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sabato 7 novembre 2015

Familiarità al ristorante: una stella fuori mano.

Mi sono chiesta se il cibo fosse più buono quando le atmosfere che ti circondano in un locale sono familiari o se piuttosto è da preferire il tono ed il target di un servizio stellato che mantiene in qualche modo una certa distanza che può essere definita eleganza. Indubbio che alla base, nell'un caso o nell'altro, il menù deve rispondere ad un proprio gusto e la qualità del cibo proposto deve stimolare positivamente il piacere ed i sensi.
















In questo locale la elegante signora che ci accoglie sorridente testimonia quell’ospitalità che connota noi siciliani ed il target di origine familiare: quando le ho chiesto se fosse suo il locale stringendomi le mani mi ha risposto che no, che era del figlio e dovevo parlare con lui.
E’ la mamma del proprietario del ristorante Costa Corsara, orgogliosa del figlio e della struttura che hanno saputo creare in viale Marino, al numero 29 del litorale di “Isola delle Femmine” che si trova  a circa 300 metri dalla costa palermitana, tra le cittadine di Sferracavallo, Capaci e Carini.
Quel litorale della provincia di Palermo è  chiamato così dal nome dell’isolotto che sta di fronte, sovrastato da una torre ormai provata dalle intemperie ma che nei periodi caldi si popola di gabbiani reali e numerosi esemplari di Cappellaccia che in quella riserva si riproducono.  Sulla sua costa la flora è ricca di Finocchio marino,  Limonio vergato, Salicornia, Sueda marittima, Erba Franca,  Radicchio selvatico, Ginestrino delle Scogliere e nel periodo primaverile cresce il Giglio dei Poveretti, il più comune Zafferanetto e la Borracina spinosa.
Il mare antistante è cristallino e le sue acque consentono il turismo marino e la pesca. Nel locale le tovaglie di colore azzurro intenso ce lo ricordano.
Il proprietario del ristorante è lo chef Mario Galluzzo che ha aperto il locale nel 2004. Lo ha voluto grande per potere ospitare eventi, ma lo vuole anche genuino, dove si possano degustare cibi di qualità siciliana. Per questo lavora personalmente il salmone ed il pesce spada affumicati e per farlo predilige il legno di ciliegio ma utilizza una procedura di cui è geloso. Il risultato? Sono ricchi di sapore accompagnato da aromi delicati.
Quando gli ho detto che faccio parte della Chaine des Rotisseurs mi ha raccontato di avere anche lui un’esperienza comune in passato, di cui ancora conserva un bellissimo ricordo. Poi mi ha presentato la moglie ed i figli. La sua attività è viva dei valori familiari perché tutti lo collaborano e si respira un’atmosfera di grande affabilità. La conduzione familiare garantisce un rapporto di maggiore vicinanza all’avventore ed è certo che ieri sera si è vissuta una convivialità che ha regalato ai sapori quel calore che probabilmente in tante stelle finisce per sbiadirsi.
Lo chef Mario Galluzzo é un uomo deciso e appassionato. La moglie segue i clienti e sta alla cassa,  i due figli, Ivan e Danilo, lo seguono in cucina dedicandosi ai menù di pesce.  Ivan è il suo secondo in cucina, Danilo  lavora la pasta lievitata e gli piace fare le pizze e il pane ai cinque cereali. Ieri sera è stato preparato  per noi ed era ancora caldo, croccante all’esterno nella sua crosta leggera e di colore dorato  e ben compatta intorno  alla mollica morbida e appetitosa. Una tradizione, quella del pane, alla quale siamo profondamente legati.
La cena, di solito il menù è fisso, è iniziata con un ottimo antipasto: la tradizionale caponata al profumo di pesce spada,  ha accompagnato il cocktail di gamberi e polpa di granchio in salsa rosa, il salmone affumicato orgoglio della casa, l’insalata di polpo e il fritto di paranza e calamari,  cozze al pepe nero. L’antipasto, per l’occasione, è stato  arricchito da eccezionali  ostriche. Freschissime! Profumi delicati ed intensi del mare a tavola!
Si preparano anche le polpette di sarde e il pesce spada affumicato al profumo di ginepro.
Un breve intervallo ha consentito di conoscere l’ultima nata della famiglia, una bimba splendida che ci è stata presentata con amore e che guarda caso sgranocchiava il suo biscotto, e poi sono seguite le tagliatelle di pasta fresca ai gamberi e pomodorini ed ancora un assaggio di riso ai frutti di mare e di busiate con pesce spada e melanzane.  Quindi abbiamo degustato il filetto di ombrina impanato e gratinato al forno, calamari e gamberoni alla brace con un’ottima insalata mista di contorno, fragrante di limone ed olio d’oliva, altro orgoglio della nostra terra. Frutta fresca, e un melograno ricco di grani rossi augurali.
Preparano anche la torta di cassata al forno e non mancano per ultimi l’amaro alla erbe e il limoncello. Abbiamo scoperto anche che la loro proposta del menù dedicato all’8 dicembre ed al periodo natalizio conserva ed arricchisce la genuinità e la tradizione.
Uscendo dal locale, lungo il litorale,  si intravede la torre dell’isolotto antistante.
Sarà stato proprio quel buon ritorno all’affabilità che mi ha ricordato le leggende che si narrano per dare corpo al nome di  Isola delle femmine. Una di queste racconta che nella torre ci fosse la prigione per le femmine, un’altra racconta che proprio su quello scoglio sarebbero approdate 13 donne turche che, per punizione,  erano state abbandonate ad una lunga deriva in mare aperto dalle loro famiglie. Lì le donne sarebbero vissute tranquillamente. Dopo sette anni le loro famiglie le andarono a cercare e si riunirono a loro in pace trasferendosi sulla terra ferma che chiamarono Cca-paci (qui la pace) Capaci è il paese limitrofo. 
Per i più romantici non manca un’altra storia: un conte innamorato avrebbe rapito la giovane fanciulla che non lo ricambiava e l’avrebbe abbandonata sull’isola. La donna disperata si sarebbe buttata in mare e sembra che nella ricorrenza di quel gesto si sentirebbero ancora gli echi del suo pianto nello sciabordio delle acque.
La versione forse più accreditabile si riallaccia alla storia perché un tempo l’isola veniva chiamata “insula fimi“, isola di Eufemio, che era un navigante del tempo al quale piaceva sostare su quelle coste. Come sempre succede nelle tradizioni orali popolari quell’insula fimi sarebbe diventata isole delle femmine per assonanza. Però gli storici hanno trovato molte caratteristiche comuni tra quella torre dell’isolotto e l’altra torre che si erge in terraferma. Insieme a quelle che si trovano lungo tutta la costa, anche a Capo Mongerbino e Capo Zafferano che risalgono al ‘400, costituirebbero il sistema di torri di avvistamento per segnalare i nemici che un tempo minacciavano quei lidi.
Forse anche da qui nasce il nome del locale, Costa Corsara.
Maria Frisella

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