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venerdì 6 novembre 2015

Crisi aziendali, il fallimento di Renzi

L’elenco delle aziende citate come casi di suc­cesso è lungo (ex Micron di Avez­zano, Ilva di Taranto, Brid­ge­stone di Bari, Natuzzi nelle Murge, Ansaldo Breda di Reg­gio Cala­bria, ex Fiat di Ter­mini Ime­rese, i poli di raf­fi­na­zione di Gela e di Porto Tor­res, Eural­lu­mina di Por­to­ve­sme) e include tre siti cam­pani: la Whirl­pool di Cari­naro, la Firema di Caserta, l’ex Iri­sbus dell’avellinese.


Gli sta­tu­ni­tensi della Whirl­pool a luglio 2014 acqui­si­scono l’italiana Inde­sit: Cari­naro è tra gli sta­bi­li­menti da chiu­dere, gli ope­rai del gruppo da nord a sud si bat­tono per mesi con­tro il ridi­men­sio­na­mento dei siti pro­dut­tivi e alla fine otten­gono una par­ziale vit­to­ria. Nel caser­tano si ritro­vano con la forza lavoro dimez­zata (320 su 815), in 350 andranno via tra pen­sio­na­menti e incen­tivi alla mobi­lità volon­ta­ria verso le sedi del nord. Nes­suna pro­du­zione né svi­luppo di pro­dotti a Cari­naro ma il tra­sfe­ri­mento della logi­stica che prima veniva fatta a Varese e Fabriano: se tutto va bene, nel 2018 il sito sarà l’hub dell’area euro­me­di­ter­ra­nea per lo smi­sta­mento dei com­po­nenti. In attesa, si pro­cede con i con­tratti di soli­da­rietà, che il Jobs Act ha reso nel frat­tempo più leggeri.

La Firema di Caserta si occupa di pro­get­ta­zione, costru­zione e ripa­ra­zione di mate­riale fer­ro­via­rio. Tra il 2004 e il 2009 il mana­ge­ment sot­trae dai conti azien­dali circa 3milioni di euro e fini­sce sotto pro­cesso. L’azienda per cin­que anni viene gestita da un com­mis­sa­rio che riporta i conti in attivo, a dimo­stra­zione che i lavo­ra­tori sono bravi, dei circa mille dipen­denti ne restano 522. Il 3 luglio la pro­prietà è pas­sata agli indiani della Tita­garh: nella newco, Tfa, il 10% va alla napo­le­tana Adler, il socio ita­liano con­sente agli indiani di entrare nel mer­cato euro­peo. Stessa idea avuta dai giap­po­nesi dell’Hitachi, che hanno acqui­stato da Fin­mec­ca­nica l’Ansaldo Breda e Sts. L’Italia un pezzo per volta sta uscendo dal set­tore molto red­di­ti­zio del tra­sporto su ferro. Al lavoro alla Firema sareb­bero dovuti rien­trare in 340 a tempo inde­ter­mi­nato (più 80 a tempo deter­mi­nato) ma per ora è tutto fermo.

Alla ex Iri­sbus le acque sono molto agi­tate e  un’assemblea per deci­dere le moda­lità di pro­te­sta diret­ta­mente al mini­stero dello Svi­luppo eco­no­mico. Lo sta­bi­li­mento di Flu­meri che pro­du­ceva pull­man viene chiuso dalla Fiat nel dicem­bre 2011. Tre anni di lotte, nel 2014 arriva la newco Indu­stria Ita­liana Auto­bus, che assorbe anche la Bre­da­me­na­rini di Bolo­gna: l’80% va a King Long Ita­lia di Ste­fano Del Rosso (ramo locale del gigante cinese dei tra­sporti su gomma), il 20% a Fin­mec­ca­nica, su pres­sione dei sin­da­cati. Dei 700 lavo­ra­tori dell’avellinese ne restano 300: da gen­naio 2015 a oggi lavo­rano solo in 30 per­ché sono stati tra­sfe­riti in Emi­lia. La pro­du­zione dei pol­li­cini per i cen­tri sto­rici non è mai par­tita e nep­pure il revam­ping dei mezzi già in circolazione.

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