status davanti al figlio, perchè, i figli di questo non si curano, di questo non hanno bisogno.

I nostri figli, siano essi biologici o adottati ci osservano e basta, ed è davanti a come reagiamo ad un evento, a come ci mettiamo in difesa del mondo che, loro costruiscono non solo i loro genitori, ma anche loro stessi.




1 commenti:

  1. Woland ha una saggezza innata. E' proprio sincerità la gioia nell'avere scoperto una frase semplice e chiarissima. C'è poesia in questo articolo. E credo che sia un aspetto importante non avere figli come si compra un oggetto al negozio, al mercato, o al mercatino delle cose usate. Questa è una indicazione importante sulla semplicità dell'amore. Brava Woland Onegin

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