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lunedì 9 novembre 2015

di marcello scurria: Chi ha detto che Dio è morto, ha ragione.



Miliardi di anni di Evoluzione hanno lasciato segni indelebili che non sono stati cancellati dall’uomo perché Adamo è arrivato abbastanza tardi da non influenzare la libera neotenia del processo evolutivo.


Quello che trovò fu abbastanza in termini di ospitalità, vitto e bellezza da essere consapevole del suo ruolo  intelligente fra le cose del mondo, tanto da permettersi un linguaggio che potesse comunicare senza dispiacersi se era trasceso da Dio. Detto in brevissima, capì Dio, gli assicurò il rispetto che meritava per l’eccellente opera paradisiaca e soprattutto lo ringraziava di non dover uccidere altri simili per sfamarsi e riprodursi. E anche tutti gli animali, ma proprio tutti, non aggredivano l’uomo. Non si divertirono mai ad uccidere, se lo fanno è per nutrirsi. Dalla morte alla vita, dalla morte la vita. Il fatto, è che è necessario mangiare ciò che è vivo per metabolizzare l’energia necessaria a sopravvivere, cosa che spiega a chiunque perché il regno vegetale è vivo e perché esistono gli erbivori.
I nostri antenati, si dedicarono alla comprensione del trascendente, all’intuizione della totalità, alla finità del finito, al pensiero romantico ed estetico, alla vitalità della bellezza e, lungo l’abbrivio dei millenni, alla sacralità di questo compendio contraddetto, contrafatto, vilipeso e mortificato da quando Dio è morto.
Adamo non conosceva la violenza e molti dei suoi discendenti vissero da millenari, finché i nuovi arrivati si chiesero come fosse possibile che vivessero cosittanto a lungo. Ma la risposta era di tipo trascendente, per cui chi non ebbe gli occhi per vedere e le orecchie per sentire, chi non fu capace di ammettere con umiltà la propria incapacità a vedere in trasparenza la forza vitale che regola il mondo, sentendosi preso in giro, cominciò a torturare e uccidere pur di guadagnarsi il segreto della fonte della giovinezza. La voce di questi omicidi eccellenti si sparse e l’immanenza della realtà acquistò la possanza del nichilismo che la difese in nome dell’ovvietà. Cioè, l’ovvietà della materia e del materialismo che confuta la totalità, la sacralità e la trascendenza che parlano a chi ha il cuore sensibile a notarla: «beati i puri di cuore perché vedono (e non vedranno) Dio» disse famosamente Gesù. Dunque, il pensiero del cuore è quello che vede, sente e comunica con Dio e desiderare il desiderio è l’unica vera preghiera. Ma  con il materialismo Dio morì, la perfezione fu annichilita allo status quo, la bellezza che incarna materialmente la forza creativa che fa vita non fece più parte di quel valore assoluto ed archetipico che ogni ha uomo ha nel suo dna. Infatti, è bello ciò che è bello e non ciò che piace. Quest’ultimo è un assioma decadente e mortifero, direi inconcludente.
Frattanto, la numerosissima stirpe dei millenari che per tradizione e genealogia non potevano dubitare d’essere discendenti, tanto per dirne uno, di Matusalemme, fu costretta a emigrare verso altre terre per sfuggire alla morte, più o meno come accade da decenni con gli immigrati che dall’Africa raggiungono l’Europa perché il solo pensiero di non essere oltranzisti o irriducibili, è causa di esecuzioni sommarie. Con la dovuta lungimiranza, il mio lettore può facilmente fare uno sforzo d’immaginazione e capire perché l’ISIS uccide o spara sugli innocenti. Ma, ci tengo a ribadirlo, questo vuol dire soltanto che il tempo passato è passato, e che qualsiasi inquisizione strumentalizzi Dio, va rigettata.
Tuttavia, Il potere temporale della Chiesa fece lo stesso e per quel che mi riguarda la religione cristiana non è quella Di Gesù, ma è una storia maniata ad hoc Su Gesù, che funge da portavoce dei conclave. Non sono musulmano. Punto. Ma mi chiedo: perché non sappiamo nulla di Gesù risorto? Ogni anno muore e risorge per morire e risorgere nuovamente l’anno successivo in sintonia con l’uroboro istituzionale. Eppure, la sacra sindone è datata XV secolo; che in altre parole significa che Gesù fu un Hilander che campò altri 1500 anni dopo la resurrezione. Che ne sappiamo di questo dopo? Niente, nulla.
Da questo punto di vista tutte le società occidentali si somigliano; per esempio gli americani sterminarono gli indiani nativi i quali, siamo fortunati a saperlo, capivano la natura e la sacralità dei luoghi.
E’ probabile che un certo René Descartes, romanizzato Cartesio, durante i deliri di una febbre mortifera, abbia capito il senso della trascendenza e che per non morire sotto i ferri dell’inquisizione e della sedicente infallibilità papale, forte della sua popolarità di matematico ma strumentalizzato fino alla piaggeria, dichiarò che la natura è una res exstensa senz'anima. Ovverosia, siccome le piante non piangono se le tagli o le bruci, allora non sono vive, sono mera materia. Vi invito a ricordare che l’obbligo universalizzato a eludere la trascendenza ha fatto ammazzare centinaia di migliaia di innocenti puri di cuore come Giovanna d’Arco che dalla santità passò al rogo. In altre parole, significa che avendo capito che il Credo non è la religione, la papità le tappò la bocca con le fiamme, nel nome di dio, naturalmente.

E’ ora di ripensare i ruoli della istituzione e della religione, perché omogeneizzare gli assiomi a livello planetario equivale a rinnegare la saggezza scientifica e filosofica che finalmente può dichiarare senza paura di torture e roghi che il pianeta Terra è vivo. Che la Terra è anche un superorganismo pensante (l'anima mundi) e che la natura non è una res exstensa, ma che tutti i regni partecipano alla vita distesa come un mantello invisibile e ubiquitario che mette in relazioni tutti i regni i quali, non hanno diavoli da temere, perché la vita è un processo molto diverso dalla razionalità. Allora, il diavolo è un’invenzione? Sì. Se un diavolo si muove, Dio non se ne accorge, per lui è un alieno. Esasperando questo concetto fino alla metafora si può scrivere che il diavolo è per Dio una favola, come per l’uomo non esiste la Gallina dalle uova d’oro.
Quel poco che (ci) rimane del paradiso è un archetipo insito al genere umano che conserva una irrazionale memoria innata e profonda. Una inconscietà che la presenza antropica ha letteralmente vandalizzato nella originaria fisicità per la sistematica affermazione dei dogmi inerenti alla res exstensa.
E siccome da millenni l'uomo distrugge la Natura, la premiata minoranza che non ha contatti con la quotidianità terrena sia civile che istituzionale, ma solo approcci rarefatti con la politica mondiale che la delude fino alla disillusione per l’indifferenza che mostra verso le cose del mondo relegando Dio alla sua irraggiungibilità, inimitabilità e ubiquitarietà, la premiata minoranza da sola non basta, per cui l’umanità deve darsi da fare fino al protagonismo, perché senza la Natura non possiamo sopravvivere. Frattanto, sono rimasti solo gli tsunami, i terremoti e le catastrofiche forze della natura a ricordarci che se la Natura non ci amasse per un solo istante finiremmo di esistere.
L'immanenza del genere umano è trasceso dalla natura. Ma l’uomo che ne riassume il compendio, sarà costantemente vittima dei paradossi finché non entrerà in sintonia con la vitalità del mondo e di tutti i regni. L'uomo può classificare e dare nomi e può entrare nella messe infinita di leggi che regolano la natura, ma non è capace di creare ciò che è stato, e da questo punto di vista l'uomo va redento nel libero arbitrio di distruggere le cose belle e buone che piacquero a Dio e che gli piacerebbero se non fosse morto.
Il libero arbitrio dell'uomo non è quello di scegliere se ubbidire o meno ai comandamenti, ma il vero libero arbitrio è nello scegliere se distruggere o non distruggere il creato.
Essendo il suo compendio, l'uomo può coglierne la poesia, può scoprire e intendere la metafisica che vive e regola la fisicità, può ridestare Dio dall’oblio in cui ogni brama di potere l’ha relegato, può rinunciare al dominio del nichilismo che è la fonte di ogni male insieme all'ipocrisia che fa scoppiare le guerre. Fate uno sforzo di immaginazione: se la Natura continuasse a creare il suo destino, se il perfetto fosse ancora perfettibile, allora il paradiso(?) attuale sarebbe più complesso e ancora più bello e buono dell’Eden biblico. Non c'è spigolo di questa Terra che non sia relazionato all'unico respiro che la avvolge da sopra a sotto. Financo i microrganismi si scambiano informazioni utili a preservare la vita. Non c'è millimetro cubico del pianeta Terra che non sia abitato da decine di migliaia di specie diverse di microrganismi... E vi basta non vederli per non comprendere che Mille Miliardi e passa di Migliaia di Milioni di Chilometri cubici di microrganismi che abitano o avvolgono il Pianeta non influiscano sulla vita Terrestre? Come si può essere così sprovveduti? Insomma, se ne prendono cura e la custodiscono. 
Ma da quando nasciamo con la paura della morte, abbiamo finito di vivere: ubbidiamo pedissequi alla stoltezza suicida.
Con il termine Paradiso oggi identifichiamo un lontano isolotto incontaminato per tutti gli operatori turistici che riescono a vendere spazi destinati alla clientela più benestante fra i benestanti. Beato chi può comprarsi un’isola… Anch’io l’avrei fatto: non solo per avere un mio personale spazio in sintonia con la terra e il cielo, ma per dare all’evoluzione il diritto di residenza e l’anagrafe che le sono state negati. Se avessi auto il denaro necessario avendo saputo che la Grecia ha venduto alcuni isolotti a privati, non avrei perso l’offerta.
Ora basta! E’ ora di finirla con ste minchionate apocalittiche! Cesare ha già avuto, ma chiede ancora troppo. Perciò, questo Dio che ha creato la Terra e tutte le cose visibili e invisibili, ora ha diritto al suo Paradiso e gli uomini di nuovo ai miracoli. Dopo i puri di cuore, sono vissuti i Filosofi della Natura. Bene, benvenuti di nuovo. Studiamo il loro genio romantico, e finiamola con Cartesio. Basta!, con Descartes, basta!, con l'assurda convenzione e la bigotta superstizione che la Natura e i suoi regni sono una res extensa. Basta!, con ogni ipocrisia che scatena le guerre. Invece, giochiamo alla pace e all'amore senza venerare il dio denaro e recuperiamo la Natura, godiamo della sua bellezza, quella che salva il mondo perché va a braccetto con la giustizia, rispettiamo ciò che dà senza chiederci niente in cambio e saliamo finalmente sul carro della pace universale.


Palermo, novembre 2015.

     Grazie per l'attenzione


                                                                       Marcello Scurria.



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