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venerdì 6 novembre 2015

Anima Mundi

A proposito di Mito, c'è un post pubblicato da Vito Lolli che mi sprona al dialogo. Per gli ovvi motivi di brevità, dico subito che la definizione di psicologia del profondo è sinonimo di psicologia archetipica e che archetipo o archetipico è il predicato del cosiddetto piccolo mondo infero di C.G.Jung.
Ho scritto un saggio dal titolo James Hillman:  La teoria della ghianda ed. Medical Books 2015 Isbn 978.8880.340.25.6  perché ques'uomo straordinario (Atlantic City 1926 - Thompson 2011) a cui molta della cultura medica occidentale è riconoscente, ha chiarito le idee sul ruolo del mito nella psicologia del profondo o archetipica. Seguace di Jung, James Hillman lo supera abbondantemente e la sua chiarezza contro gli errori della psicologia è una donazione di certezza paragonabile solo ad un atto rivoluzionario contro l'ipocrisia e il mercato usurario. Hillman intraprese il cammino terapeutico della psicologia archetipica appena comprese che il suo importante lavoro di psicologo, sebbene li salvasse, non guarì i suoi pazienti durante la prima fase della sua professione esercitata per dodici anni. Rispondendo alla domanda "che cognizione ho del lavoro che faccio?"  avendo capito che il ricorso alle droghe farmaceutiche costringe  il paziente a reificarsi durante il percorso uroborico che elude i sintomi e i disturbi mentali anestetizzandoli in una sorta di compromesso con la società che risolve nel conciliare la terapia con il disturbo senza che si abbia la guarigione del paziente, decise di cambiare approccio terapeutico, fino a definire quella che il mondo conoscerà come "Teoria della Ghianda". Approfondendo la dottrina di Hillman, lo psicologo o lo psichiatra che si inoltra nei misteri della malattia mirando alla guarigione invece che al proprio portafoglio o alla soddisfazione di convenzioni ortodosse, si immerge nel mondo archetipico degli albori di tutta l'umanità. (Tutta  non è detto a caso.)
Tra la sua monumentale bibliografia, va letto con estremo interesse il titolo "Re-Visione della psicologia", giusta l'opportunità di comprendere perché è possibile guarire completamente da una malattia mentale. E già che ci sono, vi consiglio di leggere "La vana fuga degli dei", un testo tascabile capace di stupire il lettore per le differenze comparate tra lo stato patologico e quello successivo della guarigione.  Come se si vedessero allo specchio, i nomi implicati hanno saputo raccontare il loro stato mentale e James Hillman dichiara quali sono gli elementi fondanti della follia. Altresì, il paratesto di pag. 98, stigmatizza il profilo psicologico dell'uomo politico o di potere di cui è meglio dubitare.
Tornando al mito, la psicologia del profondo richiede che l'analista sia a conoscenza della storia mitica a cui ha partecipato l'umanità sin dalla notte dei tempi. Un legame archetipico che fu intuito da F. Nietzsche che dichiarò "i discorsi dei nostri antenati non sono altro che i sogni di oggi". Un'affermazione illuminante sul ruolo del mito che fu vivo tra i nostri antenati che ne parteciparono le gesta divine o eroiche. Ovvero un modo di ragionare sulle idee, cioè di pensare il pensiero, perché il mondo mitico è psicologico, vive e agisce nel mondo delle idee. "Qui si ragiona sulle idee, non sui fatti" ribadisce Hillman, sottolineando l'esistenza inconscia e profonda" di quello che Jung definì "il piccolo popolo infero". Il termine infero non è sinonimo di infernale o diabolico. Tutt'altro!
Insomma, l'analista contemporaneo dev'essere all'altezza di riconoscere a quale mito o dio pagano ricondurre il disturbo psichico azionato dal mito o dal Dio che si è rifugiato nell'anima e che in essa dimora dalla nascita operando archetipicamente nella realtà con l'intento di realizzare il destino per il quale siamo nati. Dal primo attimo della nostra esistenza, siamo agiti da forze interiori che neanche ci è permesso di conoscere ma che si affacciano nell'immaginario di bambini o adolescenti che  frattanto pensano il proprio futuro. Detto in beve, tradire queste aspirazioni può condurre alla follia. Eraclito, Plotino, Platone hanno in vario modo asseverato che la trama nascosta è più forte di quella manifesta (Eraclito). I miti e gli dei pagani sono stati estromessi dall'esperienza con l'arrivo di Cartesio che dichiarò in un delirio autoindotto che la Natura è una res exstensa, assioma condiviso e ampliato nelle conseguenze devastanti dal potere temporale dei papi, impedendo che la migliore carriera dell'uomo su questa terra si dedicasse senza rischiare la morte o la tortura a: 1) Fisicità della Metafisica. 2) Finità dell'infinito. 3) Vedere in trasparenza. 4) Psicologia estetica. 5) Intuizione della totalità. 6) Pensiero romantico. 7) Vitalismo della bellezza. 8) Sacralità del compendio.
Grazie per l'attenzione,
Marcello Scurria

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